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In primo piano

Anteprima: Daniela Lojarro racconta "Fahyron", nell'intervista di Valentina Gerini


FAHRYON 
di Daniela Lojarro 
GDS Editrice | Acquista 
Fantasy
ISBN B012JOPXW4 
ebook 2,99€ | Amazon  
cartaceo 15,90€ | Acquista

Dopo secoli di pace e prosperità per il regno di Arjiam si profila una minaccia: il nobile Mazdraan, affascinante e astuto Primo Cavaliere del Re, contravvenendo a tutti i divieti imposti a suo tempo da Sahrjym, pratica la Malia con cui, all’avverarsi di determinate condizioni, potrà ottenere addirittura il controllo assoluto delle vibrazioni del Suono Sacro, il divino principio creatore di tutto l’universo.
Il compito di ripristinare l’equilibrio della magia e d’impedire che il Mondo creato precipiti nel caos, spetta alla giovane Fahryon, neofita dell’Ordine sacerdotale dell’Uroburo, il cui cammino sembra casualmente incrociarsi con quello del nobile Mazdraan, dell’anziano Magh del Conclave Tyrnahan, tenace e irriducibile avversario del Primo Cavaliere, e dell’ingenuo e valoroso Cavaliere Uszrany.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.




Nella presentazione esclusiva di oggi abbiamo con noi un’autrice emergente, Daniela Lojarro, che ci parlerà in maniera approfondita di uno dei suoi lavori “Fahryon”. Questo libro e “Il risveglio di Fahryon” rappresentano i primi due episodi della saga fantasy “Il Suono Sacro di Arjiam”.

Ciao, Daniela, ti diamo un caloroso bentornato in questo spazio virtuale. Prima di parlare del tuo libro, presentati ai lettori che ancora non ti conoscono. Chi è Daniela Lojarro? 
Sono una donna appassionata e passionale che vive sempre tutto sulla sua pelle. Ho avuto il dono della voce che ho potuto sviluppare grazie all’appoggio dei miei genitori e di mio marito. Dal palcoscenico e dalla vita “raminga” del cantante lirico in giro sui palcoscenici di tutto il mondo in questi ultimi anni sono passata alla musico-terapia.
Prima di questo cambiamento ho passato un periodo di trasformazione in cui mi sono dedicata alla scrittura e allo studio.
Non vedo, però, le mie attività, cantante, terapista, scrittrice, distinta una dall’altra: le considero piuttosto sfaccettature del mio modo di esprimere emozioni, passioni sfruttando le diverse possibilità di comunicarle con suoni o parole. Non riesco sempre a svolgere tutto contemporaneamente e ci sono periodi in cui mi dedico di più alla scrittura, altri in cui privilegio il canto e altri ancora in cui principalmente svolgo la mia attività di musico-terapista. Ciò che unisce e accomuna i vari aspetti, direi quasi il marchio di fabbrica della mia personalità, è il comunicare emozioni e risvegliarle. Come cantante e musicista, questo significa conferire la sfumatura giusta a note e parole affinché trasmettano il movimento dell'animo che sta alla base del pensiero creativo del compositore a chi ascolta. Come scrittrice, cerco la parola, fra tutte quelle che usiamo nelle relazioni sociali quotidiane, capace di suscitare nel lettore la vibrazione legata all’emozione come se la stesse vivendo o rivivendo. In entrambi i casi sono alla ricerca della risonanza che mi pare più consona o dell'accordo che faccia vibrare e che metta, appunto, in risonanza scrittore e lettore.

Una storia fantasy quella di “Fahryon”. Una storia in cui due giovani si trovano coinvolti nella lotta per salvare il loro mondo. Raccontacene brevemente la trama.
Secondo la leggenda il regno di Arjiam fu fondato dal mitico re-taumaturgo Sahrjym che, con la sua guida saggia e illuminata, pose fine alle sanguinose lotte per il potere fra le nobili famiglie e i vari capi tribali che lo avevano a lungo dilaniato. Sahrjym poi, per organizzare il paese, fondò l’ordine militare dei Cavalieri del Grifo. Ai Cavalieri del Grifo Sahrjym confidò la difesa dei confini del regno, la tutela dell’ordine e l’amministrazione della giustizia. Invece, ai Magh dell’ordine sapienziale dell’Uroburo, Sahrjym affidò la custodia della magia che permetteva di unirsi alla vibrazione del Suono Sacro: la Sintonia. Questa magia, però, fu spezzata dal desiderio di onnipotenza dell’uomo: nacquero così l’Armonia, una magia positiva legata al Suono e la Malia, una magia negativa legata al Silenzio. Lo studio e la pratica della Malia furono proibite da Sahrjym. Dopo secoli, però, l’affascinante e astuto nobile Mazdraan, contravvenendo a tutti i divieti imposti a suo tempo da Sahrjym, ha deciso di servirsi della Malia: addirittura, all’avverarsi di determinate condizioni, potrà ottenere addirittura il controllo assoluto delle vibrazioni del Suono Sacro, il divino principio creatore di tutto l’universo. Il compito di ripristinare l’equilibrio della magia e d’impedire che il Mondo creato precipiti nel caos, spetta alla giovane Fahryon, neofita dell’Ordine sacerdotale dell’Uroburo. Il suo cammino sembra casualmente incrociarsi con quello del nobile Mazdraan, dell’anziano Magh del Conclave Tyrnahan, e dell’ingenuo e valoroso Cavaliere Uszrany ma scoprirà che “Nulla è solo ciò che sembra”. 

