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In primo piano

Anteprima: Giancarlo Ibba racconta "Il sogno della farfalla"




IL SOGNO DELLA FARFALLA 
di Claudio M.
Edizioni Esordienti E-book
Romanzo
ISBN 978-88-6690-243-0
ebook 4,99€ |  Acquista 
cartaceo 10,00€ | Acquista

Sardegna, fine settembre; tempo di vacanze solitarie per il protagonista, uno scrittore cinico e disilluso, che cerca l’ispirazione per un nuovo romanzo. Un giorno, dopo essersi appisolato su una spiaggetta isolata, vede una bella ragazza arrivare dal mare stremata, dopo una lunga nuotata. È l’inizio di una storia che dura pochi giorni, come la vita della farfalla di cui la ragazza porta il nome. Una farfalla che ha un segreto. E il protagonista troverà molto di più di una semplice storia da raccontare.




Raccontaci qualcosa di te: chi è Claudio M., al secolo Giancarlo Ibba, nella vita di tutti i giorni?
Prima di tutto permettimi di ringraziarti per la possibilità di parlare un po’ di me e dei miei romanzi. Ciò premesso, posso dirti che nella vita di tutti i giorni sono una persona “qualunque”. Mi guadagno da vivere con un lavoro da operaio e dedico gran parte del tempo libero alle mie due principali passioni: cinema e letteratura. In gioventù ho anche dedicato qualche ora della giornata allo sport, a modo mio, ma solo perché (nonostante abbia una laurea in Scienze Naturali) ho studiato il minimo necessario per conseguimento del pezzo di carta. Il resto del tempo l’ho passato a guardare centinaia di film e leggere altrettanti libri. Adesso che il lavoro assorbe un numero obbligato di ore, oltre alla vita privata, cerco di coltivare ancora i miei hobby. Ogni tanto (quando sono ispirato) scrivo qualche pagina delle storie che mi vengono in mente nei momenti più assurdi. Sono una persona abitudinaria, amante della tranquillità, tendente alla solitudine. Adoro stare in mezzo alla natura, in luoghi remoti, ma preferirei che mi ci teletrasportassero. Odio le salite, ma abito in montagna. Mi piace viaggiare, ma detesto guidare. Parlo poco e ascolto molto, ma solo quello che mi interessa. Le sorprese e la suspense mi piacciono soprattutto nelle storie inventate, da me o dagli altri. Ho un senso dell’umorismo abbastanza nero e un ironia che spesso mi morderei la lingua. Insomma, sono un tipino complicato. Tutto questo per dirti che non assomiglio per nulla alla versione romanzata, romantica e romanzesca dello scrittore, anzi.

Questo non è il primo romanzo che pubblichi, vero? Vuoi raccontarci qualcosa sulle tue precedenti pubblicazioni?
Questo è il mio quarto libro pubblicato dalla EEE. Eppure, in un certo senso, è anche il primo... visto che si tratta di un genere (non amo particolarmente le storie romantiche) del tutto inedito per me. La mia opera di esordio è stata “La vendetta un gusto” (2012), un ibrido giallo-noir ambientato nel mondo universitario cagliaritano alla metà degli anni novanta. Dopodiché, su consiglio dell’editore, ho riscritto completamente una mia opera giovanile: “L’alba del sacrificio” (2013). Si tratta di un horror-thriller dal taglio molto cinematografico, esplicito omaggio ai grandi classici del genere, che un amico autore e lettore ha simpaticamente definito “new gothic”... E’ una storia che, tra le varie versioni e revisioni, mi ha tenuto impegnato per decenni. Tieni conto che la prima bozza risale all’epoca delle scuole superiori! Per finire, ho recuperato dal cassetto un grosso faldone di vecchi racconti scritti a mano durante gli anni dell’università, li ho rieditati da cima a fondo e ne ho tratto un corposo romanzo composto da vari episodi autoconclusivi legati da un filo conduttore comune. L’ho intitolato: “C’era una volta in sardegna” (2015). Ad oggi si tratta della mia storia più ambiziosa a livello strutturale e narrativo, anche perché richiede al lettore un certo grado di partecipazione per essere apprezzata al meglio. Scriverlo è stato un lavoro faticoso e certosino, soprattutto perché a causa degli impegni lavorativi ho dovuto fare quasi tutto durante le ore piccole... ma credo ne sia valsa la pena. In ogni caso è stata un ottima palestra per affinare il mio stile di scrittura e liberarmi di certe zavorre mentali.

