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In primo piano

Intervista al lit-blogger: un caffè con Denise

Oggi, contrariamente a quanto preannunciato, abbiamo il piacere di farvi conoscere Denise che ci parlerà del suo blog Reading is believing.

Ciao e benvenuta nella nostra rubrica. Raccontaci qualcosa di te, chi è Denise nella vita di tutti i giorni?
Ciao e grazie a voi per aver deciso di dedicarmi questo spazio sul vostro blog! Chi è Denise nella vita di tutti giorni? Facile, è una ragazza come tante che mette sempre tutta se stessa in ogni cosa che fa e che nel tempo libero coltiva le sue passioni.

Come e quando è nata l’idea di aprire un blog/sito a carattere letterario, o lit-blog? E l’idea del nome (curioso ma indovinato)?
Prima di aprire il blog ho passato alcuni anni a gestire dei forum dedicati alla grafica. A un certo punto però ho sentito il bisogno di darmi ad altro perché i forum mi avevano stancata, ma volevo comunque avere uno spazio mio e da qualche tempo avevo scoperto il mondo dei lit-blog. A ispirarmi a intraprendere questa avventura è stato indubbiamente Atelier dei libri, il blog gestito da Glinda. Passavo spesso a leggere le sue recensioni per cercare nuovi libri da leggere. Per il nome invece mi ha ispirato molto una canzone di Jessie J, Who you are, che in un passaggio dice “dreaming is believing”. Mi piaceva molto come concetto e dunque ho cercato di riadattarlo.


Ogni giorno nuovi blog letterari spuntano come funghi e vanno a sommarsi nella miriade di blog già esistenti: cosa credi debba avere un lit-blog per distinguersi dalla massa? È sufficiente che gli ideatori/amministratori siano appassionati di libri?
Sì e no. La passione per i libri ci vuole senza dubbio, però non penso che sia sufficiente. Secondo me bisogna anche avere un po’ l’attitudine, bisogna sapersi organizzare e come minimo saper scrivere una buona recensione, ben strutturata. Avere anche qualche conoscenza base dei codici vari che servono non guasta. La cosa davvero fondamentale comunque, a mio parere, è l’originalità. Per come la vedo io, non ha senso aprire un blog creandolo su immagine e somiglianza di un altro per proporre poi gli stessi contenuti. Ci vogliono personalità e carisma.

Reading is believing cos’ha di diverso dagli altri lit-blog?
Bella domanda! Personalmente penso di essere molto costante e di fare le cose con estrema cura. Dalla grafica ai post, cerco sempre di fare tutto a modo mio. Non ho paura di dire se un libro non mi piace e anche nelle recensioni negative, cerco di metterci tutto il tatto e il rispetto possibili. Se devo organizzare delle iniziative passo anche ore e giorni a riordinare le idee per creare qualcosa che non sia già visto e rivisto. Cerco di essere sempre originale. Purtroppo però sempre più spesso altri blogger utilizzano le mie idee oppure creano iniziative costruendole sulle mie e sinceramente mi sono stancata di questi atteggiamenti che considero poco rispettosi. Non è giusto che io passi ore e ore a lavorare per il blog quando poi il primo che passa sfrutta le mie idee per farci ciò che vuole e dunque per un po’ penso non organizzerò niente di nuovo, ma non mi dilungo oltre, non voglio divagare o annoiare nessuno.

Il tuo è senza dubbio uno dei lit-blog più seguiti, con novecento lettori fedeli. Pensi che i lit-blog possano influenzare davvero le scelte dei lettori e che debbano essere considerati di più dalle case editrici (magari ai fini di una collaborazione)? O ritieni che un lit-blog debba essere indipendente e personale?
Sì, penso che i blog e i siti letterari possano influenzare le scelte dei lettori e io, da lettrice, ne sono la dimostrazione. Prima di avere il blog entravo in libreria e compravo i libri da leggere senza rifletterci molto. Adesso invece mi affido tantissimo alle opinioni dei miei blogger di fiducia e non compro niente senza aver controllato cosa ne pensano.
Le case editrici dovrebbero sicuramente gestire meglio i rapporti con i blogger e valutare per bene i blog con cui collaborare. Purtroppo molte accettano di collaborare con fin troppi blog e non riescono poi a soddisfare le richieste di tutti finendo col dare la priorità a blog più piccoli e meno visibili.
Comunque penso anche che ogni lit-blog debba rimanere personale e indipendente. Il supporto delle case editrici ci sta, però non dovrebbe mai andare oltre certi limiti e confini. Nessun blogger dovrebbe ad esempio mai e poi mai essere costretto a fare recensioni per forza positive per compiacere gli uffici stampa.

