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[Viaggi] Andare a piedi, un modo per gustarsi il vaggio, non solo la meta, di Angelo Gavagnin



Ci sono molti modi di viaggiare. Prendere un aereo è sicuramente emozionante, perché porta in luoghi lontani. Ma esistono anche viaggi più lenti, come "andare a piedi": si fa meno strada, ma si vede di più, gustandosi anche il cammino, non solo la meta.

Prendi un aereo ed è bellissimo, volare e arrivare in poche ore a diecimila chilometri da casa tua, da un’altra parte del mondo. La sensazione è, a volte, di essere arrivati su di un altro pianeta talmente è distante e diverso.
È la sensazione che ho avuto anch’io molti anni fa, nel primo viaggio in India. Per “vedere il mondo prima di lasciarlo” è sicuramente saggio fare così, un aereo e via.
Poi ci sono i viaggi più lenti, dalla macchina, alla moto, alla bici, fino al più lento di tutti, “andare a piedi”.
Più si rallenta, meno spazio si percorre ma più si vede e si vive il viaggio. 
Più il mezzo è lento e meno importante diventa la meta rispetto al percorso stesso.

Raccontare un cammino, che sia Santiago in Spagna o la via Francigena in Italia è arduo, è difficile descrivere le emozioni. 

E andare a piedi, lentamente, lascia tempo e spazio a un mondo di emozioni, visioni, musiche, odori, sapori, pensieri. Come si fa a raccontarle?
I mistici orientali hanno ragione, tutti affermano che quando racconti o scrivi una cosa, questa sparisce, non è più la cosa che avevi in mente di descrivere. Chi ascolta o legge, non riuscirà mai a sentirti e ad avere le tue sensazioni; allora cosa facciamo, non parliamo più, non scriviamo più?
Senza disturbare i Maestri Zen, René Magritte, pittore surreale, parlava di “tradimento delle immagini”: il dipinto di una pipa non è la pipa. E stava parlando di un semplice oggetto, pensate a cosa vuol dire trasmettere dei concetti, delle emozioni.  Come fa il lettore a sentire la stessa cosa?
Scrivendo a volte mi commuovo, sarà l’età. Anche mio nonno era così, si commuoveva ogni sera, guardando il tramonto sulla laguna...
Scrivo del cammino e sto ascoltando la stessa musica che avevo nelle orecchie e mi aiutava ad affrontare gli ultimi difficili chilometri. Sento le stesse emozioni, mi sembra di essere in mezzo al bosco, commovente e difficile da far recepire anche al più sensibile dei lettori. Comunque non è una dichiarazione di resa, anzi, dopo ogni tappa facevo un post su Facebook, per raccontare ciò che mi era passato per la mente durante la giornata di cammino. Ho visto che molti hanno letto e seguito tutte le tappe, e mi piace pensare che qualcuno di questi lettori stia adesso camminando.


Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, Youprint.

About Stefania Bergo

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