Ci confidi come ti è venuta l’idea? Qual è stata l’alchimia o turbamento interiore che ha innescato la trama?
Nel periodo di passaggio che ho attraversato è tornata a sbocciare la passione per la scrittura come spinta interiore, come necessità di elaborare letture, passioni, emozioni, ricordi prima di compiere il salto tra l’attività artistica e quella di terapista. In particolare l’idea del mondo di Arjiam è nata dalla forte impressione ricevuta durante la visita alla Gola del Furlo nelle Marche. La strada romana a picco sul torrente e l’antichissima galleria scavata nella roccia si sono così trasformate nella strada e nel portale che mi hanno condotto ad Arjiam dove ho trovato i personaggi in attesa … o in cerca d’autore! Infatti, I personaggi principali si sono manifestati per primi e fin dall’inizio abbastanza chiaramente. Però, prima di buttarmi nelle loro vicende, ho creato minuziosamente la storia, la società, il tipo di cultura, di architettura del mondo in cui si sarebbero trovati ad agire: senza queste premesse sarebbe stato impossibile delineare lo sviluppo di un personaggio che è anche determinato nel suo modo di agire e pensare dal contesto in cui nasce e si trova ad agire. Inoltre, non volevo usare la magia a casaccio o come deus ex machina per cavare d’impaccio i protagonisti e far progredire l’intreccio. La magia di Arjiam, infatti, è vincolata a precise condizioni e i personaggi, nello scontro tra i due aspetti della magia, quello positivo l’Armonia e quello negativo la Malia, devono sottostare a delle “regole”. Lo sviluppo delle idee di base mi ha richiesto, perciò, molto tempo.
Poi, ho scritto di getto, lasciando di tanto in tanto “riposare” per riprendere poi in mano per completando a strati, ampliando, eliminando, spostando o inserendo nuovi personaggi. La strada che ho percorso era in continua evoluzione ma con un punto fermo: il mio amore per il mondo del suono.
Da sempre il suono in senso ampio è al centro della mia vita e dei miei interessi. Ho letto molto approfondendone i più svariati aspetti che poi sono confluiti naturalmente nel libro senza che nemmeno me ne accorgessi: quello fisico (fondamentali gli studi del fisico tedesco del XVIII° sec. Ernst Chladni sugli effetti del suono sulla materia, branchia della scienza che si chiama cimatica, ripresi e ampliati nel XX° sec. dallo svizzero Hans Jenny); quello neurologico/biologico (l’importanza dei giusti stimoli acustici per nutrire il nostro cervello, per creare nuove sinapsi, per sostenere la mielinizzazione del sistema nervoso e i nomi in questo campo sono innumerevoli, Oliver Sachs, oppure il biologo-ricercatore italiano Carlo Ventura che ha scoperto il “suono” del DNA subito ribattezzato il suono della vita); quello mitologico e filosofico (Pitagora per le relazioni tra suono, matematica e geometria; le numerose tradizioni che in tutto il mondo fin dagli albori dell’umanità attribuiscono al potere del Suono la creazione dell’universo come le Upanishad, il mito egiziano del dio Thot, o la tradizione cristiana dal vangelo di S. Giovanni). Questa è l’alchimia della saga del Suono Sacro di Arjiam. 

