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[I luoghi dei libri] Verso la Merica con un "Biglietto di terza classe", di Silvia Pattarini

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I viaggi della speranza degli italiani verso la Merica agli inizi del '900, a bordo di una nave, con un biglietto di terza classe.

Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli cita il noto aforisma di Emilio Salgari, famoso scrittore di popolari romanzi d’avventura. E che cos’è un viaggio se non un’avventura, magari anche degna di essere scritta, impressa su carta e destinata a rimanere per sempre nella memoria?
Saltando dalla letteratura alla musica, mi viene in mente una canzone di qualche anno fa, dove Paola Turci cantava “prima di partire per un lungo viaggio, porta con te la voglia di non tornare più…” (o il viaggio è bello ed emozionante proprio perché esiste la consapevolezza di un ritorno? ). Ma mi balzano alla mente anche altre canzoni che narrano di viaggi reali o sognati, come il miraggio dell’America per esempio, così cara ai nostri nonni: “Ti sogno California, e un giorno io verrò…”, ad esempio. Oppure, per fare un salto indietro nel tempo di oltre un secolo, Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar….

Ed è proprio di quei tempi lontani che voglio parlarvi, del mito della Merica, come la definivano i nostri emigranti all’inizio del Novecento. 

Perché non dobbiamo dimenticare che, cento anni fa eravamo noi italiani ad emigrare e la meta preferita erano le Americhe del Nord e del Sud.
In particolare in nord America, l’Ellis Island di un secolo fa - stazione di smistamento per gli immigrati europei - può essere tranquillamente paragonata alla Lampedusa di oggi. Attualmente l’isoletta, situata nella baia di New York, ospita il Museo Nazionale dell’Emigrazione, e all’interno dei suoi archivi sono custoditi milioni e milioni di files, tracce del passaggio sull’isola di milioni e milioni di europei che dal 1892 al 1954 hanno lasciato il loro paese, alla ricerca di una vita migliore.
Chi non ha un parente lontano, uno zio d’America, una cugina americana, o conosce qualcuno che tanti anni fa, lasciò il nostro bel paese per ricominciare una nuova vita oltre oceano? Ebbene consultando gli archivi del Museo di Ellis Island, è possibile cercare le tracce dei nostri antenati, anche collegandosi al sito www.ellisisland.org. Anche musicisti famosi del calibro di Caruso, Puccini e Toscanini, passarono attraverso i rigidi controlli di Ellis Island, non che attori famosi come Rodolfo Valentino e Charlie Chaplin.

E le storie degli emigranti del passato possono diventare lo specchio delle storie degli immigrati del nostro tempo. 

Pensate che oltre un secolo fa, dopo tanti sacrifici, chi riusciva ad acquistare l’ambito biglietto di terza classe, doveva intraprendere un lungo viaggio in balia delle onde, al pari di chi oggi tenta un viaggio della speranza, pur sapendo che potrebbe essere un biglietto di sola andata, e che quel viaggio potrebbe concludersi in mezzo al mare.
In terza classe non esistevano cabine private, ma dormitori promiscui, assenza di refettori adeguati, non vi era la possibilità di cambiarsi d’abito, le condizioni igienico-sanitarie erano decisamente precarie. Situazione molto simile a quella dei barconi carichi di immigrati che approdano a Lampedusa.

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In breve tempo il dormitorio femminile si riempì di donne e bambini. Alle donne incinte, alle vecchie e ai bambini erano assegnate le cuccette più basse in prima fila.
Alle ragazze erano assegnate le cuccette più in alto in terza fila, perché essendo giovani e agili riuscivano ad arrampicarsi senza troppa fatica. I bambini a seconda dell’età occupavano solo mezza cuccetta o, se ancora lattanti, occupavano solo un terzo di posto. Capitava spesso di trovare due o tre bambini a dividere lo stesso letto vicini alla madre. In seconda fila le donne di mezza età come Maria, mentre Angela, Tina e Amabile furono sistemate in terza fila. Lina invece, avendo l’evidente problema alla gamba, era la più fortunata, per lei avevano avuto un occhio di riguardo e le avevano assegnato una cuccetta in prima fila. Dopo alcune ore si contarono i passeggerei: erano salite oltre cinquecento persone solo a Napoli, aggiungendo il centinaio di Genova ora il piroscafo ospitava circa seicento persone in terza classe.

Sono cambiati i tempi e le persone, ma la ruota della storia gira e si ripete. 

Chiediamoci piuttosto il perché spesso migliaia di persone sono costrette ad emigrare. Esiste il modo di ridurre i flussi migratori? Le risposte possono essere le più disparate, e io di certo non le ho, ma sicuramente dietro questo fenomeno in continua crescita, si nasconde sempre un dramma umano, storie di miseria e disperazione, storie di disagi, storie simili a quella di Lina, la protagonista del mio romanzo storicoBiglietto di terza classe”, ed. Zerounoundici.
Ad ogni modo vorrei terminare auspicando che per ogni viaggio, in ogni luogo e in ogni tempo, per ogni essere umano, esista anche un viaggio di ritorno verso la propria amata terra, verso la propria casa e la propria famiglia. Come le bellissime parole, che mi sono rimaste impresse nella mente, di questa canzone che mi riporta all’infanzia, meravigliosamente interpretata da Sammy Barbot: Aria… aria di casa mia… aria di libertà…. O da inguaribile ottimista sto solo viaggiando un po’ troppo con la fantasia? Sinceramente spero di no...




Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

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