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In primo piano

[Libri] Ornella Nalon presenta il suo giallo "Non tutto è come sembra", nell'intervista di Silvia Pattarini

In anteprima, Non tutto è come sembra di Ornella Nalon, Zerounoundici Edizioni, 2015.


NON TUTTO È COME SEMBRA
di Ornella Nalon 
0111 Edizioni
Giallo 
ISBN 978-88-6307-816-9 
cartaceo 14,50€ 
ebook 3,99€ | Amazon 

A bordo di un’auto recuperata in un fiume viene rinvenuta la salma di Giancarlo Visconti, un giovane e rinomato psicologo. La morte sembra accidentale, ma il maresciallo dei Carabinieri Giovanni Colucci ricorda che altri due psicologi dello stesso comune sono morti negli ultimi due anni e comincia a insospettirsi. Convince i suoi superiori a non derubricare il caso come un semplice incidente stradale e si adopera per dimostrare che si tratta di un omicidio. L’autopsia accerta che Visconti non presenta segni di annegamento e che la causa del decesso è dovuta allo sfondamento della scatola cranica per mezzo di un corpo contundente. Ottenuta la conferma dei suoi sospetti, il maresciallo, con l’aiuto della sua piccola squadra, indaga per trovare l’assassino e per stabilire un collegamento tra le morti dei tre psicologi, elemento che suffragherebbe la tesi di un serial killer.
Approfondite e scrupolose indagini volgono a comprovare questa teoria e, da quel momento, la vita di numerose persone sarà passata al setaccio. In apparenza sembrano tutti innocenti, anche se alcuni di loro presentano dei lati oscuri. In questa trama intricata, riusciranno i nostri valenti militari dell’Arma a individuare l’omicida seriale?

L'autore racconta...


Ciao Ornella e bentornata nel nostro caffè letterario. Abbiamo già avuto modo di conoscerti nell’intervista precedente, ma oggi sei qui a parlarci esclusivamente del tuo ultimo romanzo.

Vuoi raccontarci il perché di questo titolo?
Mi trovo così bene, nel tuo caffè, che dovrò scovare un’altra occasione per essere invitata ancora una volta!
La trama del libro è imperniata sull’indagine di un maresciallo dei carabinieri volta a identificare un serial killer. Gli indizi iniziali sono quasi inesistenti ma il suo intuito e la caparbietà lo spingeranno a indagare su un numero ben definito e ristretto di persone. Tuttavia, l’individuazione del colpevole non sarà facile; tutte hanno un alibi e non sembrano sufficientemente motivate per aver commesso quegli omicidi. Ognuna di loro sembra innocente e, per contro, potrebbe essere anche colpevole. Ecco dunque, l’origine del titolo: “non tutto è come sembra”. Ho pensato che fosse identificativo per un’indagine complessa, in cui ciò che appare inizialmente potrebbe non corrispondere all’effettivo evolversi degli eventi.

Mi sembra un’ottima motivazione.
In questi tempi in cui la stragrande maggioranza dei romanzi è ambientata in grandi metropoli come New York e Parigi, tu perché hai preferito Mira e dintorni? Hai voluto rendere omaggio alla tua città o la scelta è stata casuale?
Il libro precedente l’ho ambientato in Africa perché, necessariamente, la storia doveva svolgersi in quel contesto. Conoscendo solo in maniera superficiale quel continente, soprattutto la zona della Tanzania che ho dovuto descrivere, il mio lavoro di documentazione e ricerca è stato piuttosto impegnativo. Nel caso di “Non tutto è come sembra” invece, la locazione geografica è piuttosto ininfluente, per cui ho optato per una zona che ben conosco. Tuttavia, la scelta di Mira, oltre che essere di comodo, ha anche voluto essere un tributo al paese che mi ha visto nascere e crescere e a cui sono molto affezionata.

Il tuo romanzo è un vero e proprio giallo poliziesco, scopriamo così una Ornella che si cimenta in un genere che si discosta totalmente dai libri che hai scritto in precedenza. Com’è nata l’idea del giallo?

Ho preso lo spunto da un fatto realmente accaduto al mio paese molto prima che iniziassi a scrivere “seriamente”. Una psicologa e uno psichiatra, in un breve intervallo di tempo, furono rispettivamente vittime di un grave incidente stradale e di una malattia. Possedendo, da sempre, una mente macchinosa, la considerai una insolita coincidenza e ricordo di avere pensato che avrebbe potuto essere lo spunto per una trama letteraria. Ecco che, qualche anno dopo, quando sono stata colta dalla passione per la scrittura, ho ripensato a quegli eventi e ho deciso di comporre la mia opera.

Giovanni Colucci è un maresciallo di origini partenopee che si ritrova a svolgere il proprio lavoro lontano da casa, in Veneto, divorziato e con una figlia a cui tiene molto. E’ il classico “don Giovanni” che, tra le altre, frequenta una donna alquanto ambigua. Raccontaci qualcosa di questa donna misteriosa.
Caterina Solani è una giovane donna molto avvenente, di buona famiglia, che si sta affermando nella sua attività di vetrinista e coltiva una grande passione per la scultura. Dall’esterno, sembra che non debba chiedere altro dall’esistenza ma, chi la conosce bene, sa che si sta struggendo da un oscuro male di vivere che la porta a fare, molto spesso, delle scelte sbagliate. E’ una donna debole, che non si è mai sentita amata e che, di conseguenza, non sa nemmeno amare. Coltiva numerose storie sentimentali, indifferentemente con esponenti del proprio e dell’altro sesso, perché il corpo è l’unico mezzo che conosce per reperire un po’ d’affetto, se pur fugace e di scarso valore.

