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Le recensioni di Gianna Gambini: "Morte a Firenze" di Marco Vichi

"Il rombo del fiume impetuoso sembra un mare forza nove, e la ringhiera di ferro intorno alla statue di Benvenuto Cellini vibra come una corda di contrabbasso. Si sentono i tonfi degli alberi che si abbattono contro i pilastri del ponte. Tra i flutti fangosi si vedono passare cadaveri di mucche, automobili, armadi sfasciati, un grosso pullman che caracolla come una balena morta."

Con la consueta abilità nel fotografare luoghi ed epoche, Marco Vichi tratta in Morte a Firenze numerosi aspetti della società italiana degli anni Sessanta.
Questa volta il commissario Bordelli dovrà affrontare la sparizione di un bambino, le cui ricerche hanno luogo nei dintorni di Firenze, in quelle campagne ormai disabitate, poiché il boom economico ha portato i contadini a spostarsi verso le città per lavorare nelle fabbriche e nelle botteghe. La scomparsa, però, avviene in un contesto drammatico per la città e per i suoi abitanti, l'alluvione del 1966 e questo rende le indagini più lente e complicate.
Il fango che ricopre Firenze, che entra nelle case, nei negozi, negli edifici pubblici diventa nel romanzo metafora della melma che ricopre molti di coloro che hanno ruoli importanti nelle istituzioni cittadine. I due elementi messi a confronto hanno però una diversità non trascurabile: il fango trasportato dal fiume Arno verrà tolto dalle vie e dagli edifici grazie alla volontà dei fiorentini, ma anche di tanti giovani italiani e stranieri che si sono rimboccati le maniche per riportare la città ad una condizione di normalità; la sporcizia che invece invade le poltrone delle alte sfere permane ammucchiata nelle stanze del potere e la dedizione delle persone comuni non sarà sufficiente a riportare la trasparenza e la purezza.
Le pagine scorrono veloci mentre il commissario smette di giocare a guardia e ladri, dal momento che collabora con i delinquenti di strada, quelli che compiono misfatti, sì, ma soltanto per tirare a campare e si trova immerso in un gioco di ruolo più grande di lui, capendo a sue spese di essere la pedina più debole, quella che non ha alcuna speranza di giungere illesa al traguardo.
Nel romanzo, che conferma Vichi essere non soltanto uno scrittore di genere, ma un abile conoscitore dell'animo umano, c'é posto anche per i rapporti d'amore, relazioni in cui l'animo dei personaggi si svela a poco a poco e, come nella vita, le coincidenze fanno sì che ciò che apparentemente é irrealizzabile, diventi improvvisamente tangibile e concreto.
Un libro, questo, che lascia l'amaro in bocca al lettore, forse perché la società pre-sessantottina descritta dall'autore non differisce più di tanto da quella attuale.






Firenze, ottobre 1966. 
Non fa che piovere. 
Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Il commissario Bordelli indaga disperatamente, e durante le indagini arriva l’alluvione...
La notte del 4 novembre l’Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. 

Mentre la città è alle prese con quella inaspettata e inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non vien meno...






di Marco Vichi  TEA Edizioni Giallo   
ISBN 9788850229178  | cartaceo 9,00€  Acquista    




Gianna Gambini
Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Firenze. Dopo aver conseguito alcuni master e il diploma di specializzazione presso la SISS di Pisa, lavora come insegnante, presso la Scuola Secondaria di Primo grado. Sposata con una figlia vive nel comune di Terranuova Bracciolini.
Tartarughe marine, 0111Edizioni.

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