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L'incipit | #8 Il blu che non è un colore


IL BUIO CHE SCOPPIA | Incipit del monologo

Incipit - Gli scrittori della porta accanto
Vorrei non dover chiudere dentro di me tutti i miei sentimenti, le mie melodie, la mia forza.
Tutti cercano di cambiarmi, tutti cercano di capire il perché di certi miei pensieri, di certe mie azioni...

Non c'è niente da capire!

Voglio solo essere me stessa, non dover pensare prima di fare qualcosa, prima di decidere. Voglio respirare, voglio specchiarmi e sorridere dei miei difetti, delle stronzate.
Voglio aria, voglio scoppiare in faccia a tutti quelli a cui non vado bene come sono.

Basta lacrime nascoste, basta pensare al bene degli altri. Ci sono io e voglio potermi esprimere. Senza critiche.

Affanculo tutti e le stronzate che mi dite. Tutti quei consigli di merda che mi date.
Perché pensate di riuscire a capire meglio di me quello che è bene fare o non fare. Perché non posso dire quello che penso? Perché non posso vomitare la mia forza contro i mediocri? Perché non posso sfondare le forze e spaccare le facce?
Io voglio essere come sono!!!


Voglio essere me stessa! Voglio poter respirare tranquillamente!
Voglio fare il bagno dove non si tocca e sentire l'acqua fredda sul mio corpo. Voglio sentirmi viva e bastare a me stessa, senza paure. Senza critiche. Senza interferenze.
Voglio dare le testate a chi mi si mette contro. Voglio dare calci a chi mi insulta.
Voglio camminare senza paure. Voglio correre nel buio e respirare il vento. Bagnarmi i piedi e rotolare nella sabbia. Baciare i miei cagnoloni e farmi fare le coccole. Sembra patetico, ma ne sono convinta: è vero, solo loro mi vogliono bene per come sono.
Altrimenti non avrei sempre voglia di piangere, altrimenti non odierei le persone, non vomiterei, non berrei litri di birra per liberarmi da quei muri che mi soffocano ogni istante.

Cos'hai?

Niente, tutto a posto.

Maschere.

Odio la mediocrità e la falsità, i discorsi inutili e le critiche che non portano a niente.
Odio chi mi vuole cambiare e quei sorrisi meschini.

Io sono diversa, voglio solo essere me stessa, altrimenti voglio non esserci. Lo so, sembra uno stupido riferimento al suicidio, ma non ho il fegato per farlo, non l'ho mai avuto. O forse è solo perché in realtà ho un conto in sospeso con questo mondo del cazzo e devo prima fare qualcosa!
Vorrei urlareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!

Ma come puoi vivere così?

Come cazzo puoi vivere con una maschera di merda in faccia?
E perché tutti quelli che ho intorno cercano di farmi impazzire con le loro critiche e le loro teorie che non valgono un cazzo?

Ma che ne sanno questi di quel che c'è dentro di me? Che ne sanno di quel respiro che smuove gli oceani?
Che ne sanno del mio mare, del mio sole giallo e delle corse interminabili? Del mio mondo colorato cosa ne sanno?

Niente! Niente! Niente! E' come spiegare ad un cieco cosa vuol dire "azzurro".


★★★★★

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2 commenti:

  1. Vi ripropongo una parte della mia recensione:
    Ciò che traspare con dolcezza nelle poesie, esce con grande vigore nel monologo, in verità un poco triste; nonostante la forza delle affermazioni, della lotta contro le ipocrisie che sembrano governare la società e i rapporti, incontriamo una protagonista che si rende conto di avere l'amore solo dei suoi cani. Ma è amore? non ha riscontro, il tuo cane ti amerà sempre, non ti lascerà mai.
    È arrabbiata, molto, e con tutti, con gli uomini perché troppo duri, con le donne perché troppo molli, e "si fanno usare".
    Dopo le poesie e il forte monologo teatrale, l’autrice ci immerge in un mare dei pensieri, provocati da toccanti letture.
    Ungaretti, "sola col mio freddo e le mie immagini".
    Uno scritto di Miller, "gli uomini rivolgono l'aggressività all'esterno, le donne invece all'interno" . Donne autolesioniste ?
    Ancora un'immagine intensa, la Fortezza Bastiani, una vita in attesa del nemico, ma il malessere non è fuori dal forte, ci assedia da dentro.
    Forse morire non è una cattiva idea, certo, non in senso fisico, ma un totale cambiamento dei rapporti umani, questo si, una rinascita.
    Le dieci poesie di Tamara Marcelli le ho gustate volentieri, dentro ognuna, sono sapientemente sparsi gli indizi per capire la protagonista, sensibile fino alla tristezza e alla malinconia, sentimenti nobili, che possono provocare anche una forte scossa vitale.
    Nel monologo, una Combattente per la libertà dei suoi sentimenti , forti, anche se a volte non capiti.
    Infatti, quando penso di aver capito, ecco che il giusto dubbio, me lo insinua proprio l’autrice leggendo Cardarelli, "non penso che ci sia una chiave di lettura unica”, di una poesia o di un testo, le emozioni sono per ognuno diverse. Solo leggendolo, scoprirete le vostre.

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  2. Ho dimenticato di mettere il titolo, naturalmente "Il blu che non è un colore" di Tamara Marcelli

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