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Le recensioni di Angelo Gavagnin: "Numero Zero" di Umberto Eco

Siamo nel 1992, che significa Mani Pulite e due anni dopo la famosa Discesa in campo di Berlusconi.
Il protagonista, finanziato da un editore senza scrupoli, si inventa un giornale concentrato su eventi passati, anziché presenti e futuri, elaborando notizie già note a tutti, come se fossero nuove, usando il giornale come macchina del fango per ricattare personaggi famosi e/o politici. Per lo scopo, mette insieme un’armata Brancaleone di personaggi più o meno falliti, con l’intento di creare un’arma per condizionare il lettore, lavorando appunto sul fango.
Si diverte molto, Eco, a rivisitare i fatti di quel periodo: Mani Pulite, la mafia, Licio Gelli. Ma la chicca, è la storia della morte di Mussolini, che sarebbe stata tutta una finzione: nel ’45, in realtà, sarebbe morto solo un suo sosia. Lui invece, nascosto per anni in Argentina, sarebbe morto molto tempo dopo e la sua morte, casuale, avrebbe fatto saltare il tentato golpe Borghese.
Eco parla anche di Gladio, l’organizzazione paramilitare finanziata dalla CIA, pronta all’uso da parte degli alleati, in caso di vittoria comunista in Italia.
Ne esce dunque una critica al modo di fare giornalismo che non verifica i fatti e si alimenta di dicerie, come, ad esempio, le bombe fatte scoppiare in quegli anni e subito fatte risultare azioni dei rossi e degli anarchici, ma che alla fine, quando ormai non se ne ricorda più nessuno, si scopre che erano piazzate dai neri e favorite da una politica connivente. I giornali all’epoca si sono beatamente accodati alle notizie del sistema, senza fare nessuna inchiesta autonoma. Anch’essi erano macchina del fango...
L’idea ingegnosa del protagonista, è quella di creare un mensile destinato a non essere stampato, perché ciò che conta è far sapientemente trapelare, a chi di dovere, l'intenzione di scrivere su un dato argomento, ritenuto da lui sensibile, e il risultato viene comunque ottenuto.
Ad un certo punto, si è portati a pensare che questo libro sia una presa per i fondelli di Eco, il quale si diverte a creare nebbia, mescolando fatti e chiare fantasie, fino al punto da confonderle e confondere così il lettore. Ma forse, lo scrittore vuole semplicemente che ognuno di noi si concentri e trovi il modo per capirlo.
Di molti dei casi raccontati siamo stati testimoni, li abbiamo vissuti attraverso la televisione e i giornali, non è dunque difficile ragionarci su. Risulta forse più complicato farlo sugli avvenimenti odierni, dato che oggi la rete abbonda ancor più di bufale e verità.
Siamo in grado di distinguere le une dalle altre?  


NUMERO ZERO 
di Umberto Eco 
Bompiani 
Romanzo 
ISBN  978-88-452-7851-8 
cartaceo 17,00€ | Amazon 

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven.
Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito. Una vicenda amara e grottesca che si svolge in Europa dalla fine della guerra ai giorni nostri.




Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, Youprint.


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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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