Qual è il target di pubblico cui ti rivolgi? Che generi letterari hai scelto di approfondire?
In generale posso dire di rivolgermi soprattutto alle persone che amano leggere libri per ragazzi proprio perché prediligo e approfondisco questo genere di romanzi, dai fantasy ai contemporanei. Però mi piace leggere anche altro ed esplorare nuovi generi, dunque ogni tanto esco al di fuori dei miei soliti schemi e propongo un po’ di tutto ai miei lettori.

Nel tuo lit-blog, prediligi gli scrittori emergenti o i nomi noti? Si può dire che su Reading is believing non sia presente alcuna discriminazione in questo senso, ma che si occupi esclusivamente di (bei) libri?
Sì, si può certamente dire così. Che un romanzo sia scritto da un autore emergente o da uno scrittore più navigato, per me non fa differenza e non faccio alcun tipo di discriminazione. Insomma, se un libro è bello, è bello a prescindere.

Non credo sia facile organizzare un blog che parli di libri, perché bisogna trovare e creare i giusti spazi per approfondire svariati argomenti: le recensioni, le presentazioni degli autori e la loro promozione, i libri, le rubriche, gli editoriali, e via dicendo. Come ti programmi? Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato nella gestione del blog?
Personalmente cerco di fare almeno un post al mese dedicato ai libri in uscita perché purtroppo non ho il tempo di fare anteprime più approfondite per i singoli romanzi. Cerco poi di pubblicare le recensioni non appena finisco di leggere i libri e ogni settimana propongo anche un paio di rubriche. Ogni tanto comunque mi dedico anche all’organizzazione di blogtour e altro, dipende molto dalla quantità di tempo libero che ho a disposizione e dall’umore del momento.
In generale grandi problematiche non ne ho mai avute. Mi ritrovo in difficoltà soltanto quando vedo, come accennavo prima, che alcune persone si sentono in diritto di appropriarsi delle mie idee. Ogni volta non so se contattarle o meno e ci rimango sempre molto male. Di recente però ho deciso che non dirò più niente a nessuno, tanto non ci concludo mai nulla, la gente fa comunque come vuole fregandosene di tutto e di tutti e io passo solo per la rompiscatole di turno e poi c’è chi si mette anche a fare i dispetti quindi meglio evitare.

Sono molto di moda i giveaway, i challenge, altre espressioni tipo stay tuned. Credi si tenda ad abusare di anglicismi?
Indubbiamente sì. Personalmente non so né pro né contro. Io stessa utilizzo espressioni come giveaway e challenge. Non ci vedo niente di male e anche i nomi delle mie rubriche sono in inglese. Ovviamente però anche in questo caso penso ci siano dei limiti che non vanno oltrepassati. Il troppo storpia, si sa.

Nel tuo blog sei solita organizzare eventi, come challenge, giveaway, gruppi di lettura o blogtour? Danno il risultato atteso o si rivelano solo un impegno in termini organizzativi ma di basso impatto col pubblico? Quali sono i motivi che ti inducono a gratificare i tuoi follower con libri e giochi a tema?
Per fortuna le mie iniziative sono sempre molto apprezzate dai miei lettori e hanno sempre riscontri positivi. In genere cerco di organizzare giveaway in occasione di eventi speciali – come anniversari o raggiungimento di traguardi particolari – mentre per le iniziative mi lascio ispirare dalle idee che mi vengono. Per i blogtour la questione è un po’ diversa, mi piace organizzarli o partecipare ospitando delle tappe sul blog, ma soltanto se so di pubblicizzare un libro che mi sta molto a cuore e che penso meriti più visibilità. I gruppi di lettura invece li ho sempre organizzati in base al mio tempo libero.

