• Ponsacco-Los Angeles Sulle tracce di Bruce Springsteen, Valentina Gerini (Mainstream) - Gli scrittori della porta accanto
  • Con la mia valigia gialla, Stefania Bergo (Memoir) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Volevo un marito nero, Valentina Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • La notte delle stelle cadenti, Valentina Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Perchè ne sono innamorata, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Chiaroscuro, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • L'appetito vien leggendo - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Diventa realtà, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Immagina di aver sognato, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Il cielo d Inghilterra, Loriana Lucciarini - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Il sogno di Giulia, Claudia Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scritri della accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Una felicità leggera leggera, Loriana Lucciarini - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto

In primo piano

[La ricompensa è il viaggio] L'editoriale di Ettore Boles: il grande albero e le verdi colline d’Africa di Hemingway



TANZANIA | marzo 2015

Lo vidi per la prima volta molti anni fa quando, dopo un giorno di viaggio, raggiunsi il villaggio di Ipamba, in Tanzania. Ora, come allora, mi ritrovo sotto questo grande albero, una possente e centenaria jacaranda che con i suoi rami estesi, copre a ombrello la strada. Al grande albero, stavolta, ci sono arrivato percorrendo a piedi qualche chilometro dal villaggio, dopo una giornata di lavoro; attorno a me, sullo sfondo, le verdi colline d’Africa alle quali Hemingway si ispirò per scrivere del suo viaggio in queste parti di mondo.
Mentre cammino la mente va al passato: le case, con il tetto di paglia e i muri di fango, il fuoco e il profumo di legna bruciata, il fumo che si alza verso il cielo, qualche vocio che esce da queste primordiali dimore. Una flebile luce di candela filtra dalle porte aperte. Sopra di me il cielo nuvoloso, avvisaglia del tempo che cambia. È la voce della vita, della natura, delle relazioni, della famiglia che tutta attorno al fuoco si racconta del tempo che fu e di quello che verrà. La stagione delle piogge è ormai iniziata. Con improvvisi scrosci d’acqua ci vuol ricordare che il caldo torrido è ormai alle spalle.
Dopo dieci anni scorgo dei timidi cambiamenti di progresso: una strada asfaltata che invita i motociclisti e le autovetture ad accelerare, le alte antenne di telefonia mobile ben piantate sopra la collina, le condotte dell’acqua semi interrate a bordo strada, la linea di distribuzione dell’energia elettrica sulla strada che porta ai villaggi, un moderno trattore che avanza lentamente. Camminando sotto il sole, non si respira più la polvere rossa e non si cammina più nel fango e cosí anche ai ciclisti, con le loro biciclette cariche all’impossibile di mercanzie, la vita pare ormai tutta un’altra cosa.
Mi chiedo se anch’io sono cambiato dalla prima volta in cui vidi il grande albero: cambiato nel cuore, nella capacità di vivere, di affrontare la vita.
Un gruppo di bambini nel vedermi saluta con un “shikamoo” che in lingua swahili significa salutare con un “ciao rispettoso” le persone anziane. Beh, penso io, proprio ci sta “shikamoo” se si considera che, secondo l’attesa di vita da queste parti, potrei essere statisticamente già alla fine dei miei giorni. Mentre con passo sostenuto mi distanzio da loro, il gruppo di bambini si diverte a seguirmi, a correre e a rallentare per poi scherzare bonariamente sapendomi straniero, urlando anche diversi “ciao” accompagnati da altre parole a me incomprensibili.
Continuo a pensare al grande albero che, sentinella di questa strada, ha visto passare molti viandanti durante il trascorrere del tempo e penso ai bambini che con il loro urlare “shikamoo” mi ricordano la vita.
Il silenzio attorno a me è disturbato dal suono delle cicale, dal cinguettare degli uccelli e dal rumore di lontani campanacci degli armenti. Mi porta a ripensare al fatto di trovarmi qua.
Ripercorro con la mente le mie vicissitudini, porgo un pensiero ai miei cari e amici, ma soprattutto rifletto sulla “scelta di campo” fatta tempo fa, quando presi la decisione di dedicare una parte della mia vita alla causa degli ultimi. Mai avrei immaginato che i propositi fatti circa il mettere a disposizione di una nobile causa il frutto di molti sacrifici di lavoro e scuola, si sarebbero poi avverati. È questa una delle motivazioni principali che hanno contrassegnato, almeno fino ad ora, il percorso della mia vita sia in ambito umano che professionale: acquisire esperienza non solo per se stessi, ma anche per riversare ad altri quanto in precedenza ricevuto, con tutto quanto questo potrà comportare.
Qualunque siano le ragioni, consapevoli o inconsapevoli, delle scelte di un tempo, il fatto è che ora mi trovo qua. Questo lavoro, a differenza del grande albero, mi porta a non aver radici e ad essere un itinerante che, al bisogno, si sposta in questo o in quell’altro luogo. È un lavoro, il mio, che porta soddisfazioni ma anche momenti di sconforto, di solitudine, di alti e bassi, come per ogni altra esperienza della vita. Ma le scelte sono scelte, sappiamo come nascono e abbiamo solo una minima idea dove esse ci condurranno. 
Penso alla metafora del grande albero: ancorato alla terra con le sue radici, rappresenta noi che da piccoli, da piccolo fusto, siamo cresciuti, protetti di corteccia; le foglie possono essere le nostre esperienze passate che lasciano il passo a quelle nuove, a quelle future. È questo il ciclo della vita, delle esperienze che lasciano il passo ad altre. Quella della pianta è la metamorfosi del tempo che trascorre inarrestabile, stagione dopo stagione.
Il grande albero non si sa per quanto rimarrà in vita: una malattia improvvisa, un’azione dell’uomo che lo strappa anzitempo dalle proprie radici, come pure potrebbero fare le intemperie o semplicemente il ciclo della natura. Sappiamo solo che la pianta avrà cessato di vivere quando non avrà più le foglie e sarà sicuramente tagliata. Eppure rimarrà nel ricordo di tutti, questo grande albero delle verdi colline d’Africa, sotto i cui rami hanno giocato bambini e si sono incontrati gli anziani.
La storia del grande albero resterà fin quando esisterà l’uomo, è la storia del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro.



Ettore Boles
Nato il 30 novembre del ‘61, settimino, assieme ad altri due gemelli, Gabriele e Luigi. Credo di aver sempre desiderato, fin dai primi passi della mia Vita, esplorare il mondo che mi stava attorno. Successe che un giorno, assieme ai miei fratelli, a carponi m’infilai per la strada antistante il nostro giardino, passando da un buco fatto nella rete del box in cui ci trovavamo a giocare. Da allora ne ho fatti di passi… o meglio di strada, e così un bel giorno sono arrivato fino agli antipodi del mondo, nella lontana Papua Nuova Guinea. Come Forrest Gump, mi sono messo a correre… e non so ancora quando mi fermerò per far ritorno. Ogni tanto, sostando, trovo il tempo di scrivere qualche riga affinché nulla vada perso nell’oblio del tempo.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
    Commenta con Blogger
    Commenta con Facebook

0 commenti:

Posta un commento

Ti siamo davvero riconoscenti per il tempo che ci hai dedicato. Se sei stato bene in nostra compagnia, perché non ci lasci un commento o ci offri un caffè? Grazie!


Novità editoriali

LIBRERIA GLI SCRITTORI DELLA PORTA ACCANTO