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[Cinema] "Maleficent", recensione di Stefania Bergo






MALEFICENT
Robert Stromberg REGISTA
Joe Roth, Angelina Jolie PRODUTTORE
Linda Woolverton SCENEGGIATORE
2014 ANNO
Walt Disney Pictures DISTRIBUZIONE

CAST
Angelina Jolie, Sharlto Copley, Elle Fanning, Sam Riley, Imelda Staunton, Juno Temple, Lesley Manville






"Maleficent", gli stereotipi, la decadenza del principe azzurro e l'emancipazione femminile, remake/spin-off del classico Disney La bella addormentata nel bosco del 1959. 

Anche se sarebbe più corretto definirlo una produzione "liberamente tratta da", che mantiene dell'originale solo una traccia identificativa. È evidente che Angelina Jolie, come ha detto lei stessa, si sia innamorata da piccola del personaggio della strega cattiva, idealizzandola, e una volta cresciuta abbia voluto interpretarla facendo partecipe il mondo intero della sua "versione dei fatti".
Da piccola amavo Malefica, era il mio personaggio Disney preferito. La temevo e l’amavo.
"Lasciate che vi racconti una vecchia storia e vedrete che la ricorderete", inizia a raccontare la voce narrante mentre si apre la scena con una panoramica sulla fiabesca radura. E via così, a narrare le vicende di due regni, uno dei quali dichiara guerra alla Brughiera, intesa come regno delle fate e di esseri pacifici che vivono in simbiosi con la natura.

Malefica è una fata buona della Brughiera, malgrado il suo nome (che da solo fa da spoiler alla sua vita) e a dispetto delle possenti ali di corvo. Anche in questo, la sceneggiatrice rema contro gli stereotipi che identificano le fate come delicati esserini fluttuanti, con nomi tintinnanti come campanelli e tenere ali trasparenti. All'inizio della favola, Malefica è allegra, spensierata e indipendente.
Ancora bambina, incontra Stefano, quello che diventerà il padre della bella addormentata, il quale si presenta subito in modo sbagliato: ruba una gemma dalla Brughiera. Ma lei, come tutte le donne geneticamente disposte al perdono e alle celeberrime fette di "prosciutto sugli occhi", lo perdona subito e diventa una sua inseparabile amica.
Crescono insieme, con lui che va e viene dal suo regno e lei che lo aspetta paziente e in ansia, fino a quando, il giorno del sedicesimo compleanno di Malefica, lui la bacia. Ed è allora che tutto precipita. Lei pensa al Vero Amore e all'inizio di una vita insieme, lui alla carriera e alla vita da scapolo appetibile. E sparisce.
Malefica cresce ancora, diventa una splendida donna forte e coraggiosa, sebbene incoscientemente non si sia ancora fatta una ragione del suo abbandono. Combatte a fianco degli alberi contro re Enrico, per difendere l'indipendenza della Brughiera. E se lo inimica, assicurandosi una spietata caccia alle streghe: chi gli porterà le ali di Malefica, sarà il suo erede al trono.
Stefano, che è rimasto il ladro di gemme di quand'era bambino (perché, malgrado la convinzione delle donne, un uomo non si cambia), non se lo fa dire due volte e torna nella Brughiera per assicurarsi il destino. Dopo aver drogato Malefica, mettendole del rohypnol nel drink, le strappa le ali, mutilandola e umiliandola. Lei si risveglia con addosso il dolore e la vergogna di una donna stuprata. Si rialza e trasforma la sofferenza in rabbia, incoronandosi regina della Brughiera, paladina della giustizia e giurando di vendicarsi. Ed è allora che diventa davvero malefica, ma come una vittima legittimata, non come una strega crudele.
Stefano, sposato con una donna insignificante (che appare solo come comparsa nel film) e salito al trono come nulla fosse, ha una figlia che battezza coinvolgendo tutti gli abitanti del regno in una festa a cui invita anche tre svampite fatine come rappresentati del regno fiabesco. A questo punto c'è l'unica scena del film che ripropone la versione di Disney del 1959, copiandone pure i dialoghi. Malefica interviene, ovviamente non invitata, alla festa e fa il suo regalo alla piccola Aurora: crescerà amata da chiunque la conosca fino al suo sedicesimo compleanno, quando si pungerà con il fuso di un arcolaio e cadrà in un sonno profondo... da cui potrà risvegliarsi solo col bacio del Vero Amore. Il che dovrebbe essere il regalo della terza fatina, non parte del maleficio. Invece in questa versione, Malefica tradita e lungimirante, sa che il Vero Amore non esiste e che quindi le sue parole equivalgono ad una sadica condanna a morte.

