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[Caffè letterario] Le interviste di Elena G. Santoro: un caffè con Irene Barbagallo

Oggi il nostro caffè letterario è ben lieto di presentarvi un'autrice italiana: è con noi Irene Barbagallo. Conosciamola meglio!

Ciao Irene, e grazie per avermi concesso questa intervista. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un the, una tisana, una cioccolata calda o… cosa preferisci?
Grazie a te per l’accoglienza, il tempo e l’attenzione che mi dedichi. Ringrazio anche i lettori che saluto avvolta dall’aroma del caffè, bevanda che preferisco tra quelle che mi hai proposto. La condivido virtualmente con te e con tutti coloro che la gradiscono.

Bene ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontami di te. Chi è Irene nella vita di tutti i giorni?
Sono una persona normalissima, con la fortuna di disporre di molto tempo libero. Sono in pensione da quasi tre anni, dopo aver insegnato nella scuola elementare per lungo tempo. Eh sì, non sono giovanissima, ma questa non è un’affermazione di rammarico. Anzi! Con gli anni, infatti, ho capito che la serenità e il benessere interiore derivano dal coltivare le proprie passioni, dal fare ciò che ci gratifica e ci fa stare bene, dal seguire i nostri interessi, troppo spesso trascurati perché imprigionati nella routine del lavoro e dei mille impegni dell’età definita “attiva”. Frequento la palestra, sono iscritta a corsi di teatro e di psicologia, a gruppi di lettura, leggo, scrivo, faccio la nonna di due nipotine solari e la mamma di due splendide figlie ormai adulte, esco con le amiche. Come qualcuno ha detto, oggi so che non posso più perdere tempo “a fare cose che non mi va di fare”. Dunque ho il mio bel “daffare nel fare ciò che mi piace fare”.


Quando è nata la tua passione per la scrittura?
Fin da bambina, credo di averla ereditata da mio padre. A casa nostra c’era una grande libreria con tanti romanzi, soprattutto classici russi. Tra tutti spiccava un’edizione pregiata de “La Divina Commedia” con le illustrazioni di Gustave Doré. Annusavo l’odore della carta, ammiravo l’ordine dei volumi, allineati con precisione sugli scaffali e mi sentivo avvolgere dall’atmosfera di fascino e rispetto che si respirava tutt’intorno. Vedevo mio padre leggere e scrivere. Da ragazza, quando attraversavo i miei periodi di malinconia, come spesso accade agli adolescenti, scrivevo lettere alle mie amiche. In questo modo riuscivo a esprimere meglio le mie emozioni, ad aprirmi di più. A scuola, quando i miei alunni componevano i loro testi (una volta si chiamavano “temi”), li portavo a casa per correggerli, li leggevo con le mie figlie e insieme ne discutevamo. La qualità di quegli scritti era molto varia, eppure la maestra ero sempre io. I migliori erano quelli dei bambini che amavano leggere e nelle cui famiglie si compravano più libri che giocattoli. Per questo credo che il gusto della scrittura non derivi soltanto da una predisposizione, ma sia soprattutto una conseguenza degli stimoli che abbiamo ricevuto durante il percorso di formazione.

Hai fatto l’insegnante per quarant’anni e poi? Com’è nata l’idea del libro? Scrivevi già prima?
Il sole scuro” è il mio terzo romanzo. Il primo, dal titolo “Te lo prometto”, superò la prima selezione di Masterpiece, il programma per aspiranti scrittori andato in onda su Rai 3 nel 2013. Non partecipai alla trasmissione e ne fui felice perché oggi, rileggendolo, mi rendo conto di quanto il mio stile fosse ancora da perfezionare. Il secondo, intitolato “Tenera è la madre”, è un romanzo che conservo gelosamente nel cassetto perché è una sorta di memoir e, forse, nutro nei suoi confronti un sentimento di pudore e di affetto che, egoisticamente, mi impedisce di condividerlo con un eventuale pubblico di lettori. L’ idea del libro “Il sole scuro” è nata dalla mia esperienza di maestra, dall’essere stata testimone di atteggiamenti di disagio da parte di alcuni miei alunni che tendevano all’isolamento, alla mancanza di comunicazione, talvolta all’aggressività. In taluni casi, da adulti, quegli stessi alunni hanno sviluppato problematiche più serie. In situazioni del genere, anche con l’attenzione, l’ascolto e la sensibilità che devono contraddistinguere un buon insegnante, la scuola non può fare miracoli. Almeno, non da sola. Il confronto, il dialogo aperto con la famiglia dovrebbero essere alla base di una collaborazione costante che consenta ai bambini e agli adolescenti di sviluppare la propria personalità in modo armonico e sano. Purtroppo ciò non accade spesso e il mio romanzo, in questo senso, vuole essere anche uno sprone rivolto ai genitori, un invito al saper cogliere i primi segnali di malessere nei comportamenti dei propri figli.

