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In primo piano

Le recensioni di Ilaria Biondi: "Essenze di giorni sognanti - Lettere ai tempi dei social network" di Chiara Dall'Ara

L’ineffabile profumo della carta. La trama di polvere della filigrana che s’intravvede in controluce. L’impercettibile brusio della penna, che lieve scava un solco di capricciosi svolazzi, leggeri colpi di pennello capaci di trattenere sulla superficie un frammento di realtà. Gesti lenti e misurati. Un rituale che ha in sé qualcosa di sacrale.
Il fascino imperituro della lettera. Lo spazio bianco che, forse meglio e più di ogni altro, è pronto ad accogliere le nostre tempeste interiori. Ancora oggi, in un’epoca in cui la comunicazione e la trasmissione di informazioni sono dominate dalla velocità e sono affidate a strumenti efficienti come l’e-mail, gli sms, le chat. Anzi, proprio in un momento storico così fortemente impregnato di tecnologia, il sapore antico della lettera – anche nella sua versione più moderna e prosaica, scritta al computer e impressa con una stampante laser – continua a esercitare un sortilegio sottile ma tenace, come flauto incantatore carico di promesse che la nostra anima in subbuglio insegue docilmente, lungo le vie dell’ignoto ….
Chi si cimenta in questa arte scrittoria, erede di una tradizione secolare di bisbigli, pensieri, emozioni, tumulti, tormenti, lampi di gioia e luci dorate traversate da ombre fuggevoli, è personaggio capace delle più sublimi bizzarrie ….

“Pare accertato uno strano comportamento di chi scrive lettere d’amore: non le spedisce neppure, pago del solo fatto di averle scritte. Emily Dickinson, per esempio, componeva continuamente lettere di ogni tipo: d’amore, commenti, letterari e poetici, agli amici, ai parenti, a destinatari sconosciuti; poi le nascondeva, legate con un nastro, nel cassetto della scrivania.”
[cit. da Elisabetta Bucciarelli , Scrivo dunque sono]

La protagonista del romanzo epistolare di Chiara Dall’Ara sembra legare, pure lei, le sue missive con lo spago invisibile dei suoi sogni di bambina e dei suoi guizzi di adolescente appassionata, audace funambola che correva sul filo pericoloso e inebriante del proprio incurante istinto, rinchiudendo i battiti del cuore che si aggrappano ad ogni pagina delle lettere entro un cassetto chiuso a chiave.
Ma l’acuta nostalgia, che come nembo inquieto avvolge, protegge, custodisce un passato che deve rimanere passato, ma che si ostina ad uscire dal guscio delle memorie e dei fogli sparsi per diventare presente, o forse futuro, non le lascia tregua e invade parole e pensieri.
La ragazza di allora, divenuta donna, ritrova Antonio, l’amore dei suoi lontani anni spensierati, sulle pagine di Facebook e quell’incontro a distanza, filtrato dallo spazio virtuale della chat, sembra scatenare un uragano di sensazioni in lei, che ella cerca di arginare, comprendere, forse anche soffocare, imponendosi di comportarsi in maniera adulta e responsabile.
Chiara e Antonio, come apprendiamo dalle parole di lei, dopo quell’improvviso e forse inatteso ritrovamento continuano a rimanere in contatto attraverso gli scambi veloci e immediati della chat, ma di comune accordo si concedono un luogo d’incontro “altro”, intimo, tutto per loro, senza il timore che qualcun altro possa spiare dal buco della serratura.

“Caro Antonio, ci siamo appena ritrovati su Facebook e, come concordato, ti racconto di me attraverso delle lettere”. 

Un luogo, soprattutto, ove l’anima possa distendersi, come corolla che si dischiude ai primi raggi dell’alba, piano, piano, senza correre, inseguendo la voce del vento e il moto flessuoso del proprio stelo.
Le “essenze dei giorni sognanti” forse possono essere colte e fermate solo sulla carta, cullate dalla solitudine, dal ripiegamento su di sé, dalla lentezza che solo la scrittura mediata della lettera consente.
E scrivere di sé – per Antonio o forse per se stessa – è il modo che sceglie Chiara per non sprofondare, per aggrapparsi alla luce che brillava un tempo nel cuore e per sottrarsi al buio della notte ombrosa che vuole inghiottire tutto senza pietà …

“Antonio te l’ho già detto, sei una terapia, nonostante sul foglio ci sia soltanto io”.

