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In primo piano

[Riflessione] Le recensioni di Elena G. Santoro: "L'elefante è già in valigia" di Paola Casadei, paesi in pace, paesi in guerra

A volte nella vita ci troviamo a comporre puzzle con i frammenti che ci vengono dati.
Ero appena tornata dall’Olanda che notoriamente è uno dei paesi più avanzati dell’intero globo. Intanto stavo leggendoL’elefante è già in valigia” di Paola Casadei. Contestualmente mi è capitato di scoprire che qualcuno ha inventato il Global Peace Index, che è una classifica, seguita da un nutrito report, dei Paesi del mondo dal più pacifico al più pericoloso.
Nel report del 2015 del Global Peace Indexal primo posto c’è l’Islanda.
Un deserto quasi al polo Nord, ma molto pacifico. Se volete sapere come vivono gli islandesi leggete “La donna è un’isola” di Audur Ava Olafsdóttir. Racconta, tra le altre cose, di un viaggio in tondo per tutta l’Islanda d’inverno, col buio pesto dopo le tre del pomeriggio.
Non è che gli islandesi siano più felici, anzi. Però sono i più pacifici.
L’Islanda è seguita dalla Danimarca, dall’Austria, dalla Nuova Zelanda e dalla Svizzera. E ancora Finlandia, Canada, Giappone, Australia. La mia amata Olanda al ventesimo posto. Ci sono sorprese fin qua? No. L’italia, nonostante l’invasione di profughi, si piazza ancora egregiamente al trentaseiesimo posto, dopo Romania e Bulgaria, Croazia, Malesia e Taiwan, ma prima di Gran Bretagna e Francia.
Scendiamo dall’altra parte della classifica. All’ultimo posto, il 162esimo, manco a dirlo, c’è la Siriaseguita da Iraq e Afghanistan.
Anche questo primato credo che non stupisca nessuno. E di conseguenza non deve neppure stupire l’ondata di profughi da cui in questo periodo l’Europa è invasa. Ci vivreste voi nel peggior posto del mondo?

