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In primo piano

[Palcoscenico] Monica Vitti, un'italiana tra le stelle

Monica Vitti, un'italiana tra le stelle - Gli scrittori della porta accanto

L'editoriale di Tamara Marcelli. Monica Vitti: voce roca, inimitabile, unica e indimenticabile. 

Nata a Roma il 3 novembre 1931 con il nome di Maria Luisa Ceciarelli, attrice italiana di Teatro, Cinema e Televisione. Da bambina, durante la seconda guerra mondiale, scoprì, giocando con i burattini per intrattenere i fratelli, la grande passione per il Teatro.
A 14 anni debuttò con “La nemica” per la regia di Niccodemi, riuscendo a rendere perfettamente realistica la sua interpretazione di una donna di 45 anni che affrontava il dramma della perdita di un figlio in guerra.
Sbocciò così una stella, una grande stella italiana. Iniziò così la sua brillante carriera, la sua camminata allegra e spigliata tra altre stelle.

Frequenta l’Accademia di Arte Drammatica di Roma e si diploma nel 1953.
L’Accademia, celebre Scuola di alta formazione artistica, di livello universitario per attori e registi di teatro, era stata fondata nel 1936 da Silvio D’Amico, critico, teorico e scrittore teatrale, amico di Pirandello e Copeau. Nel 1921 era stata preceduta dalla Regia Scuola di Recitazione “Eleonora Duse” di cui erano stati allievi Anna Magnani, Paolo Stoppa, Orazio Costa, Sergio Tofano.
Silvio D’Amico le diede la possibilità di cimentarsi in ruoli drammatici classici (Shakespeare, Molière) e comici, in cui ebbe modo di mettere in rilievo la sua straordinaria versatilità. È in questi anni che, insieme ai suoi maestri d’Accademia, sceglie il suo nuovo nome. Accorciando il cognome di sua madre e aggiungendo il nome “Monica” che le era rimasto impresso dopo la lettura di un libro.
Una delle attrici più caratteristiche del panorama mondiale della cinematografia. Unica vera “mattatrice della Commedia all’italiana”, ha lavorato al fianco di veri miti della storia del Cinema: Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Alain Delon, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi. Si è cimentata in ruoli drammatici, come nei film di Michelangelo Antonioni, e in ruoli brillanti firmati da vari registi del calibro di Mario Monicelli, Ettore Scola, Alberto Sordi ed altri.
Nel 1956 al Teatro Olimpico di Vicenza interpreta Ofelia nell’Amleto di Riccardo Bacchelli e la regia di Enzo Ferrieri.
Notata dal grande regista Michelangelo Antonioni, ne diviene la musa ispiratrice. Le vengono affidati ruoli da protagonista nella nota “tetralogia dell’incomunicabilità”, così fu Claudia ne “L’avventura” 1960, fu Valentina ne “La notte” 1961, fu Vittoria ne “L’eclisse” 1962, fu Giuliana ne “Deserto rosso” 1964, donne diverse e complesse.
Nel 1968 il regista Mario Monicelli la sceglie per “La ragazza con la pistola” e la consacra alla storia facendola conoscere al grande pubblico. Questo film rappresentò la svolta nella sua carriera. La perfetta intuizione di un regista che vide in quel viso di donna le maschere ironiche della commedia. Il suo talento innato.
Nel 1969 “Amore mio aiutami” diretto dall’immenso Alberto Sordi, inaugura un sodalizio artistico di elevato livello. Nel 1970 “Dramma della gelosia” di Ettore Scola la vede recitare con un altro grande attore, Marcello Mastroianni. Fu la protagonista di film diretti da registi internazionali come “La pacifista” 1971 regia di Jancso’, “Il fantasma della libertà” 1974 regia di Bunuel, “Ragione di stato” 1978 regia di Cayatte.
Nel 1978 in televisione recita ne “Il cilindro” di Eduardo De Filippo.
A Teatro nel 1987 mette in scena “La strana coppia”, nel 1988 “Prima pagina”.



Altri film
1967 “La cintura di castità” di Pasquale Festa Campanile, 1970 “Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa” di Marcello Fondato, 1970 “Le coppie” episodi “Il frigorifero” regia di Monicelli e “Il leone” regia di De Sica, 1971 “Noi donne siamo fatte così” regia di Dino Risi, 1973 “Teresa la ladra” di Carlo Di Palma, 1973 “Polvere di stelle” di Alberto Sordi, 1976 “Basta che non si sappia in giro” episodi “Macchina d’amore” di Nanni Loy e “L’equivoco” di Luigi Comencini, 1977 “L’altra metà del cielo” di Franco Rossi, 1979 “Letti selvaggi” di Luigi Zampa, 1980 “Non ti conosco più” di Sergio Corbucci, 1981 “Camera d’albergo” di Mario Monicelli, 1981 “Il tango della gelosia” di Steno, 1982 “Io so che tu sai che io so” di Alberto Sordi, 1982 “Scusa se è poco” di Marco Vicario, 1986 “Francesca è mia” di Roberto Rosso (di cui curò anche la sceneggiatura), 1990 “Scandalo segreto” che diresse da sola e di cui scrisse la sceneggiatura.