Chiara scrive ad Antonio per ricucire il filo di un tempo perduto, di un pezzo di stoffa che un giorno di tanti anni prima si è sfilacciato, squarciato, strappato. Non per riprendere da dove quel binario si è interrotto – entrambi hanno una propria vita adulta insieme ad altre persone – ma solo per raccontare di sé, colmando un vuoto e un silenzio lunghissimi. E l’Io di Chiara, come acqua che vuole scorrere a valle, colma e si espande. E scrive ….
E ogni spazio di scrittura colmato dalle sue parole è come tessera di puzzle che, insieme agli altri frammenti vetrosi, cerca di comporre un ritratto di lei.
I manuali per sofisticati sistemi elettrici, che Chiara realizza per conto di una multinazionale bolognese, raccontano di una donna che lavora con impegno, dedizione, abnegazione e professionalità in un universo maschilista e gretto che guarda a lei con sarcasmo, invidia e una buona dose di grossolanità. Una donna plasmata sui bisogni e le esigenze di una scrittura tecnica: precisa, concreta, senza sbavature, efficiente.
Il taccuino al quale ella accenna a più riprese, e al quale demanda il compito di raccogliere e accogliere il suo lato più oscuro, le linee spezzate del suo percorso, le pene rugose di un’anima sempre in bilico su abissi infidi, è specchio della sua nascosta fragilità, che ella cela accuratamente dietro la corteccia solida di una parvenza adulta, forte, matura, inossidabile e incrollabile.
Gli scambi in chat dicono la modernità della protagonista, il suo necessario dover camminare al passo coi tempi. La velocità di un mondo che non può fermarsi. Un treno dal quale però, forse, a volte lei vorrebbe scendere.
Tutti questi universi si riflettono e si ricompongono nelle lettere, la sola scrittura di Chiara alla quale il lettore abbia direttamente accesso. In esse si aprono spiragli, piccoli squarci, nei quali affiorano i tanti Io della giovane donna. Affiorano. Si sovrappongono. Si compongono, per scomporsi subito dopo. Perché più dice e più scrive, Chiara, e meno dice di sé. La sua parola si arresta, con pudore, o con paura, sulla soglia della propria anima. Ad un passo dal varcare la porta. O dal rovinare giù dal burrone.
Lo stile rapido e la concreta solidità della comunicazione multimediale (come recita il sottotitolo si tratta infatti di “lettere ai tempi dei social network”) in parte si riversa nelle lettere e le contamina. Le missive di Chiara sono piuttosto brevi, a tratti asciutte, dallo stile fresco e scorrevole, il tono è colloquiale e a tratti ironico, l’andamento è prevalentemente cronachistico: “nelle lettere, parlerò della quotidianità”.
Esse coprono un arco di due mesi e inanellano tante informazioni sulla vita attuale della protagonista: la convivenza a Budrio con Stefano, il lavoro a Bologna, il ritorno nei fine settimana e durante le feste a Cesena, la morte del padre, le rare uscite con una cara amica, i viaggi avventurosi, la malattia di un ex collega, il forte senso di giustizia sociale, il disprezzo per tanta politica nostrana.
Programmare. I viaggi. La vita di coppia e la futura, forse possibile maternità. Ogni tappa del percorso lavorativo. Controllare. Sensazioni, emozioni, ricordi. Solo fugaci accenni alla madre, che ogni fine settimana sembra aspettarla a Cesena. La morte del padre, raccontata con sospetto distacco.
Ma sotto la superficie placida di una vita che sembra piena di promesse, di traguardi raggiunti e di sogni che non tarderanno a realizzarsi, qualcosa di insondabile sembra increspare le acque, scombinare le carte. La sua anima bambina d’improvviso salta fuori. Per qualche istante fugace il cuore si libera dalla morsa del gelo, che soffoca ma protegge. Il terrore di rompere la corazza e lasciarsi andare ….
E dietro lo stile piano, che racconta di giornate normali, emerge – appena, quasi impercettibile, appena esibita, eppure forte e sincera, come grido trattenuto, come anima chiusa in gabbia che appena osa uno sfarfallio di ali – la tensione emotiva, che vola sulle ali di un lirismo delicato e puro. L’emozione. Il ricordo del primo bacio. I giorni di gioventù soffusi di dolce tenerezza. Non forse, o non tanto, la bellezza di quell’amore fresco, quanto la bellezza di come lei e Antonio erano allora, quando lo spirito danzava libero e la sua giovane anima poteva ancora sognare, e sentire. Le parole delle canzoni – De André, Cat Stevens, Baglioni, la Nannini – sono lì con la loro indimenticata forza poetica per riportarla alla propria candida spontaneità, come istantanee che si aprono una breccia nel muro della mente, per qualche attimo senza tempo. I versi intensi delle sue poesie, sui quali aleggia una nota di mestizia dolente, additano con garbo ai suoi interiori cedimenti, alle crepe che si aprono nella sua ostentata sicurezza.
Appartengono alla sua anima nascosta e che vuole nascondersi anche il turbamento provocato dalla figura del padre, sul letto di morte, turbamento tradito dai versi di una poesia struggente, così come l’attaccamento viscerale alla città dell’infanzia, della famiglia, dei suoi anni più vivi, la sanguigna Cesena di Casadei contrapposta alla fredda Bologna. Quest’ultima, il lavoro e la sua vita di coppia appartengono alla sfera della ragione, all’ora, forse al futuro, mentre la sua amata città, la città-madre dalla quale non riesce e non vuole staccarsi del tutto – è invece il contenitore degli affetti, dei ricordi dell’amore con Antonio, della se stessa di allora, del senso di ribellione civica, della compassione sincera per la sorte impietosa di una cara persona, del senso dell’avventura e dell’imprevisto, della naturalezza e genuinità, della dolcezza e dell’ingenuità infantile. Cesena e il vortice di sensazioni, sentimenti, passioni e memorie che attorno ad essa ruotano sono il cuore pulsante che batte nel suo petto, che la strappano ai vuoti di giornate insoddisfatte, demoralizzate e stanche, al peso di responsabilità e impegni che prepotenti irrompono nei suoi giorni e nelle sue notti, negando spazio e tempo a qualsiasi altra cosa.
Sono dunque lettere d’amore, quelle di Chiara ad Antonio, di un amore che vuole vivere, che pretende, esige di rinascere come brace che non accetta di smettere di ardere? O sono lettere che cantano, sommesse e delicate, di un amore lontano, che può vivere solo nelle perdute contrade del ricordo e del rimpianto? O forse ancora sono lettere che Chiara scrive come se fosse allo specchio, cercando nelle parole e nel proprio antico volto uno scoglio al quale aggrapparsi?
Chissà dove andrà a finire l’anima di Chiara, che dietro l’armatura di donna determinata, decisa e coraggiosa forse è rimasta la stessa ragazzina di un tempo: “Ricordami così, in fondo non sono mai cambiata.”
E chissà che strada prenderanno le sue lettere, quando il nuovo anno stenderà una volta ancora, e sempre, il suo manto di promesse di rinascita …. Promesse nelle quali crediamo, o forse vogliamo e dobbiamo credere, aspettando che il sole splenda nuovamente, e più che mai, che la neve si dissolva e il cielo torni ad essere limpido …