Sono tre le piste che deve seguire il maresciallo per arrivare al colpevole. Ci racconti in breve chi sono i tre indagati?

All’inizio dell’indagine, al nostro maresciallo, sembra di essere all’interno di un labirinto in cui gli si presentano innumerevoli strade da seguire senza avere la minima idea di quale sia quella che lo porterà alla soluzione. In quella fase, il colpevole potrebbe essere chiunque tra i familiari, gli amici, i semplici conoscenti o, addirittura, potrebbe identificarsi in un folle qualsiasi che, per qualche oscura ragione, ha preso in odio la categoria degli psicologi. Con il tempo, però, lo sviluppo delle indagini, gli permettono di scremare il maggior numero di sospettati finché gliene restano, effettivamente tre, se si esclude la moglie del dottor Visconti, mai totalmente scagionata.
A questo punto, mia cara Silvia, permettimi di glissare la tua domanda; non vorrei svelare nulla dei sospettati per non togliere, al lettore, il piacere di scoprirli assieme al nostro investigatore.

Ah ah ah… ti capisco, meglio non svelare troppo, la tua risposta è già più che sufficiente per incuriosire il pubblico.
Il Maresciallo Colucci… come nome suona bene, potrebbe essere colui che un giorno diventerà “commissario” e manderà in pensione Montalbano?
Beh! Arriverà, prima o poi, l’età pensionabile anche per lui, no? Scherzo, naturalmente. Montalbano è un personaggio che ha fatto molta presa nell’immaginario collettivo e credo sia destinato a rimanere una pietra miliare nel campo letterario e televisivo italiano di genere, un po’ come Hercule Poirot per quello britannico e il commissario Maigret per il francese.
Ad ogni modo la tua domanda mi suona come un augurio e chi mai può dire che, un giorno, Montalbano non si faccia aiutare da Colucci per risolvere un caso?

Certo, in verità la mia domanda era davvero un augurio!
Credi che il futuro abbia in serbo nuove indagini per il tuo maresciallo, con nuovi delicati casi da risolvere? A mio parere ci starebbe bene una serie con un libro per ogni nuovo caso di omicidio.
In verità, non ci ho ancora pensato. Sto ultimando un lavoro di tutt’altro genere e ho già un’idea ben precisa di cosa tratterà quello successivo, ma nulla a che fare con la nostra cara arma dei Carabinieri. Vedi, il mio scrivere, riflette un po’ il mio carattere. Nella mia vita, quando un capitolo si chiude, tanto per rimanere in campo letterario, difficilmente rimane oggetto di nostalgie e reminiscenze; vivo molto nel presente o, al massimo, mi proietto in avanti, elaborando qualche progetto per il futuro. Così, di solito, faccio anche con le mie opere. Una volta terminate, le considero tali e sono motivata a toccare altri temi, ad affrontare altri argomenti.
Ciò nonostante, poiché uno dei miei motti preferiti è “mai dire mai” potrebbe succedere che tra un po’ di tempo mi baleni per la testa una trama che preveda il rispolvero del maresciallo Colucci ma, per il momento, lasciamolo riposare.


Domanda bizzarra: hai mai pensato di scrivere una trama in dialetto veneto? 

Dopotutto perché solo Camilleri può permettersi la licenza di scrivere in “vernacolo” o, se non proprio vernacolo comunque nel suo gergo?
La tua domanda mi fa sorridere. Camilleri può permettersi di tutto, oramai, anche di scrivere un romanzo in aramaico; pure in questo caso avrebbe un numero garantito di acquirenti, se non proprio di lettori. No, io non ci ho mai pensato e se lo avessi fatto, datemi pure della megalomane. E’ pur vero che si scrive principalmente per se stessi, ma nel momento in cui si pubblica, lo si fa perché le proprie opere vengano lette da altri e quanti più sono, meglio è. Un libro scritto in dialetto sarebbe un prodotto di nicchia che si può permettere soltanto chi è già famoso.

Concordo pienamente.
L’epilogo è ben lontano dalle aspettative iniziali, anche se il lettore attento, tra le righe potrebbe riuscire a cogliere il vero colpevole. Ma sicuramente non intuirà mai il movente degli omicidi. E per questo voglio farti i miei complimenti personali. Brava Ornella, che hai saputo creare suspence e tenere il lettore nel dubbio fino alla fine.
Ti ringrazio. Io sono un’appassionata di gialli e ho sempre odiato scoprire un colpevole che non fosse mai stato menzionato prima o che fosse talmente in ombra da farsi dimenticare subito. E’ stata una mia scelta portare il lettore a seguire l’indagine passo a passo, a volere che si identifichi con il protagonista, portandolo ad apprendere ciò che lui stesso, lentamente, scopriva. Il movente è una sorpresa perché anche per Colucci lo è stata; lui stesso ne è venuto a conoscenza soltanto dopo l’arresto e la confessione dell’omicida.

Ornella,  ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo libro, augurandoti che sia un vero successo! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!



Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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