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In primo piano

L'editoriale di Stefania Bergo: istigazione al dissenso


Il 28 gennaio Erri De Luca è stato chiamato a rispondere d’istigazione al sabotaggio a favore della protesta No Tav in Val di Susa, per aver detto che “la Tav va sabotata” all’Huffington Post - 1 settembre 2013 - e all’Ansa pochi giorni dopo.
De Luca si era pronunciato dopo la dichiarazione dell’ex procuratore capo di Torino sul rischio terroristico in Val di Susa, riferendosi all’episodio clou dell’attacco del 13 maggio al cantiere e agli arresti del 31 agosto di alcune persone dirette in Val di Susa, sulla cui auto erano state trovate delle cesoie. Il giorno dopo, lo scrittore aveva affermato, nell’intervista incriminata:
{


La Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo, sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile... hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa.
}

Di conseguenza, la Lyon-Turin Ferroviaire (Ltf), l’azienda committente dei lavori preliminari, lo aveva denunciato, per mettere un bavaglio a tutta l’opinione contraria, impersonata, in quel momento, dalla voce potente di De Luca.
Ne è sorto un processo alla parola, insistendo sull’accezione di violenza del termine sabotaggio, che nella definizione riportata sulla Treccani ha sempre un riferimento a un nemico. Nella requisitoria del processo, il sostituto procuratore di Torino ha chiesto una condanna a otto mesi, citando addirittura Primo Levi: “Abbiamo una responsabilità, finché viviamo. Dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno”.
Da un lato, quindi, la libertà d’opinione e d’espressione, dall’altro, il potere delle parole, che riveste di responsabilità chi le pronuncia, soprattutto se si tratta di uno scrittore di fama internazionale, soprattutto se queste parole le pubblica in un pamphlet (un opuscolo, un libello di contenuto satirico) che trae origine proprio dalla sua intervista per l’Huffington Post.

LA PAROLA CONTRARIA
di Erri De Luca
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Nel testo si legge:
{


Nell’aula del tribunale di Torino il 28 gennaio 2015 non sarà in discussione la libertà di parola. Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo. Per questo diritto sto nell’angolo degli imputati. Ho detto le mie convinzioni a un organo di stampa e i pubblici ministeri le hanno fatte rimbalzare su tutti gli altri. Se quelle frasi istigavano, la pubblica accusa le ha divulgate molto di più, ingigantendole e offrendo loro un ascolto di gran lunga maggiore. Quelle parole dette a voce al telefono sono state messe tra virgolette e dichiarate capo d’imputazione. Quelle virgolette attorno alle mie parole sono delle manette. Non posso liberarle da lì, ma quelle manette non hanno il potere di ammutolirle. Posso continuare a ripeterle e da quel mese di settembre 2013 lo sto facendo su carta, all’aria aperta e ovunque. Se la mia opinione è un reato, continuerò a commetterlo.
}

La parola (contraria) di De Luca è potente e solitaria, scritta come un’elegante difesa in tribunale in grado di coinvolgere migliaia di persone, schierate al suo fianco, al grido di #IostoconErri, virale su tutti i social network da un anno a questa parte, oltre alla campagna “Un’altra difesa è possibile”: letture pacifiche, pubbliche delle sue pagine.
{
Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. 
Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa.
}

In un’intervista rilasciata a L’Espresso, Erri De Luca afferma che la giustizia sia il primo sentimento indipendente e spontaneo che si forma nella coscienza di un bambino. La sua prima obiezione al mondo degli adulti è infatti “non è giusto”. Crescendo, questo senso di giustizia primordiale diviene politico, strumentalizzabile, quindi.
{
Ho saputo presto che il mondo era dispari. Il sentimento di giustizia spinge a rispondere, a reagirci contro. È perciò un sentimento politico.
}

Il suo “non è giusto”, scomodo come una manciata di sassolini nei pantaloni, è molto più ampio, e ingloba tutte quelle “grandi opere”, legittimate dallo Stato, rimaste per lo più incompiute, cioè inutili all'uso, ma utilissime a distribuire denaro pubblico agli “amici”.
La protesta di Erri De Luca non si può certo ridurre a una chiacchiera, è concreta e sensata, consegue una profonda, reale, informazione. Con cognizione di causa, lo scrittore afferma che sia in atto una “diffamazione a mezzo stampa di un grande movimento di opposizione”, riferendosi al servilismo e alla miseria dell’informazione in Italia, dove i giornalisti, più che professionisti dell'informazione, sono “impiegati di imprese industriali che si comportano secondo le direttive del consiglio di amministrazione”.
In rete si può trovare come la tratta Torino-Lione non risponda a una chiara richiesta di mercato e che vada a perforare rocce cariche di amianto e di materiale radioattivo, e che quindi la Val di Susa si batta per legittima difesa, “perché non ha una valle di ricambio”.
Con molta ironia, Erri De Luca trasforma quindi le sue parole in malaugurante previsione sulla fattibilità della linea Tav.

{
Dalle mie parti, al Sud, esiste un altro tipo di responsabilità della parola. Uno augura il peggio a una persona e quella più tardi subisce un incidente. Il tale del malaugurio viene ritenuto responsabile dell’accaduto e dà così avvio alla sua fama di iettatore. Quando in uno stadio del Nord Italia si incita la natura invocando “Forza Vesuvio” si sta istigando un vulcano all’eruzione. La reazione da parte meridionale non è stata una denuncia ma l’esorcismo efficace di una grattatina in zona pubeale. Che la linea Tav in Val di Susa possa essere sabotata, che possa non sbucare dall’altra e da nessuna parte. Che possano finire i fondi pubblici destinati all’affarismo di aziende collegate ai partiti. Che un governo di normali capacità di intendere e volere la lasci incompiuta, come già altri 395 (trecentonovantacinque) grandi lavori in Italia. Che possa essere dichiarata disastro ambientale e i suoi responsabili perseguiti per questo. La linea Tav va sabotata: la frase rientra nel diritto di malaugurio.
}

Concordo sul potere delle parole e sulla loro strumentalizzazione. E anche sulla responsabilità che si deve prendere chi le pronuncia, che deve quindi guardarsi bene da affermazioni pubbliche con leggerezza. Ma non credo sia il caso di Erri De Luca. Non si tratta di perorare una causa sulla base di chiacchiere, ma di chiaro intento di difendere i propri diritti, primo tra tutti quello al dissenso.
Sebbene il verbo sabotare possa essere considerato un'istigazione al reato - un sabotaggio non è mai un mezzo lecito - subire un processo per aver espresso la propria opinione mi sembra eccessivo. Forse era più indicato contrastare, e personalmente è così che io ho interpretato le parole dello scrittore, perchè poi, ovviamente, tra tanti c'è anche chi le userà per condannarlo e chi le userà sentendosi legittimato al reato...





Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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