"Essenze di giorni sognanti" è un’opera dalla profonda connotazione intimistica che, usando lo strumento della lettera, apre al lettore le porte dell'anima di Chiara, l’io narrante. 
In un'epoca in cui la comunicazione ha assunto nuove forme, la protagonista sceglie infatti una modalità ormai fuori moda: la lettera, appunto. Il destinatario è Antonio, suo amore adolescenziale, ritrovato virtualmente in un momento in cui, a causa di delusioni e piccole fratture interiori, far crollare una storia traballante sarebbe facile. 
Ecco allora che viene riversato su carta il turbinio di emozioni che devastano, che generano dubbi e incertezze, che riaccendono ricordi sopiti... Un’ondata di sentimenti che trova libero e impetuoso sfogo, ma passato l'iniziale impulso queste emozioni sedimentano e restano parole scritte su lettere mai inviate, al contrario delle chat nelle quali invece invio e ricezione sono immediate, in tempo reale. 
Scegliendo questa strada Chiara avrà modo di interfacciarsi con la parte più profonda del proprio io, cercando un equilibrio, provando a capire cosa desidera realmente, evitando al contempo di commettere errori dei quali potrebbe poi pentirsi.




di Chiara Dall'Ara  | Senso Inverso Edizioni | Narrativa, diario epistolare 
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Ilaria Biondi
Laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Bologna. Durante il Dottorato di Ricerca in Letterature Comparate vive per lunghi periodi in Francia. Si occupa di traduzione letteraria e critica della traduzione, di letteratura francese e belga (in lingua francese) e letteratura tedesca dell’Ottocento. È appassionata di letteratura fantastica , science-fiction, letteratura al femminile, di viaggio, per l’infanzia e poesia.
Raymond Radiguet. Giovinezza perduta, eterna giovinezza, Delta Editrice.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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