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Le recensioni di Sara Cancellara: "My little China girl" di Giuseppe Culicchia

Se provate a sbirciare la biografia di Giuseppe Culicchia, la troverete essenzialmente ironica. Per tutte le superiori passa il tema in classe al compagno di banco in cambio del compito di matematica, esame di maturità compreso. Purtroppo non conosce il norvegese, altrimenti avrebbe fatto di tutto pur di tradurre Knut Hamsun. Piccolo sogno nel cassetto ahimè. Ogni anno a Ferragosto guarda Il sorpasso. Desidera essere sepolto a Marsala. Non subito, però.
Ecco i suoi libri sanno di questo. Hanno un sapore speciale. Lo puoi distinguere tra mille, Culicchia sa distoglierti da tutto pur parlando di quel tutto. Ti mette il buon umore addosso, ti parla di un Walter Benjamin come se fosse il tuo vicino di casa e tu che leggi ne sai talmente tanto adesso che inizi ad avere uno di quei flussi di coscienza, dove le parole iniziamo a ribellarsi e a incrociarsi tra di loro e tu le metti in ordine e ne esci indenne e sei soddisfatto, e così facendo hai anche un bel sorrisone sulla bocca.
E di conseguenza diventi più spavaldo e baldanzoso. Hai come l'impressione di sentirti un piccolo Culicchia in provetta con un cervello da megalomane che ignoravi di avere, o che forse ti illudi di avere. Ma poco importa. Tu ci credi talmente tanto che non pensi più a nulla. Ormai ci sei dentro. Sei nel mondo culicchiano ed è difficile, molto difficile uscirne una volta che ci entri, perché ne rimani semplicemente affascinato.

"My little China girl" è il suo ultimo gioiellino, pubblicato da Allacarta, una collana in cui scrittori contemporanei raccontano le città del mondo attraverso il cibo. Culicchia, questa volta, se pur solo in apparenza, si stacca da Torino, città in cui vive  e su cui ha scritto molto, anzi moltissimo, per portarci in Cina, a Pechino e vi posso assicurare che ci riesce alla perfezione. Alla fine del libro, ho avuto davvero la sensazione di essere stata in questa grandiosa città e di aver visto con i miei occhi i posti menzionati, dalla Grande Muraglia al Palazzo d'Estate e la Torre del Tamburo.
Alla cena con le Autorità del Turismo c'ero anche io. Ebbene sì, ho avuto il privilegio di avere a disposizione ogni pietanza della cucina cinese davanti a me, su una tavola immensa. Io se fossi in voi i ravioli non li prenderei . Davvero li eviterei. Poi fate come vi pare. Cosa dice una tradizione a riguardo ? Beh, lo scoprirete. Io vado sul sicuro, anche se poi sicuro forse non è. Cosa non mangiano i cinesi!
Eppure non si può rimanere a stomaco vuoto in terra straniera. Fate come Culicchia. Mangiate e sorridete. Anche i cinesi lo fanno. Quando mangiano, quando vanno in bici per Pechino. Sorridono. Sorridono sempre. Voi sorriderete centoquaranta volte perché centoquaranta circa sono le pagine di questo libro. Un libro che si legge tutto d'un fiato. Culicchia ha il suo modo semplice e diretto di dire le cose e di raccontare che lo segui subito con curiosità e voglia di sapere. Non si può negare che Culicchia sia un autore brillante e simpatico, con una parlantina che non si esaurisce mai. La sua guida turistica, Carla, il cui nome ironicamente viene cinesizzato in Calla in tutto il libro, ne sa qualcosa.
Questo Mistel Culicchia che vuole pranzare a tutti i costi al ristorante del Partito Comunista Cinese è davvero testardo. Non a caso di segno zodiacale fa toro. Insomma se state progettando un viaggio in questo paese o avete il desiderio di andarci con l'immaginazione perché Pechino vi piace e vi attira, My little China girl è il libro giusto. È molto di più di una qualsiasi guida turistica. Non avrete le foto accattivanti con mille e luci ed effetti speciali o mappe per raggiungere un museo o un ristorante, ma avrete le parole, tante parole che messe insieme hanno il potere di farvi vedere davvero Pechino dai centri commerciali alla via della Seta. E dietro ad ogni parola troverete lo stato d'animo e le emozioni di un viaggiatore che davanti a una città come Pechino si sente improvvisamente impacciato. In altri posti con un po' di inglese o francese o tedesco si riesce a cavarsela, ma non a Pechino. Inevitabilmente scatta il rimpianto di essere partiti e si vuole ritornare a casa. Dormire, sognare, forse. Mah. La notte serve a quello in terra straniera a prendere confidenza un po' con l'ambiente e con la stanza d'albergo e fare scoperte interessanti. Spegnere l'aria condizionata è molto piu semplice negli alberghi di Pechino che in Italia.
La mattina arriva con tutti i buoni propositi e Culicchia a Pechino vuole vedere proprio tutto. Abbagliato da una città che non riposa mai e ogni giorno, in una modernità sfrenata, ti sfugge di mano si ritrova a visitare le stradine strette degli Hutong, che tanto gli ricordano il Balon dietro Porta Palazzo, a Torino. Gira i locali, dal Li Qun Restaurant al The Schoolhouse che descrive e recensisce accuratamente. Se ci dice che al Mei Fu Jia Yan si mangia non bene, ma divinamente fidiamoci, perché in questo ristorante i piatti, della tradizione imperiale oltre ad essere deliziosi hanno anche poteri tonificanti e curativi in quanto agiscono sulla pelle e sulle corde vocali.
Un Culicchia buongustaio, dunque, e anche un po' nostalgico. Per fortuna che, nella vita mai dire mai e tutto può succedere, anche a Pechino. Non è proprio cosa scontata che all'aeroporto, mentre si torna a casa, il militare che ti controlla il passaporto ti parli di calcio in  inglese.
"Torino, football - il che subito fa pensare alla squadra di Buffon e Chiellini. Dai Culicchia, abbiamo sorriso tutto il tempo e non ce lo concedi nemmeno sul finale? - Grande Torino. The best team ever". Sacrosante le parole del militare.
Culicchia sorride e sorridiamo anche noi.


