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In primo piano

Anteprima: Gabriele Porrometo racconta "Metalibro"


METALIBRO 
di Gabriele Porrometo 
Eretica Edizioni | Acquista
Ibrido | Metalibresco
ISBN 978-8899466268 
cartaceo 16,20€ | Amazon  

“Metalibro” e' un testo narrativo che esplora l'universo della letteratura e della vita, arricchito di sfumature fantascientifiche, picaresche, qualche ingrediente del genere fantasy, il tutto intervallato da riflessioni meta-libresche, anche direttamente rivolte ai lettori; la parte prosastica è conciliata da alcune poesie (o inni) e lunghe parti discorsive che rimandano a un conversare quasi teatrale. In sintesi, che cosa succederebbe se un personaggio di una storia “campata per aria” scoprisse di essere narrato da un’entità superiore? Che cosa penserebbe? Che scelte e azioni intraprenderebbe? In questo libro, o meglio metalibro, s’indaga nei più profondi recessi delle strutture narrative, affrontandone i suoi dogmi e incentrando tematiche universali quali l’angoscia esistenziale, la ricerca di Amore e di una felicità continuamente raggiunta e persa, il conflitto titanico con l’insormontabile, il desiderio, la continua caduta e l’eterna rinascita.
Il percorso, che si farà sempre più duro e arduo, ma al contempo più essenziale e universale, non rivelerà risposte ma domande ancor più profonde e significative, lasciate spesso irrisolte.


Raccontaci qualcosa di te: chi è Gabriele Porrometo nella vita di tutti i giorni? Cosa ama scrivere e cosa ama leggere?
Di giorno solitamente indosso la maschera di un comune studente universitario. Vado a lezione, prendo gli appunti, scherzo con i miei compagni, faccio il deficiente. Ma dietro il mio volto si cela una mente immersa nell’immaginazione e nella riflessione. Quando passeggio per recarmi da qualche parte c’è sempre qualcosa che mi colpisce e scatena le mie idee; l’ispirazione si trova sempre dietro l’angolo della strada. Ma, paradossalmente, non amo di solito scrivere sulla mera vita quotidiana, o meglio, m’ispiro a ció che mi colpisce di essa, ma poi la traspongo ad un livello ulteriore, addentrandomi in una profonda dimensione metafisica, immaginaria e riflessiva. “Andare oltre” è l’obbiettivo della mia scrittura, superare le convenzioni e pure me stesso, trasformandomi in semplice polvere che s’imprime in un foglio di carta o sullo schermo bianco di un computer. Ho inventato una parola in francese che riassume questo mio pensiero (non ho ancora trovato una valida parola in italiano): “Lusoineurs” (pronunciato “Lüsuaner”), che sarebbe l’unione fra plus (più), loin (lontano) e ailleurs (oltre). La parola indica al contempo colui che va sempre più lontano dell’oltre e l’essenza del suo atto incessante di avanzare e allontanarsi (che indico con il nome di “Lusoinance” alcune volte); l’unione di un soggetto e della sua meta-azione. Questo non significa un uno totale, bensì porta nel suo grembo tante fratture e sfacettature di un essere polimorfo chiamato uomo; il solo elemento che puó essere considerato armonioso e unico nella sua irrepetibilità è il momento di un secondo. Per questa ragione, valorizzo sempre il tempo nella mia vita di tutti giorni, perfino la cosa più triviale che possa capitare in un secondo puó diventare una delle rivelazioni più straordinarie. Amo moltissimo leggere, ma non sono quel genere di persona che divora libri e libri giorno dopo giorno: preferisco gustarmeli con calma. Per questo motivo m’indirizzo sempre verso i classici o una letteratura contemporanea abbastanza originale e particolare; non perdo tempo leggendo romanzetti di puro intrattenimento o poesiole sputate ai quattro venti, non lo ritengo opportuno per il poco tempo che ho da vivere in questo minuscolo pianeta.

