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In primo piano

[Libri] "Io sono di legno" di Giulia Carcasi, recensione di Tamara Marcelli

Io-sono-di-legno-Giulia-Carcasi-recensione

Io sono di legno, di Giulia Carcasi, Feltrinelli, 2007. Un romanzo a due voci. Un dialogo a distanza tra una madre e una figlia.

Ma la distanza è qualcosa di materiale o, piuttosto, un sentimento? Uno stato d'animo, una difesa? Comunicare. Parlare, aprirsi, mostrarsi senza filtri è così difficile? Forse doloroso, ma indispensabile.
Inizia con un splendida perla di Alda Merini questo libro prezioso e a tratti sconvolgente.
La parola del legno
non è uniforme,
è una polifonia
di rumori ardenti
che hanno come diapason
le foglie mosse dal vento
È un viaggio a ritroso, contro-tempo, dentro se stessi. Come nella sabbia di una clessidra. Per poter guardare avanti e ritrovarsi.
Un libro sulla vita in senso stretto, sulla maternità e su quei rapporti viscerali che non si possono spiegare a parole.
Leggendo ci si scopre ad identificarsi prima con una e poi con l'altra. Fino alla conclusione che lascia con un sospiro in petto.
Madre e figlia che all'inizio sembravano così distanti, diverse, improvvisamente appaiono vicine, talmente simili da sovrapporsi. L'incomunicabilità totale delle prime pagine lascia il posto al "riconoscimento". E allora si comprende che "la verità è bicolore".
Non sono diverse le generazioni, sono solo diversi gli scenari, gli schemi sociali. I condizionamenti. La madre si scopre figlia e la figlia vede in sé le proprie radici, quel che l'ha portata ad essere quella che è. L'accettazione di sé restituisce equilibrio a quel che ad un primo sguardo era sembrato caos.
Una canzone di Venditti recita "...per raccontare domani a tua figlia chi eri...". No, raccontaglielo ora, adesso, subito. Non c'è tempo. Trova il modo, anche se quel modo è disdicevole, non accettabile.
Una madre non lo fa, io si.
Leggi il suo diario, deframmenta i suoi segnali, scendi o sali, ma fallo ora.
La metafora del legno ci chiarisce l'importanza di ascoltare la propria anima.
Il legno sembra ferro, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.
Io sono di legno.
dice la figlia.
Fino a quando sente che la madre forse è proprio come lei. La riconosce.
Io ho studiato Medicina perché tu studiassi Lettere o Musica o danza - e mi sembra di vederla soffrire mentre dice questa cosa. E non capisco perché. Anche lei è di legno.

Un libro incredibile, difficile da abbandonare. 

Un linguaggio diretto, con frasi brevi ed incisive. La presenza di alcuni "colpi di scena" contribuisce a creare un interesse crescente, pagina dopo pagina. Un gran, bel libro che ci insegna come, partendo da presupposti diversi le cose, forse, sarebbero andate nello stesso modo. Il destino. Le nostre vite circolari, come anelli legati gli uni agli altri. Indissolubilmente.
La pioggia.
Essere pioggia non è facile. Devi concederti solo alle terre che hanno bisogno di te, altrimenti allaghi.
La madre.
Pioggia e legno.
Penso che il legno è tosto, ma sotto l'acqua può ammorbidirsi.
La figlia.

Io-sono-di-legno

Io sono di legno

È l’alba di una domenica qualunque.
Giulia aspetta, Mia non è ancora tornata dai suoi sabati senza freno. Sono madre e figlia divise da un precipizio di anni e segreti, apparentemente sicure delle proprie scelte: hanno applicato alle loro vite teoremi precisi e sembrano funzionare. Ma quando Giulia si ritrova a leggere il diario di Mia, l’ingranaggio si rompe. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna ai ricordi di una giovinezza ferita: il perbenismo della sorella, la fragilità di una madre che non voleva guerre, l’amicizia con una suora peruviana curiosa dell’amore e dei balli e che di Dio non parlava mai. Torna ai primi passi da medico, tra corsie e sale operatorie, al matrimonio con un primario, alla lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. Ma per madre e figlia l’incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.

di Giulia Carcasi | Feltrinelli | Narrativa
ISBN 9788807701825 | cartaceo 6,38€ | ebook 5,99€





Tamara Marcelli
Artista poliedrica, eccentrica, amante dell'arte in tutte le sue forme. Una sognatrice folle. Ha studiato Lettere e Tecniche dello Spettacolo, canto e recitazione per oltre dieci anni e ha lavorato come attrice in alcuni importanti Teatri del Lazio. Scrive poesie, romanzi, testi teatrali, articoli e saggi.
Il blu che non è un colore,  Montag.
Il sogno dell'isola, Montag.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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3 commenti:

  1. Una delle più belle recensioni che ho mai letto, tra l'altro è uno dei miei libri preferiti.


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    Risposte
    1. Grazie infinite per aver letto e commentato. Fa piacere sapere che qualcuno apprezzi quel che scrivo. Il libro è bellissimo, forse un po' sottovalutato. Bisogna cercare, piccole perle nascoste...

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    2. Sono totalmente d'accordo! (di nulla ☺)

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