Dunque “Il sole scuro”, il tuo romanzo d’esordio, è un libro che parla di disagio giovanile e di autolesionismo. Lo definiresti un romanzo di denuncia sociale? Quanto ha influito la tua esperienza di insegnante e di madre nella stesura di un testo del genere?
Il romanzo è nato principalmente dall’esigenza di parlare di un problema poco conosciuto e quasi invisibile: l’autolesionismo, come tu hai accennato. Chi lo pratica tende a nascondere le ferite autoinflitte, se ne vergogna. Si discute spesso di fenomeni drammatici quali l’anoressia e la bulimia. Eppure l’autolesionismo, nelle sue diverse forme di gravità, è un problema assai più diffuso di quanto si possa ritenere e lo si può riscontrare anche nei bambini che frequentano gli ultimi anni della scuola elementare. Se ne parla poco, non si tengono in gran conto le difficoltà di quei ragazzi che, non riuscendo a esprimere il proprio disagio nei modi più appropriati, si procurano lesioni sul corpo affinché il dolore fisico si sovrapponga a quello interiore, rendendolo illusoriamente più sopportabile. Sì, quando ho terminato il romanzo, ancor prima delle revisioni, mi sono resa conto di avere inconsapevolmente creato una storia di denuncia sociale, un grido dei giovani e per i giovani, per la cui ideazione mi sono servita della mia esperienza nella scuola. Nell’intreccio, nei personaggi e negli episodi narrati, invece, non vi sono riferimenti al mio ruolo di madre, in quanto la storia è frutto di fantasia e, dunque, priva di qualsiasi intenzione di carattere autobiografico.

Nel romanzo affronti tematiche forti: la perdita di un genitore, il ribaltarsi dei rapporti famigliari, la tossicodipendenza, l’abbandono. Alla fine però, il messaggio che ci vuoi dare è positivo e di speranza. Ce ne vuoi parlare?
La vita ci pone spesso davanti a situazioni dolorose: la perdita delle persone care, la fine di un amore, l’infrangersi di un sogno. Ognuna di queste esperienze dovrebbe accompagnarci nel costante obiettivo di crescere, di evolverci, di fortificarci, di acquisire una consapevolezza sempre maggiore. Insomma, di imparare dalla vita stessa, che è la più grande maestra. Inoltre credo che, al di là del male di vivere e delle delusioni, esistano sempre, per tutti, nuove possibilità da riconoscere e da cogliere. In questo senso “Il sole scuro” è una storia sul perdono, anche verso se stessi, ma è soprattutto un romanzo sui sentimenti autentici, la vera grande ricchezza di ogni essere umano, e un messaggio di speranza.

La rivoluzione digitale e l’ e-book: cosa ne pensi di questo sistema innovativo di lettura, credi che rappresenti il futuro o è solo fumo negli occhi?
Credo nell’ebook, ma a determinate condizioni. Sono abbastanza contraria al self-publishing perché ho avuto modo di leggere alcuni romanzi pubblicati con tale modalità e non ne ho apprezzati alcuni. Nella sconfinata giungla dell’autopubblicazione si può trovare di tutto:buoni libri, libri mediocri, libri da cestinare. Anche in mancanza di un filtro che, attraverso l’editing, migliori la qualità di un’opera pubblicabile, alcuni sedicenti scrittori si arrogano il diritto di porgere ai lettori dei testi di scarso valore. Dunque ben vengano gli ebook, ma a patto che siano stati sottoposti al vaglio di una seria casa editrice che li introduca nel mercato digitale assicurandone le caratteristiche di un buon romanzo: originalità, correttezza strutturale, formale e sintattica.

Tu e i social network: credi che possano rappresentare un’opportunità per un autore/autrice, o li consideri solamente un frivolo passatempo?
Credo che i social network possa aiutare un autore esordiente a farsi conoscere. Personalmente sono iscritta a vari gruppi in cui è possibile confrontarsi con i lettori e altri scrittori, discutere sui libri letti e arricchirsi reciprocamente grazie allo scambio di opinioni. Non so quanto sia utile proporre la propria opera, i risultati dipendono molto da come lo si fa. Alcuni link di auto-promozione mi sembrano veri e propri spam (tipo: “ho scritto questo libro, è bellissimo, compratelo”) e possono infastidire. Per questo cerco di proporre il mio romanzo in modo non invasivo, accennando alle tematiche in esso affrontate e alle motivazioni che mi hanno spinta a scriverlo. Ritengo che sia utile incuriosire, più che tessere le proprie lodi. L’umiltà paga sempre, anche su internet.

Dove possiamo trovare il tuo libro/i tuoi libri?
Il sole scuro” è acquistabile nei siti Labandadelbook, Lafeltrinelli, Amazan, Ibs, Unilibro, Libreriauniversitaria, Kobomondadori, Bol e, in versione ebook, nei principali store.

Irene, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo ultimo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!
Un saluto virtuale a tutti gli amici che seguono la nostra nuova rubrica settimanale, invitate gli amici a scoprirci, per conoscere insieme, ogni volta, un nuovo autore italiano.


Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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