Già da qualche tempo su Reading is believing c’è una bella iniziativa di “scambio libri”, ce ne vuoi parlare?
Certo! Il Mercatino scambio libri è nato con lo scopo di favorire gli scambi e di dare un posto a noi blogger – e ai nostri lettori – in cui dare visibilità ai libri che decidiamo di scambiare. Inizialmente il Mercatino era gestito sul blog, poi è passato su un foglio excel online. Di recente però, io e le mie collaboratrici, abbiamo spostato tutto su una pagina facebook dedicata in modo che il tutto sia più semplice e intuitivo. Chi vuole iscriversi e partecipare, ci invia le foto dei libri che vuole scambiare e noi le pubblichiamo in pagina. Gli utenti poi si contattano e accordano privatamente.

Quali sono le tue rubriche più apprezzate dal pubblico?
A giudicare dal numero di commenti, penso che quelle che piacciono più ai miei lettori siano Papertowns - ovvero la rubrica in cui mostro i nuovi arrivi sui miei scaffali – e Talking about – la rubrica dedicata alle chiacchiere sui libri in generale. Sono anche molto affezionata a Reading the movie, però riesco a pubblicarla solo sporadicamente, quando vedo un film tratto da un romanzo.

Ti è mai capitato che un autore si sia lamentato per una recensione negativa? Come ti regoli in questo caso?
Sì, è capitato. In particolare, una volta un’autrice ha detto che la recensione le stava bene, poi però ha trovato un altro modo di farmela pagare tirando su un polverone pazzesco. Da quel giorno ho messo un avviso nella sezione Contatti del mio blog per allontanare gli autori infantili incapaci di accettare delle critiche, specificando che non mi faccio problemi a dire se un libro non mi piace e che quando capita lo faccio comunque sempre con tutto il rispetto possibile.

Nuovi progetti per il futuro. Come credi sarà Reading is believing nel giro di un anno? Pensi sia necessario un restyling frequente, per stare al passo coi tempi e dimostrare un continuo upgrade dei contenuti, o è meglio restare fedeli al format originario per dare continuità ed essere facilmente riconoscibili dai lettori?
Parlando di grafica, mi piace cambiarla almeno tre o quattro volte all’anno, in base alle stagioni e a ciò che mi ispira e i miei lettori ormai ci sono abituati e apprezzano sempre. Per quanto riguarda i contenuti invece, non mi piace seguire troppo le mode del momento, dunque cerco di proporre anche cose nuove, ma senza esagerare o stravolgere tutto. Dunque tra un anno il blog non me lo immagino troppo diverso da com’è ora.

La domanda che non ti ha mai fatto nessuno: fatti la domanda e datti la risposta!
Non è mica facile! Dunque, perché ti arrabbi tanto quando qualcuno si appropria delle tue idee? Non dovresti esserne felice? L’imitazione non è la forma più grande di stima?
Purtroppo le persone spesso mi fraintendono quando si tratta di questo argomento pensando che io voglia essere la prima della classe o che sia avida e non so che altro. A me invece piacerebbe soltanto avere un po’ di rispetto. Quando gli altri organizzano belle iniziative io partecipo volentieri, però non me lo sogno nemmeno di appropriarmi delle loro idee. Dunque perché non posso ricevere lo stesso trattamento? Io ogni volta mi impegno tantissimo per fare cose nuove e ci tengo affinché, visto che le ho ideate io, visto che dietro ci sono il mio tempo e il mio impegno, restino mie. Non mi piace la gente che imita, non mi piace la gente che copia. Non mi piace la gente che dice solo di ispirarsi per giustificare un copia/incolla spudorato. Mi piacciono le persone originali, che hanno tatto e che rispettano il lavoro altrui e soprattutto, che ragionano con la loro testa senza attingere a ciò che fanno gli altri. Non mi sembra tanto difficile da comprendere, ma non so, il più delle volte mi sembra di parlare un’altra lingua.

Grazie per essere stata con noi, a nome de “Gli scrittori della porta accanto” ti faccio tanti in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.
Crepi il lupo e grazie ancora a voi per avermi ospitata! Avete fatto davvero delle belle domande, auguro anche io tutto il meglio al vostro angolino e al vostro progetto!




Interviste ai protagonisti della blogosfera letteraria. 
Se hai un lit-blog, un sito o una pagina FB che parla di libri, contattaci Contattaci per un'intervista personalizzata. 





Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

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