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Le recensioni di Samantha Terrasi: "Penombra" di Gian Luca A. Lamborizio

Un buon romanzo che sia giallo o noir va costruito allo stesso modo, così ci insegnano i “padri del mestiere”. Ci vogliono una solida storia, una bella trama lineare, scritta con sapienza sul quel magico taccuino che hanno sempre gli scrittori in tasca, densa e introspettiva, un po’ come fossimo psicologi anche di noi stessi, e per finire un’ambientazione in cui i personaggi si muovano a loro agio in quel limbo di azioni al limite.
Il noir è stato definito anche il romanzo dalla parte di Caino. Descrive il buio dell’anima. 

Penombra di Gian Luca A. Lamborizio, non è un romanzo, ma una raccolta di cinque racconti la cui trama sembra non interrompersi mai. 
personaggi, seppur diversi, si alternano nei loro stati interni ed esterni, muovendosi come fossero passeggeri di strade in continuo movimento. Entrano ed escono dalle loro sensazioni. Uccidono con la stessa semplicità con cui ricordano.
Si scava nelle dinamiche dell’animo, nelle frustrazioni, lasciando il lettore, nel primo racconto Ricordi mortali a un finale spiazzante. Si prosegue come in un viaggio a cui non possiamo sottrarci. Il nero dell’animo che ci fa sprofondare fino a toccare la corda più sensibile nell’Ultima rosa
La scrittura è puntuale, profonda. 
Il cambio di carattere all’interno dei due racconti ci guida come una mano in mezzo al traffico dei sentimenti o della follia, arrivando ad entrare in profondità in Schegge negli occhi

“L’urlo di Matteo risuonò forte tra le quattro pareti. Teneva la testa stretta nelle mani. Si ostinava a tenere gli occhi chiusi, serrati. Come in una morsa. Non voleva aprirli, non poteva aprirli-continuava a ripetersi nella mente-per non essere costretto a vedere l’orrore che aveva fatto.”

E qui incontriamo il commissario Alberto Molteni, attraente ed elegante con la sua inseparabile pipa. Indaga portandosi dietro il suo bagaglio di amarezze. Tiene la foto di sua moglie dentro un cassetto della scrivania. Si ostina a cercare la verità anche quando il quadro sembra chiaro. Trova quel qualcosa che rende le indagini definite, ma al tempo stesso ancora incapsulate in un alone di finta verità. È tra false piste e indagine estenuanti che il commissario, in Insolite normalità, ha il suo ruolo forte e preponderante. 
I racconti sono un crescendo di abilità. Il noir che si mescola con sapienza al giallo. Le indagini che scavano dentro vicoli ciechi, anfratti della mente, piccole e grandi perversioni. 

“Si erano formate parecchie bollicine sulla superficie. Pochi istanti, poi alcune si dissolvevano, subito sostituite da nuove. Le formava quel denso liquido rossastro; il suo oscillare irregolare, il contatto con le pareti verdognole della bottiglia. Era un rosso di bassa qualità, cupo, che assorbiva ed annullava i pochi e tenui raggi di luce dei lampioni, che lo incontravano. Ormai, la bottiglia era praticamente vuota. Era durata poco. Di sicuro non era stata gustata.” 



La parola morte accomuna tutti i racconti, è il filo rosso che li tiene insieme, ma per ogni morte abbiamo una vita. Forse più di una vita che è nascosta dietro un animo buio e scuro. È in quel buio e scuro che il lettore viene catturato fino all’ultima pagina.



Puzza di muffa, abbandono e sporco. I tre odori si mescolavano e rendevano l'aria pesante, a tratti nauseabonda. Le finestre erano costantemente serrate e così, negli angoli delle stanze, si erano formate macchie scure, di muffa. Dapprima poche macchioline. Poi, a poco a poco, avevano ricoperto gran parte della tappezzeria. Pochi raggi di sole filtravano attraverso le persiane quasi sempre accostate. Ovunque regnava una penombra opprimente. In fondo al corridoio, una porta era socchiusa. Dallo spiraglio, giungeva una litania quasi ininterrotta. In sottofondo, una musica infantile...come quella di un carillon. Sopra ad essa, una voce roca e cupa.
“Dormi...dormi...non ti preoccupare... Ora devi riposare, tesoro mio... Domani andremo a giocare al parco e daremo da mangiare alle anatre e ai cigni... Dormi...dormi...”.
Il paralume ingiallito proiettava sui muri una luce fioca, che deformava i contorni del letto, ricoperto da una trapunta leggera di ciniglia, dello scrittoio e del mobile a quattro ante. Dalle pareti, una decina di bambole fissava la sedia a dondolo che si muoveva lentamente, avanti ed indietro, avanti ed indietro, emettendo dei leggeri scricchiolii. Regina, Fata e Cenerentola osservavano quella stanza dal loro ripiano. Uno spesso strato di polvere ricopriva, ormai da tempo, le tre bambole preferite di Virginia. Ed intanto la voce continuava, costante e regolare...



di Gian Luca A. Lamborizio  | Eretica Edizioni | Noir Giallo 
ISBN  978-8899466091  | cartaceo 12,20€  Acquista 



Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.

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