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[Libri] Un estratto di "Non tutto è come sembra" di Ornella Nalon | #1

estrattoNontutto-e-come-sembra-Ornella-Nalon

Una fredda mattina di Gennaio, il corpo di Gaetano La Torre venne trovato riverso in una pozza di sangue nel parcheggio semivuoto del piccolo centro commerciale alle porte del paese. 

Di li a qualche giorno, avrebbe compiuto il suo diciottesimo compleanno. Nel suo garage c’era una fiammante berlina decappottabile, nera metallizzata, che si era comprato soltanto il giorno prima e che mai avrebbe avuto la possibilità di sfoggiare come simbolo del suo successo.
Giovanni era ancora a letto quando sua madre andò a informarlo dell’accaduto. Piangeva e non riusciva quasi a parlare tra un singhiozzo e l’altro, ma egli non aveva bisogno di tante spiegazioni; gli bastò comprendere le parole “Gaetano” e “sparato” per sapere di avere perso per sempre il suo amico. Si mise seduto sul letto, con i piedi nudi che toccavano il pavimento freddo, i gomiti appoggiati alle ginocchia e le mani a tenergli la testa che gli girava e gli sembrava pesante come il piombo.
Scoppiò a piangere. Un pianto che proveniva dall’anima, che portò in superficie tutta la rabbia e il dolore che gli stavano opprimendo il petto. Mai come in quel momento aveva sentito netta la distinzione tra le persone perbene, che faticano a trovare una loro dimensione nel rispetto delle regole sociali e quelle disoneste, le quali altro non sono che i parassiti delle prime. Se avesse avuto tra le mani quel figlio di puttana che aveva freddamente giustiziato il suo amico, nemmeno per un attimo avrebbe esitato a stringergli il collo fino al suo ultimo respiro. Sentiva di provare, inoltre, molta collera verso Gaetano, per il male che aveva provocato a sé stesso e ai suoi cari, per non essersi reso conto che stava barattando la sua vita per un benessere fittizio e che la sua ambita ricchezza, risultato dello sfruttamento dell’ignoranza, della povertà e della debolezza umana, non poteva che essere destinata a portare solo sofferenza! Anche il rimorso si affacciava in quel turbinio di sentimenti; non poteva esimersi dal rimproverare sé stesso per non avere obbligato il suo amico a rinunciare ai suoi vacui miraggi di ricchezza.
Pianse, quasi ininterrottamente, per tre giorni di fila: mentre mangiava, mentre si faceva la doccia, per non parlare di quando andò a far visita a donna Assunta, la madre di Gaetano, e del giorno della cerimonia funebre. Poi, il pianto s’ interruppe; fu come se gli occhi gli si fossero seccati, ma non per questo sentiva pesare meno la tristezza e il senso di abbandono che portava nel cuore.

Seguì un lungo periodo in cui si sentì svuotato e completamente demotivato. 

Ormai si era diplomato da tempo, ma non aveva voglia di prendere alcuna decisione riguardo al suo futuro. Gli tornava alla mente, martellante, una delle ultime frasi del suo amico: “quali prospettive riesci a vedere se non prendi in esame il trasferimento?” Gaetano aveva sicuramente ragione su questo punto; se rimaneva a Secondigliano, privo com’era di conoscenze, a malapena poteva aspettarsi di prendere il posto di muratore lasciato libero da suo padre. Ma tale prospettiva lo faceva rabbrividire.
[...] La decisione che cambiò il corso della sua vita la prese d’impeto, una mattina di buon’ora, dopo essersi svegliato dal sonno notturno in cui si sognò di Gaetano. Gli apparve sotto forma eterea; del suo viso si distinguevano solo le labbra piegate in un tenue sorriso. Cercava di abbracciarlo, ma le sue braccia e le sue mani si muovevano nel vuoto, senza riuscire a stringere nulla.
«Mi manchi, amico. Mi manchi tanto!»
«Lo so, mi dispiace farti soffrire, ma voglio che tu sappia che sto bene, non devi piangere più per me.»
«Mi dispiace. Mi dispiace tanto di non averti impedito di fare delle scelte sbagliate! Ho preferito ignorare piuttosto che discuterne con te e affrontare il problema.»
«Ero consapevole che quanto avevo intrapreso poteva comportare dei rischi, ma li accettavo perché la contropartita li valeva tutti. Nulla di ciò che avresti potuto dire o fare mi avrebbe fatto cambiare percorso.»

«A volte mi sfiora l’idea di vendicarti.»

«Lascia perdere le vendette sterili. Concentra le tue energie su te stesso, trova la tua dimensione. Portami nel tuo cuore e tienimi per sempre come esempio di ciò che devi contrastare. Questa potrà essere la tua vendetta e sarebbe, senz’altro, il motivo del mio orgoglio.»
La sua immagine si dissolse in un attimo, come il fumo di un camino che viene spazzato da una folata di vento, ma l’eco del messaggio che lesse nelle sue ultime frasi, gli rimase nelle orecchie anche dopo essersi svegliato e per molto tempo ancora.
Non riuscì mai a decidere se il sogno fosse stato il frutto di una normale, insignificante, attività onirica o, in realtà, un messaggio inviato da Gaetano dalla dimensione in cui si trovava, oppure se fosse stata una premonizione o ancora, più semplicemente, l’espressione di un suo recondito desiderio; fatto sta, che da esso dipese il suo intero futuro.
Finalmente decise quale doveva essere la sua strada: contrastare il male! E quale migliore possibilità di farlo se non entrando nelle forze dell’ordine? Cominciò a informarsi su come avrebbe potuto fare e scoprì, che da lì a poco, ci sarebbe stato un concorso per potere entrare a far parte delle forze armate dei carabinieri.


NON TUTTO È COME SEMBRA

Zerounoundici Edizioni | Giallo | ISBN 978-88-6307-816-9

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About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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