Hai scritto poesie e articoli, anche in lingua inglese e francese. Questo è il primo romanzo che pubblichi?
Scrivo spesso in inglese e in francese, proprio perchè reputo che ogni lingua abbia un proprio spirito, una propria essenza. Scrivere poesie o racconti in francese, inglese o italiano cambia totalmente, proprio perchè il flusso, la fonetica, la struttura e la musicalità di una lingua mutano. Sarebbe un disastro, se in un futuro non tanto lontano, tante di queste bellissime lingue scomparissero. Questo è il mio primo “romanzo” (sono un esordiente fresco di pubblicazione), anche se sinceramente non lo considererei un “romanzo”, piuttosto un “anti-romanzo” o, meglio ancora, un vero e proprio “metalibro”.

Veniamo al libro, “Metalibro”, Eretica edizioni. Com’è nata l’idea?
L’idea è balenata in testa spontaneamente quando avevo circa 18 anni, ma la covavo in modo indiretto già da qualche tempo; la si puó intravedere in qualche mia poesia giovanile. Tuttavia, ho voluto aspettare prima di metterla per iscritto, poichè sentivo di dover affinare la mia scrittura e il mio senso artistico; ero troppo acerbo. Dopo tre anni, durante il mio primo anno universitario, ho sentito che era arrivato il momento e ho iniziato a scrivere. All’inizio, la prima versione conteneva svariati errori e imperfezioni, ma con il passare dei mesi l’ho gradualmente modellata e perfezionata, cosa che sto continuando a fare tuttora.

Ci racconti di che cosa parla? In quale genere lo collocheresti, visto che contiene elementi fantascientifici, picareschi, grotteschi e anche di genere fantasy?
La trama, seppur originale, puó sembrare abbastanza trita all’inizio, poichè la tematica non è nuova ed è stata già affrontata da diversi autori: il protagonista (N.), dopo aver affrontato un bizzarro giorno di lavoro, scopre di essere un personaggio fittizio. In questo primo punto, troviamo uno dei paradossi che s’incontrano nel libro; come puó un personaggio fittizio sentirsi “vivo”, ma al contempo sapere della sua inesistenza, della falsità della sua realtà? La storia s’infittisce con l’introduzione di altri personaggi grotteschi e avventure tragicomiche, ma al contempo sfuma pagina dopo pagina, lasciando l’intreccio tradizionale per viaggiare attraverso una dimensione in bilico fra finzione, realtà e mondo letterario, cioè la sede delle regole e delle essenze narrative. Per questo motivo non riuscirei a collocarlo in un vero e proprio genere tradizionale della letteratura e lo situerei in quello “metalibresco”, che può racchiudere in sè tutti i generi presenti in letteratura, ma al contempo andare oltre, alla ricerca di un Qualcosa di completamente alieno.
>> recensione di Gianni Lorenzi
>> scheda del libro

Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?
Non ho un target ben specifico... Questo libro è flessibile e puó essere letto sia da giovani, sia da adulti. Ovviamente, ciascuna lettura conterrà un’infinità di chiavi interpretative. Ma badate, cerco lettori intelligenti: persone che non si facciano contagiare da pregiudizi e ideologie buoniste, che non si scandalizzino inutilmente davanti al vero vuoto della società e alle mie racapriccianti rappresentazioni di un mondo allo sbando e al degrado. Se siete anime che amano l’arte, la vita, la ricerca, la bellezza, la speranza, il viaggio, ma al contempo capite la necessità dell’orrido, del grottesco, della tristezza, della morte, della disperazione e della sofferenza, allora questo libro batte già nel vostro cuore. Non puó esistere la più semplice delle favole senza dei lati oscuri. Se non lo accettate, allora vi consiglio caldamente di evitarne la lettura (sto cercando soltanto di evitare di farvi perdere tempo e denaro).

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico?
Penso che quando si scrive qualcosa anche su un pezzo di carta igienica si sia sempre coinvolti intimamente. Perfino quando facciamo la lista della spesa mettiamo in primo piano noi stessi e le nostre necessità. La scrittura è un’estensione della nostra intimità e, soprattutto, di noi stessi. Di conseguenza, sono stato profondamente coinvolto nella stesura di questo libro, poichè ho messo la mia arte e la mia mente a nudo davanti al pubblico e ad occhi “stranieri”, che, tuttavia, entreranno gradualmente in comunione con le mie righe e le mie parole; ho provato a spogliare il libro dalle sue banali pagine e a mostrare il suo spirito e la sua essenza, imprimendoli su carta. Posso dire che vi è stata pure una certa influenza dal punto di vista autobiografico. Molti personaggi condividono alcuni miei tratti personali, ma nessuno è veramente uguale a me, nemmeno N., che probabilmente è quello che si accosta di più alla mia persona. Ho inserito diverse esperienze che ho avuto nella mia vita, mischiandole con immaginazione e spirito artistico. Posso citare, per esempio, il passo della seconda parte in cui N. incontra questo bizzarro monaco che vive nelle fogne. Costui non è altro che Allen Ginsberg, primo poeta di cui mi sono veramente appassionato; ed è in quel punto che il protagonista scopre il vero valore della Poesia e dell’Arte. Ho inserito pure degli alter ego di qualche mio amico nel cast dei personaggi, rimanendo fedele ai loro aspetti più particolari e interessanti.