Lavorò con un ritmo impressionante, quasi un film all’anno. Recitò al fianco di grandi attori e mai ne fu adombrata. Non fu la “spalla” femminile di qualcuno, come successe ad altre sue colleghe. Al contrario, dimostrò sempre il suo immenso valore, la sua arte, le sue acrobazie recitative, la sua verve, la sua straordinaria versatilità. Non puntò mai sulla sua bellezza, usando l’ironia anche per descrivere piccoli difetti che divennero camei preziosi e indimenticabili. Ed era bella, talmente bella da doversene difendere per non risultare banale. E banale non lo fu mai.
È e sarà sempre l’attrice italiana più caratteristica, quella che meglio sopportò le luci della ribalta, che seppe tenere a bada i fumi, spesso intossicanti del successo. Rimase sempre se stessa, sorridente nel volto ma ancor più nello sguardo, limpido e intenso. La sua gioia veniva dall’anima, dallo stesso luogo in cui trovava le sfumature dei suoi personaggi, quelli che noi ricorderemo sempre. La sua arte l’ha resa immortale.

Scrisse due libri autobiografici: “Sette Sottane” 1993, pubblicato con Sperling & Kupfer e “Il letto è una rosa” 1995 pubblicato con Mondadori.
“Paese sera” del 15 settembre 1973 il critico Callisto Cosulich dopo la visione di “Polvere di stelle” scriveva: “ … quanto agli attori, non è da oggi che ci siamo accorti che Sordi sia molto più contenuto (e quindi più accettabile) quando si dirige da se stesso. Di riflesso egli è costretto a contenere anche la Vitti, per non farsi sopraffare. A furia di contenersi insomma finiscono per formare una coppia ben assortita e assai efficace”.
Polvere di stelle” del 1973 rimane forse il film più celebre, quello più allegro, scanzonato, quasi un Musical di casa nostra. Lo sfondo della guerra, la vita di due girovaghi, due artisti un po’ arrangiati. Monica Vitti e Alberto Sordi, impossibile descriverne la grandezza. Tempi perfetti, ritmo incalzante, mai una pausa fuori posto. Risate e allegria. Una coppia artistica riuscitissima. Quando due stelle si incontrano, sulla stessa scena. Mai titolo fu più adatto.

Così voglio ricordarla ora, augurandole di poter vivere all’infinito le sue interpretazioni. Augurandomi di poter rammentare al mondo la semplicità di una donna italiana, di una grande attrice che ha fatto scuola ed è, ancora oggi, ineguagliata.








Premi come Miglior Attrice Protagonista
5 David di Donatello: 1963 “Le quattro verità”, 1969 “La ragazza con la pistola”, 1971 “Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa”, 1974 “Polvere di stelle”, 1976 “L’anatra all’arancia”, 1979 “Amori miei”
3 Nastri d’Argento: 1962 “La notte”, 1969 “La ragazza con la pistola”, 1976 “L’anatra all’arancia”
12 Globi d’Oro: 1961 “L’avventura”, 1968 “Ti ho sposato per allegria”, 1969 “La ragazza con la pistola”, 1970 “Dramma della gelosia”, 1971 “La supertestimone”, 1973 “La Tosca”, 1981 “Camera d’albergo”, 1984 “Flirt”, 1990 “Scandalo segreto”
6 Grolle d’Oro: 196 “L’avventura”, 1965 “Deserto rosso”, 1968 “Ti ho sposato per allegria”, 1969 “La ragazza con la pistola”, 1970 “Dramma della gelosia”, 1970 “Amore mio aiutami”
1 Ciak d’Oro alla Carriera
1 Leone d’Oro alla Carriera

La fantasia mi carica di emozioni, di desideri, di speranze. Tutte le donne dovrebbero scrivere per liberarsi dei fardelli che durante il tragitto non riescono a perdere.

I poeti non cambiano, ma forse cambiamo noi e dobbiamo fare una strada intima per ritrovare la poesia nella quotidianità.

Scoprire di far ridere è come scoprire di essere la figlia del re.

La poesia è una grazia, una possibilità di staccarsi per un po' dalla terra e sognare, volare, usare le parole come speranze, come occhi nuovi per reinventare quello che vediamo. Le donne mi hanno sempre sorpresa: sono forti, hanno la speranza nel cuore e nell'avvenire.

“A un certo punto della vita, a mia insaputa, devo aver deciso di dimenticare. Non dimenticare i dolori o gli errori, ma dimenticare fatti, persone, o forse solo confondere tutto.” “Il segreto della mia comicità? La ribellione di fronte all’angoscia, alla tristezza e alla malinconia della vita.”

Non mi poso mai sulle parole, ma sulle emozioni.

I colori, i suoni, gli sguardi raccontano il nostro tragitto. Un colore mi può incantare, uno sguardo mi può innamorare, un sorriso mi fa sperare.

Mi sono sentita veramente libera quando ho scritto il mio primo libro.

Faccio l’attrice per non morire, e quando a 14 anni e mezzo avevo quasi deciso di smettere di vivere, ho capito che potevo farcela, a continuare, solo fingendo di essere un’altra, facendo ridere il più possibile.

La mia giovinezza è il periodo che ricordo più spesso, anche se non è stato facile, ma pieno di parole che si confondevano con il teatro.



Tamara Marcelli
Artista poliedrica, eccentrica, amante dell'arte in tutte le sue forme. Una sognatrice folle. Ha studiato Lettere e Tecniche dello Spettacolo, canto e recitazione per oltre dieci anni e ha lavorato come attrice in alcuni importanti Teatri del Lazio. Scrive poesie, romanzi, testi teatrali, articoli e saggi.
Il blu che non è un colore,  Montag.
Il sogno dell'isola,  Montag.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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