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In primo piano

Non ti aspetterò più, di Stefania Bergo


Oggi si conclude la settimana dedicata a un lutto che non grida. Un lutto intimo, profondo. Un lutto che spesso non ha un corpo da piangere, ma infinite lacrime da versare. Un lutto a volte incompreso, dimenticato. Un lutto che perdura e non si esaurisce in una sola settimana. È il dolore per la perdita di un bambino mai nato.

I nostri figli esistono prima ancora di nascere. Spesso prima ancora di essere carne dentro di noi. Esistono nei nostri pensieri, a metà tra la premonizione di un futuro che ci è dato di conoscere solo come sensazione e il sogno.
Già li amiamo quando di loro esiste solo una promessa. Anche quando sono un frutto amaro, indesiderato. Li amiamo anche quando i nostri sogni s’infrangono in una sottile linea rosa mancante o in un referto medico. Perché, malgrado tutto, loro esistono. Esistono. E il fatto che non vengano mai al mondo, in questo mondo, non rende meno reale il dolore per la loro perdita. Che sia una morte improvvisa nel grembo materno, uno strappo forzato da una realtà che spaventa una madre sola, abbandonata, una macchia di sangue o la consapevolezza di un ventre arido. È un dolore privato e imperscrutabile, legato al simulacro dove si è consumato, l'utero materno, simbiosi tra due entità distinte che vivono in un unico corpo o assenza di vita. A nessuno è dato di comprendere se non alla madre. A nessuno è dato di violare il ricordo e sminuire la profondità di un amore che non si basa sul tempo vissuto insieme, ma su quello che avrebbe potuto essere.

È chiaro in me il primo ricordo di Emma, la prima volta che l’ho vista ridere e giocare. Aveva quasi quattro mesi. Quattro mesi di vita intrauterina. Era piccola quanto il palmo della mia mano, ma già si distingueva tutto di lei. La vidi nel monitor di un vecchio ecografo, mentre dalla finestra aperta mi arrivava il profumo della polvere rossa e del frangipani. Lei si spingeva verso l’alto con le gambine minute, strisciando la schiena sulla parete del mio utero. E poi si lasciava andare, come fosse sullo scivolo del parco giochi. E via così, tre, quattro, mille volte. Non avrei più smesso di guardarla. La sentivo ridere ed ero felice, innamorata. Eppure non avevo ancora visto i suoi occhi...
Alcuni bambini muoiono prima ancora che le loro madri ne conoscano il colore dell'iride. Ma l’impronta che lasciano dentro, il ricordo dei calci che hanno rimescolato le viscere e l’anima, o il desiderio di concretizzare un sogno, rimane per sempre. Ed è reale quanto un’iride ignota.


NON TI ASPETTERÒ PIÙ
di Tamara Marcelli | da "Il blu che non è un colore"

A te che non nascerai mai
a te che spesso sei entrato nei miei sogni
con gli occhi chiari e il sorriso sincero
che ho abbracciato con timore
che ho guardato dormire
nei miei sogni
è lì che tu vivi
non altrove, non per altri,
solo per me

Sognarti èstato come nuotare
nuotare nel mio mare
quella leggerezza che sa di vita
senza alcun peso, senza alcun pensiero
sola con quel che sono
libera e leggera
come volare tra carezze morbide di onde gentili
in pace

a te che non nascerai mai
a te voglio dedicare questo mio pensiero
perché so che puoi almeno ascoltarmi
da lontano
da dove sei

a te vorrei regalare un sorriso
una rosa blu
un gelato
un prato verde
un abbraccio
un padre, il migliore che avrei potuto mai immaginare per te
la mia vita
il gioco innocente dei miei cani
una dolce melodia
un ballo sfrenato
la neve
il mare
i fiori
la mia follia
il vento di quest’isola
una corsa sulla spiaggia
i miei sogni
la musica
la mia fantasia
l’amore
un bacio

a te che non nascerai mai
a te che penso spesso
come un punto nell’universo
so che mi ascolterai
e che in un certo senso ci sei
come in un angolo di paradiso un fiore piccolo e profumato
nascosto ma cercato

non so perché,
ma so che non verrai
questo mi fa male ma la consapevolezza mi aiuterà a guardarti da qui
ad incontrarti nel sonno, nei pensieri, nei momenti di solitudine
allora ci sarai, anche per me

vorrei supplicarti di venire qui, ma so che non lo farai
vorrei poterti donare a chi mi sta vicino e mi ama
e ama già anche te
a lui vorrei poter dare questo regalo immenso
per lui vorrei avere un po’di magia
e vederlo felice
con te che saresti solamente nostro

non ti aspetterò più



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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