Veniamo al libro, “Il Sogno della Farfalla”, Edizioni Esordienti E-book. Com’è nata l’idea?
L’idea è nata esattamente come accade a Claudio M., il mio pseudonimo e protagonista di questo romanzo. Una mattina di fine estate mi trovavo in una caletta deserta della costa sarda, leggevo il romanzo “Gotico Americano” di Robert Bloch e una bella ragazza misteriosa è emersa dal mare... Non mi spiegavo da dove fosse spuntata fuori, così all’improvviso, quindi mi sono inventato un retroscena... Tornato a casa ho buttato giù un breve soggetto. L’ho ripreso in mano, visto che era in tema, quando la EEE ha bandito un concorso per romanzi inediti “new romance”. A dir la verità non mi aspettavo nulla da quella storia, ho provato soltanto a cambiare registro narrativo cimentandomi con argomenti sentimentali che di solito tendevo a far passare in secondo piano, nei miei romanzi precedenti. Ripeto, non avevo grosse aspettative... invece sono arrivato addirittura al secondo posto! La cosa mi ha preoccupato, visto che mi consideravo un autore di horror new gothic!

Ci racconti di che cosa parla?
Parla di molte cose. Parecchie delle quali difficili da raccontare a parole. Per questo motivo ho deciso di costruire la storia in modo che fosse il lettore a darle un significato, in base alle propria esperienza e sensibilità. Non è stato facile. Spesso il rischio maggiore di questo tipo di trame è scivolare nella banalità o riciclare emozioni usate a uso e consumo dei lettori. Se ci fai caso non ho mai utilizzato (volutamente) la parola “amore” in tutto il romanzo. E’ un termine talmente logoro, in letteratura, da mostrare le crepe... o, almeno, lo è nelle mani sbagliate. Le mie per esempio. In fondo “Il sogno della farfalla” è la storia di uno scrittore alla disperata ricerca dell’ispirazione perduta e di una ragazza che ha capito quanto l’esistenza umana sia effimera. I due si incontrano per caso (o forse no) nell’unico punto in cui le loro vite parallele potevano incrociarsi... Ognuno regalerà all’altro qualcosa che non ha prezzo.

Hai scritto un romanzo rosa, ma l’amore tra i due protagonisti non è l’unico fine della storia. C’è un segreto da svelare. Ci puoi fare un cenno, senza fare spoiler?
Certo. Come ho già detto non volevo (e forse non ne sarei capace) scrivere una storia d’amore... L’amore tra i due personaggi c’è, ma è sottinteso... in questa storia contano più i silenzi che i dialoghi, per quanto vi abbia dedicato notevoli sforzi... soprattutto per ridurli all’essenziale. In alcune scene ho sfiorato lo zen, addirittura! Scherzo, ovviamente. Eppure, sotto la superficie di una trama abbastanza lineare, scorre una vena filosofica che deriva dalle mie eterogenee letture sull’argomento. Il fine della storia, in definitiva, è quello di portare per mano il lettore (ma penso che la maggior parte siano lettrici!) verso zone inesplorate del proprio lato emotivo... zone profonde, abissali, che non si possono osservare direttamente ma solo con la coda dell’occhio... certe corde entrano in risonanza, sfiorando appena le parole come i tasti di un pianoforte, altre no. Dipende dal passato di ognuno di noi. Per concludere il discorso... Il segreto da svelare? Beh, come sanno bene i miei lettori, mi piace inserire nelle mie storie un colpo di scena finale... quel colpo di coda che induce a ripensare a tutto quello che si è appena letto in una prospettiva differente. Ho fatto lo stesso anche in questa, seminando qualche indizio qui e la... Diciamo soltanto che uno dei due protagonisti si comporta in un certo modo enigmatico per un motivo ben preciso. A questo proposito ti racconto un aneddoto curioso. Prima di inviare il romanzo alla EEE l’ho fatto leggere a qualche amica per avere un opinione... beh, non ci crederai, ma in alcuni punti della trama tutte si aspettavano una improvvisa e sanguinosa svolta thriller che invece non c’è assolutamente! Ne deduco che leggere una mia storia senza una caterva di morti ammazzati è stato qualcosa di sorprendente.

Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?
Non ho un target particolare a cui rivolgermi. Scrivo solo quello che mi piace, senza voler per forza soddisfare i gusti di una categoria di lettori. Naturalmente, adesso che pubblico per una casa editrice, cerco di limitare le mie tendenze a complicare troppo i piani temporali e strutturali delle trame, anche se tento sempre di trovare un idea diversa per impostare le storie senza complicare la vita a chi legge. Vorrei conquistare il tipo di lettore che apprezza una scrittura stratificata, a più livelli di interpretazione, che contiene una miriade di rimandi e citazioni ad altre opere ben più famose. Ovviamente non mi ritengo, ne voglio essere, uno scrittore di nicchia o intellettuale... mi interessa soprattutto far passare qualche ora di piacevole svago, sia che scriva horror, thriller o gotico... Un ultima curiosità, tutti i miei romanzi contengono criptici riferimenti incrociati e (in un certo senso) questo è un gioco che mi piace fare con i miei lettori più fedeli. Ammesso che esistano!

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico?
Ho scoperto durante la stesura che scrivere una storia di questo tipo inevitabilmente ti costringe a scavare dentro di te... e spesso quello che trovi sepolto non è piacevole... qualche volta invece si rivela un piccolo tesoro nascosto, da sfruttare per migliorare lo stile di scrittura. Altre volte... Come dicono sempre nei film dell’orrore? Certe cose dovrebbe restare sepolte... Battute a parte, non c’è molto di autobiografico (al contrario di “La vendetta è un gusto”), tranne qualche ambientazione e i “sogni/incubi” raccontati dal protagonista. Quelli li ho fatti io. Li avevo subito trascritti al risveglio perché mi avevano colpito in modo particolare, soprattutto per i neanche tanto velati risvolti metaforici (non scomodiamo Freud, l’ho già bacchettato sulle dita nel mio romanzo d’esordio!).

Per scrivere questo libro hai dovuto svolgere delle ricerche?
No. E’ stato scritto di getto, sulla base di esperienze, appunti e informazioni di cui ero già in possesso. In effetti è il romanzo che mi ha preso meno tempo, tra quelli che ho scritto. Anche la revisione è stata piuttosto veloce. Di solito scrivo con la velocità di un bradipo e mi impegolo in continue modifiche, ma questa storia è nata completa e perfetta nella mia mente. Fin da quella calda mattina sulla spiaggia di ciottoli. Dovevo soltanto trascriverla, una parola alla volta, cercando di non snaturarne il vero significato.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?
Qualcuno disse: se vuoi mandare un messaggio non scrivere un romanzo, manda un telegramma! No, seriamente, se proprio andiamo ad analizzare le mie storie, quasi tutte parlano di incomunicabilità... muri invisibili che dividono le persone, specialmente quelle di sesso opposto. Se c’è un messaggio in “Il sogno della farfalla” è che dovremo vivere ogni istante come se fosse l’ultimo... perché potrebbe esserlo. Ma il “carpe diem” è una cosa che, in un contesto di normale routine quotidiana, ritengo impossibile. Non è nella natura umana. Quello che ci frega è pensare come Rossella di Via col Vento: domani è un altro giorno. E con questa bordata di citazioni direi che abbiamo inquadrato lo scrittore Giancarlo Ibba, no?

Il finale chi l’ha deciso? Tu o i tuoi personaggi?
E’ una buona domanda. Entrambe le cose, direi. Dal momento in cui ho scritto l’incipit della storia, il finale era chiaro e definitivo nella mia testa, così come il personaggio di Vanessa. Era inevitabile. Tutta la trama puntava in quella direzione. Non era possibile deviare dalla traiettoria. Ogni cosa si incastrava nel posto giusto solo in quel modo. Per questo motivo, spesso ho la sensazione (come altri autori ben più blasonati) che tutte le storie siano in qualche modo già scritte... e che a noi spetti solo il compito di portarle alla luce facendo meno danni possibile, ognuno in base alle sue capacità. Io faccio del mio meglio. Ogni volta.

Grazie per essere stato con noi, Giancarlo. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.
Grazie a voi!


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di Elena Genero Santoro Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
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Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.

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