Da qui in poi, questa versione cinematografica nulla ha a che vedere con quella del cartone animato.

Le tre fatine che allevano Aurora sono svampite, inette, sbadate, sciocche, delle vere oche, a tal punto da prestarsi a essere prese in giro da una Malefica ironica e beffarda. Lei, osserva tutto nell'ombra e di fatto alleva la piccola nutrendola e proteggendola dalle insidie del bosco. Una madre adottiva che deve mantenere una parvenza di crudeltà (forse solo per un legame "affettivo" con l'originale) ma che si scioglie, giorno dopo giorno, aprendo nuovamente il cuore all'amore, a quel Vero Amore che finalmente prende i giusti connotati. Arriva fino al punto di voler annullare il suo maleficio, ma la rabbia con cui l'ha pronunciato anni prima è una sciabola che le torna alla gola, con delle conseguenze pesanti come macigni (e ci fa riflettere sulla necessità di contare fino a 10, 100, 1000 prima di rigurgitare il proprio rancore).
Questa Aurora, della bella addormentata ha poco o niente. Innanzitutto non canta e poi non ha la stessa disarmante bellezza che, al contrario, ha Malefica, una splendida Angelina Jolie, fiera ed elegante, al di là degli zigomi taglienti.

Il film appare come il suo spot pubblicitario sull'emancipazione femminile. 

Il timido e insignificante principe Filippo, infatti, non ha alcun potere di risvegliare Aurora dal sonno maledetto. Il suo Vero Amore è pura illusione, così come lo è il fatto che per uscire dai guai una donna abbia bisogno necessariamente di un uomo. Subito dopo, senza lasciar trascorrere troppo tempo (e forse il regista palesa la sua fretta di arrivare al dunque, che non è certo il sonno della bella), è Malefica a baciare sulla fronte Aurora e questo è l'unico Vero Amore in grado di destarla.
Solidarietà femminile, amore familiare, una negazione del principe azzurro e del suo potere già iniziata con Elsa in Frozen, che prosegue nei nuovi lungometraggi della Disney.
Aurora sceglie poi di tornare nella Brughiera con la sua fata madrina, senza nemmeno interpellare suo padre, re Stefano, il quale, dal canto suo, è talmente concentrato sul suo odio per Malefica da non pensare nemmeno ad abbracciare la figlia dopo sedici anni di lontananza e magari a dare una festa per il suo ritorno. Il vero cattivo della favola è lui, che parla ad un paio di ali recise nella solitudine della sua stanza, sopraffatto dai sensi di colpa o forse solo dalla sua indole meschina. Ma poi alla fine muore e forse la favola sta proprio in questo perchè, in realtà, lui non muore mai, anzi...
Malefica è la protagonista indiscussa, il bene e il male, l'inizio e la fine, la maledizione e il suo rimedio.
Le atmosfere fantasy sono suggestive, gotiche o fiabesche che siano, dalle scene notturne, psichedeliche, a quelle luminose e colorate delle fate e dei folletti del bosco.
Se non si tenta di riportarlo sui binari della celeberrima favola, il film è ben riuscito e piacevole (per chi gradisce il genere). E i messaggi, nemmeno poi tanto nascosti, sono molti...



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib (seconda edizione).

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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