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In primo piano

La festa della Resistenza e della rinascita, di Stefania Bergo


Il 25 aprile 1945, i partigiani liberarono le prime città Italiane, Milano e Torino. Ricordato in letteratura grazie alle memorie dei sopravvissuti, fu il giorno dell'euforia e della rinascita.

Alle 8 del mattino, la radio diffuse il proclama del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia che ordinava l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti. "Arrendersi o perire", questa la scelta lasciata alle truppe tedesche. In meno di una settimana, tutta l’Italia settentrionale venne liberata, grazie anche all'arrivo degli alleati, principalmente americani.
La festa della liberazione è quindi la festa della Resistenza, la festa della coscienza nazionale alla riscossa contro l'invasore straniero. La festa dei sopravvissuti con le maniche rimboccate fino ai gomiti per voltare finalmente pagina.



La letteratura ha dato ampio spazio alla Resistenza, proprio attraverso le memorie dei sopravvissuti, le raccolte delle lettere scritte dai partigiani, le opere narrative di fantasia intrise di valore patriottico e sacrificio umano che hanno contribuito a regalare ad ognuno di noi un futuro. Un futuro che al momento sembrava roseo, festeggiato con canti e balli lungo le vie cittadine.


Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi,  forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano. Italo CalvinoIl sentiero dei nidi di ragno, 1947

Si sa che la fabbrica dei sogni spesso interra le sue fondamenta fra i tritumi della veglia o del passato. Elsa Morante, La storia, 1974

Luciana che partorisce in un basso di Napoli nell’intervallo tra due bombardamenti; Bianca che con i figli, il grammofono e la cassetta dei gioielli attraversa a piedi l’Abruzzo; Marisa che a Roma occupata dai tedeschi impara a sparare; Sofia che da Milano si rifugia con le sue provviste di tè e la sua biblioteca in un paesino al confine con la Svizzera; Zita, la mondina di Cavriago che ha il fratello partigiano e il fidanzato nell’esercito repubblichino; e ancora la confinata Cesira, Lela che comanda le ausiliarie di Salò nel Veneto; Carla che durante tutta la guerra fa la postina aspettando il ritorno del marito; Lucia che impara a guidare il tram a Milano e il marito non lo aspetta più; la Biki che continua imperterrita a preparare le sue collezioni di abiti da sera… 

Alla fine non ho scritto la storia di una soltanto di loro. Ho tentato invece di scrivere la storia di tutte queste donne insieme, attraverso gli anni che vanno dal 1940 al 1945Miriam MafaiPane nero, 1974

Per la prima volta da quando l’avevano portato via, sognò Palita. 
Subito lui l’abbracciò; parlava forte, con una bella voce: – sono venuto per dirti che sei una brava moglie e una brava compagna. Va’ pure avanti così, senza paura. Non ti succederà niente, a te e agli altri. Sono contento che tu lo sappia, che cosa mi hanno fatto i tedeschiRenata ViganòL'Agnese va a morire, 1974



La storia della mia vita è intimamente legata a quel momento, quando l'euforia si riversò per le strade, e la gioia per la liberazione sciolse ogni barriera tra sconosciuti, allora semplicemente italiani, partigiani non più in guerra. 

In quel momento di esaltazione e rivendicazione dell'orgoglio patriottico, i miei nonni si conobbero e si amarono. Culturalmente e socialmente dissimili, accomunati dalla giovinezza e dalla passione travolgente, crearono in pochi mesi un legame abbastanza forte da mettere al mondo una figlia, mia madre, ma non sufficiente ad opporsi alle decisioni della famiglia di lui, in particolare di quella che biologicamente sarebbe la mia bisnonna. Così, dopo il guizzo di quella primavera, le loro vite proseguirono parallele.
L'altro mio nonno, invece, non festeggiò la Liberazione. Morì da partigiano in uno scolo di campagna, a soli diciannove anni, lasciando mia nonna con due pargoli da crescere e una vita da costruire, al pari dell'Italia del dopo guerra. Il suo corpo fu esposto sotto il porticato del teatro comunale, come monito per i ribelli. Il suo sacrificio, e quello di mia nonna che finse di non riconoscerlo per proteggere i suoi figli, ha reso possibile la mia esistenza.


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

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