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In primo piano

[Libri] "Malamore" di Concita De Gregorio e “Ti odio” di Graham McNamee, incipit #91

Relazioni violente, che durano nel tempo, da cui si potrebbe sfuggire, una volontà che però non trova mai la forza di diventare decisione. Un odio alimentato da un trauma infantile, troppo facile fare del male a una bimba, troppo comodo sparire dalla sua vita, fingendo che non sia successo nulla.


Malamore-Concita-De-Gregorio-incipit

Malamore

di  Concita De Gregorio
Mondadori

cartaceo 9,50€
ebook 6,99€
Acquista

Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. 
Respirano forte quando l'ostetrica dice "non urli, non è mica la prima". Imparano a cantare piangendo, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città a piedi su e giù per gli autobus. 
Le donne hanno più confidenza col dolore. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa. 
Maria Malibran, leggendario mezzosoprano, che impara a nascondere le lacrime durante le terribili lezioni di canto inflitte dal padre. Denise Karbon che scia ingessata, Vanessa Ferrari che volteggia con una frattura al piede. La prostituta bambina che chiude gli occhi e pensa al prato della sua casa nei campi. La giovane donna che si lascia insultare e picchiare dal suo uomo perché pensa che quella sua violenza sia una debolezza: pensa di capirne le ragioni, di poterle governare, alla fine. Le migliaia, milioni di donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che, anziché sottrarsi quando possono, ci passeggiano in equilibrio: un numero da circo straordinario, questo di cercare di addomesticare la violenza - la violenza degli uomini - qualche volta andando a cercarla, persino. Perché è un antidoto, perché è un prezzo, perché il tempo che viviamo chiede uno sforzo d'ingegno per conciliare la propria autonomia con l'altrui brutale insofferenza. Le storie che ho raccolto sono scie luminose, stelle cadenti che illuminano a volte molto da lontano una grande domanda: cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza? Perché sopporta chi sopporta, e come fa? Quanto è alta la posta in palio? 
Alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l'esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza. Alcune ce la fanno, qualche altra trova nell'accettazione del male le risorse per dire, per fare quel che altrimenti non avrebbe potuto. Sono, alla fine, gesti ordinari. Chiunque può capirlo misurandolo su di sé. Sono esercizi di resistenza al dolore.

Quarta di copertina
"Malamore" di Concita De Gregorio, Mondadori, 2008.

La violenza sulle donne, in questi ultimi anni, è diventata una delle grandi emergenze sociali del nostro paese e non solo. Leggiamo sempre più spesso di donne maltrattate, sentiamo storie di violenza e di abusi e ci domandiamo cosa sia necessario fare per fermare quello che appare come un preoccupante segnale di degenerazione della vita nelle nostre città. Eppure, a ben vedere i dati sull'argomento, si tratta di un fenomeno che riguarda più la vita domestica che non le nostre strade, le nostre piazze o altri luoghi pubblici. Si tratta di una violenza che spesso si consuma tra persone che si conoscono, magari da lungo tempo, tra coppie consolidate, tra marito e moglie. Relazioni violente, che durano nel tempo, a cui, volendo, si potrebbe spesso anche sfuggire. Una volontà che però non trova mai la forza di diventare davvero decisione. Concita De Gregorio torna a indagare le ombre dell'amore. Questa volta però non dell'amore tra madri e figli, ma di quello tra uomini e donne. Prova a indagare tutte le ragioni e i risvolti di un amore che diventa violenza e a cui non ci si riesce a sottrarre. E lo fa raccontando storie appassionanti e commoventi di donne, famose e non, che nell'illusione di cambiare una storia sbagliata hanno per anni continuato a farsi del male.

Ti-odio-Graham-McNamee-Incipit

Ti odio

di Graham McNamee
EL
cartaceo 7,74€
Acquista










Ti odio
Rinchiusa in una cella
In compagnia dei miei amici immaginari
In una prigione
Dove la notte non ha mai fine
Ogni giorno fanno scivolare
Due scodelle attraverso le sbarre
Una di cenere
L’altra di lacrime
E mi uccide il pensiero
Di non averti mai
Potuto dire
Quanto
Ti odio

Urlando chiedo al custode

Alle guardie per quale motivo
Mi sono stati portati via i miei anni
Poiché ad ogni stagione perduta
Mischio lacrime e cenere
E le spingo giù a forza
La mia gola si fa di pietra
E strangola ogni suono
E non ho mai avuto l’occasione
Di dirti quanto
Ti odio

E so che non puoi sentirmi

Ovunque tu sia
Ma comunque griderò
Il mio viso contro le sbarre
Ti odio

Quarta di copertina
“Ti odio” di Graham McNamee, EL, 1999.

Quando era bambina, un incidente familiare dai contorni sinistri ha leso irrimediabilmente le corde vocali di Alice, lasciandole una voce spezzata e dal registro incontrollabile. Alice scrive canzoni, ma non può cantarle. Alice parla, ma la sua voce sembra quella di un alieno. Quel danno subito anni prima ha scavato quindi nel suo spirito, provocandole una profonda frattura interiore che, a diciassette anni, non si è ancora saldata. E poco le giova l'affetto di suo madre e il rapporto appagante con un ragazzo a cui piace così com'è. Alice ha un conto in sospeso con il suo passato, un conto che si chiama responsabilità. Solo pareggiandolo potrà finalmente accettarsi per quello che è e guardare avanti.

★★★★★

Il buon giorno di vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


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