Pechino. 
Non c'è città in cui ci si senta stranieri come questa. Sarà che c'è la nebbia anche con il sole. Sarà che i viali sono lunghi quaranta chilometri. Sarà che lo skyline cambia continuamente e le cose vecchie lasciano spazio a quelle nuove e quelle nuove a quelle nuovissime, all'infinito.
Così anche la storia si sfarina, sommersa da cantieri eretti su cantieri. 
A Pechino vai dove devi, non dove vuoi. Ad esempio: sei certo che il prezzo da pagare al ristorante del Partito Comunista Cinese sia solo quello del conto?
L’autore di "Tutti giù per terra" è stato a Pechino per una settimana ostaggio della costringente cortesia della guida turistica affiancatagli dal Segretario del Sottosegretario del Ministro. Tra grattacieli in costruzione e social network bloccati, tra alberghi scintillanti e ristoranti turistici, tra tour organizzati e spiedini di scorpione, Culicchia ha fatto l’unica cosa che davvero non doveva fare: sfidare l’autorità. E insistere fino allo sfinimento per visitare il Ristorante del Partito Comunista Cinese riportato sulla sua guida ma del quale, a Pechino, nessuno pare aver mai sentito parlare (così come dei fatti di piazza Tienanmen).
D’un tratto la commedia si fa thriller: che fine ha fatto Carla, la guida di cui Culicchia si è lamentato con l’Assistente dell’Assistente del Viceministro? Che cos’è questo grande salone deserto dominato dal ritratto di Mao che spacciano per il Ristorante del Partito Comunista Cinese?

di Giuseppe Culicchia  | EDT | Romanzo 
ISBN 978-88-5920-776-4 | ebook 4,99€ Amazon | cartaceo 6,72€ Amazon




Sara Cancellara
Lucana di origine, studi classici alle spalle ed educatrice scolastica vive a Torino. Si pone mille domande al giorno alle quali non è sempre in grado di rispondere. Il cinema è la sua seconda casa. Adora Firenze. Ama l'arte, la letteratura e i viaggi, quelli reali e quelli che i libri meravigliosi le permettono di realizzare ogni volta che li ha tra le mani.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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