Per scrivere questo libro hai dovuto svolgere delle ricerche?
No, non ho svolto alcuna ricerca. Ho scritto e scritto, e la struttura si costruiva lentamente pagina dopo pagina. È stata una realizzazione spontanea e naturale, quasi come la crescita di una pianta. Unica cosa che posso ammettere è l’importante influenza di diversi autori che hanno plasmato il mio pensiero e al contempo parti del “Metalibro”. Per esempio, Kafka e Lovecraft mi hanno dato tanti spunti per elaborare immagini e riflessioni angosciose e complesse. David Foster Wallace, mi ha ispirato con il suo stile e le sue visioni post-capitaliste a costruire una città fatta di loghi, marche e corporazioni. Orwell mi ha da sempre instillato questo senso di totalitarismo esistenziale assoluto che inserisco spesso nelle mie opere. E tanti altri artisti, ma se continuiamo la lista non finiamo più!

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo? Si può definire questo libro come filosofico?
Non c’è solo un messaggio, bensì molti e con tante sfacettature. Penso che uno dei più importanti sia quello inerente alla costante ricerca: sebbene si rischi spesso di non trovare quello si voleva trovare, è l’unica cosa nobile e vera che possiamo fare; arrendersi significherebbe non vivere più, essere morti viventi o fantocci per tutta l’eternità. Altro messaggio principale è la lotta contro i pregiudizi e i dogmi sociali e convenzionali, sia di natura perbenista, sia di natura cinica (per non dire villana). Ma quello più essenziale è costituito dal messaggio della libertà che permea totalmente il “Metalibro”: il protagonista, essendo incatenato in questa prigione narrativa, ne rappresenta il suo culmine e la sua estrema importanza. Essendo, il “Metalibro”, un libro totalmente ibrido o, meglio ancora, “metalibresco”, posso affermare che può essere considerato anche come filosofico, poichè è un’opera che indaga la totalità della vita e dell’esistenza, ma anche dell’ignota nebbia che permea le nostre direzioni, conosciuta altresì come “realtà”, tentando sempre di raggiungere un punto o una meta ulteriore, andare oltre la linea dell’orrizzonte, del tangibile, per immergersi in una dimensione senza vere e proprie dimensioni.

Il finale chi l’ha deciso? Tu o il tuo protagonista “N.”?
Nessuno dei due. Probabilmente il libro stesso, che racchiude nelle sue righe sia me come Autore, sia N. come protagonista (e anche l’anonimo come lettore). Quando l’artista s’immerge nella sua opera d’arte, esso viene assorbito, assieme al soggetto che sta realizzando, dall’arte stessa. Con questo non dichiaro che le mie righe sono frutto soltanto di un ente astratto chiamato Arte, ma di un conglomerato indefinito costituito da un Autore miscelato nei suoi personaggi, nei suoi lettori (di cui lo stesso Autore ne fa parte) e nel suo flusso di parole, collegati fortemente da un ente comune che è l’Arte (in questo caso il libro). Quando si scrive, soprattutto la parte finale, l’artista, i lettori, i personaggi e la storia sono completamente eclissati dalla totalità multiforme delle lettere; soltanto il libro vive in quel momento, e il suo respiro si spande come un dolce ciclone rigeneratore in tutto l’universo, in tutto il cosmo. Il mio libro tenta costantemente di superare arditamente con le sue righe vive e tremanti anche questo misterioso atto creativo, per questo l’ho battezzato “Metalibro”.

Grazie per essere stato con noi, Gabriele. E in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.




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di Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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