Il Mozambico sta in posizione 80. Il Sudafrica sta in posizione 136. Eppure in paesi del genere c’è chi ci vive e chi si costruisce un’esistenza a cui difficilmente, dopo, riesce a rinunciare. Non ho citato questi due paesi a caso. Mentre la maggior parte delle persone si spinge, sfidando la sorte e ogni avversità, verso luoghi più pacifici, rinunciando persino alla propria casa pur di assicurarsi una speranza per il futuro, qualcun altro, per ragioni non meno nobili, può compiere una scelta opposta.
Il libro di Paola Casadei, di ispirazione autobiografica, racconta la storia di Giulia, una donna espatriata che ha seguito il marito epidemiologo in Sudafrica e successivamente in Mozambico, dov’è rimasta in tutto per vent’anni. È lì che il suo amore per Pierre si è nutrito ed è cresciuto, è tra i parchi meravigliosi e la natura incontaminata che la sua famiglia ha messo le basi. Carlotta ora ha sedici anni e Giacomo, un oriundo africano che è stato da loro adottato all’età di un anno, ora frequenta le elementari.
Il libro dà voce prevalentemente a Giulia e a Carlotta (ma talvolta compare anche Giacomo, ed è tenerissimo), le quali si trovano ad affrontare lo struggimento di cambiare vita dopo aver scelto di mettere radici in Europa, in Italia. Dal momento del rimpatrio è tutto un flashback verso l’esistenza di prima, è tutto un restare faticosamente in bilico tra il presente e il passato.
Carlotta deve salutare le amiche che aveva, anch’esse figlie di espatriati, e iniziare a frequentare la scuola in Italia. Parla quattro lingue, ma il suo italiano scritto è tutt’altro che perfetto. Giulia invece non riesce a non sentirsi spaesata.
Attraverso i ricordi di Carlotta e di Giulia il lettore entra nel mondo degli espatriati. Si apprende allora che la vita di chi vive all’estero ha indubbiamente pregi e virtù, ma è tutt’altro che semplice.
Si scopre che in Sudafrica, in piena coerenza con il Global Peace Index, le insidie sono dappertutto. Che se un bianco ricco, o anche solo munito di portafoglio e cellulare, investe qualcuno per sbaglio, non deve scendere dall’auto e soccorrerlo, ma rivolgersi immediatamente all’ambasciata: potrebbe trattarsi di un finto incidente e di un’imboscata. Che se una madre di famiglia italiana vuole cucinare una pizza può dover girare più supermercati per compare tutti gli ingredienti. Che in caso di malattia le cure non sempre sono adeguate e che per trovare una medicina specifica a volte si deve attraversare tutta la città. Il tasso di criminalità è elevatissimo e l’integrazione impossibile.
Gli espatriati vivono agiatamente in quartieri dedicati e devono tenere gli occhi perennemente aperti. L’autrice stessa definisce la vita all’estero come “artificiale”, creata su misura per Giulia e i suoi figli (la piscina dei bambini, i parchi di Pretoria, la scuola…), ma di certo vincolante.
Intorno ai protagonisti un mondo di povertà e di miseria, che si trova appena un passo oltre il loro piccolo paradiso dorato. E che a volte si mescola malamente con il loro, come quando il padre di un’amica di Carlotta viene brutalmente assassinato in casa mentre la figlia è fuori a dormire proprio da Carlotta.
E che dire dei neri che, dopo le leggi anti-apartheid, hanno fatto fortuna e sono diventati ricchi? Pare siano ancora più razzisti dei bianchi. Non solo, attualmente in Sudafrica si sta diffondendo il fenomeno dei bianchi poveri.
Voglio fare una considerazione, di cui mi prendo tutta la responsabilità. È solo una riflessione personale intorno al caso dell’atleta Oscar Pistorius, reo di avere ucciso la fidanzata Reeva Steenkamp. Quando è uscita la notizia dell’omicidio io sono stata la prima a scagliarmi contro l’uomo violento e geloso, che considerando la donna come una proprietà la preferisce morta piuttosto che di qualcun altro. Non ho accantonato completamente l’idea, sia chiaro. Ma dopo aver letto il libro di Paola Casadei, la tesi della difesa di Pistorius, cioè che Pistorius avesse sparato perché convinto che un estraneo si fosse introdotto in casa, non mi sembra più così campata in aria. Per lo meno, è una teoria validamente spendibile nell’aula di un tribunale sudafricano.
Comunque, il libro di Paola Casadei merita di essere letto perché apre gli occhi su una realtà che non tutti conoscono. Anzi, mi azzardo a dire, che i più non conoscono.
La vita di Giulia e Carlotta non è stata semplice in Africa e non lo è neanche adesso in Italia. Ma l’Africa, con i suoi tesori, è stata la loro culla e loro non possono prescinderne.


L'ELEFANTE È GIÀ IN VALIGIA 
di Paola Casadei 
Lettere Animate
Narrativa 
ISBN 978-88-6882-318-4 
ebook 1,99€ | Amazon 

Uno vero e proprio Zibaldone legato a sedici anni vissuti in Africa, tra ricordi di viaggi e riflessioni di un’adolescente profonda e sensibile che ora, con l’ennesimo trasloco che la porta a vivere in Italia, vede stravolto il suo mondo e deve trovare il suo posto nella nuova società; conversazioni Skype con le amiche lasciate sul percorso e sparse per il mondo, fotografie della propria vita in espatrio che un bambino africano utilizza per le sue ricerche per la maestra.
L’Africa non è una sola, Kapuscinski dice che “…è un vero e proprio oceano, un pianeta a parte, un cosmo eterogeneo e ricchissimo. È solo per semplificare che lo chiamiamo Africa. In realtà, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste.” Non lascia indifferente nessuno, ti marca a vita. Come sarà ora vivere in Italia?


di Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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