Descrivici brevemente i protagonisti e dicci a quale personaggio sei particolarmente legata e perché. Ce n’è uno che in qualche modo ti rappresenta?
L’eroina della storia è Fahryon, giovane neofita dell’Ordine sapienziale dell’Uroburo, custode dell’Armonia, la magia legata al Suono Sacro. Mazdraan, l’antagonista, è nobile Primo Cavaliere del re, capo dell’ordine dei Cavalieri del Grifo e in gioventù anche Magh.
Attraverso l’iniziazione al mistero del Suono Sacro, Fahryon compie un cammino alla ricerca dell’equilibrio delle sue forze interiori, cuore, animo e mente che, nel racconto, ho indicato come Armonia. È un personaggio in fieri: da qui le sue incertezze, il suo continuo mettere in dubbio le conoscenze acquisite e la necessità di mettersi sempre alla prova fino all’ultima che sarà quella decisiva. Mazdraan, al contrario, è un uomo sicuro di se stesso. Il fascino che emana la sua persona lo rende temibile: chiunque lo avvicini, non può sottrarsi alla seduzione della sua voce calda e sensuale, perdendo perfino di vista il valore delle sue parole per lasciarsi avvolgere, o cullare da essa. Riassume in sé la forza dell’eloquenza, la determinazione, la capacità di piegare la volontà altrui alla propria senza minacce dirette: gode nel vedere gli altri soccombere davanti alla sua placida calma, si bea nel far perdere le staffe al prossimo.
Lui, al contrario, non perde quasi mai la pazienza, trova il modo di sorridere anche quando vorrebbe lasciarsi prendere dall’ira e s’infuria con se stesso quando, rarissimamente, perde il controllo. È un uomo assetato di potere e disposto a tutto pur di ottenerlo senza lasciarsi mai distrarre da nulla né da giuramenti, né da affetti, né da legami familiari. Non esercita il potere per un motivo preciso: lo ama. Ogni sua frase, ogni mossa, ogni pausa o ogni parola sono soppesate, calcolate e mirate per raggiungere uno scopo preciso: il Potere.
Se dovessi usare un’immagine per descrivere i due personaggi, identificherei Mazdraan con una solida roccia e Fahryon con l’acqua che, in costante movimento, alla fine riesce a modificare e a distruggere anche la pietra. È un aspetto del personaggio che può suscitare anche fastidio se si preferisce la netta caratterizzazione del personaggio fin dall’inizio; ma a me ha permesso di tessere attorno al suo cammino la storia. Mazdraan sicuramente è il personaggio cui sono più legata perché mi ha letteralmente preso la mano diventando un cattivo affascinante, una sorta di Don Giovanni fedele a se stesso e a ciò che vuole fino alla fine. Uno che mi rappresenti … Beh, sono convinta che ogni autore nasconda un po’ di sé in ogni personaggio: sta al lettore scoprirlo!

C’è qualche messaggio segreto celato tra le righe, che speri di trasmettere al lettore?
Ammetto di aver “nascosto” nelle vicende dei personaggi i temi che più mi stanno a cuore: amore in tutte le sue declinazioni dall’amicizia all’amore passionale, erotico; impegno nel sociale, responsabilità nei confronti del prossimo, lealtà e chiarezza nei legami di qualunque genere, impegno civile, rispetto e tolleranza. Con Armonia, infatti, non intendo solo l’aspetto puramente sonoro ma soprattutto la capacità di ascoltarsi, di ascoltare e quindi di andare verso l’altro e di entrare in rapporto con lui perciò di «armonizzarsi» con lui. Non oso parlare di altruismo e bene comune come fine supremo per l’uomo, non sono così idealista o sognatrice, soprattutto alla mia età; ma restano per me alla base della possibilità per l’uomo, anche della nostra epoca, di svilupparsi … E per sviluppo non intendo quello tecnologico che dovrebbe essere solo un mezzo non un fine da perseguire. Su questo si fondano le scelte della mia vita che non distinguo in quotidiana e artistica: è la mia vita nella complessità delle sue sfaccettature.

Quale giudizio hai riscontrato nei lettori da quando questo libro è uscito?
Fino ad ora giudizi da buono a ottimo! Non potrei essere più contenta dell’accoglienza ricevuta da entrambi gli episodi. Soprattutto sono felice che la maggior parte dei lettori e anche di chi lo ha recensito abbia apprezzato l’originalità del mondo sonoro, dell’ambientazione, l’accuratezza dello stile e, soprattutto, le tematiche che reggono la storia. 

La fine del tuo romanzo l’hai decisa tu o l’hanno decisa i tuoi personaggi? I lettori ti hanno dato suggerimenti, dopo aver letto il libro, su un altro possibile finale?
Fin da subito avevo in mente la “scena” che volevo avere alla fine ma come dovesse essere risolta la situazione … No, sono stati i personaggi stessi a svelarmelo e me lo hanno tenuto nascosto fino alla fine lasciandomi con il fiato sospeso e ad arrovellarmi nel dubbio. Direi piuttosto che i lettori che sono stati ammaliati da un certo personaggio (non dico quale!) mi hanno scritto per indagare se lo troveranno ancora nelle prossime avventure!

Perché un lettore dovrebbe leggere “Fahryon”? Anzi, rendiamo più complicata questa domanda: perché un lettore che non ama particolarmente il genere fantasy dovrebbe leggere il tuo libro?
Il fantasy è un genere letterario in cui gli elementi dominanti sono il soprannaturale, l’allegoria e il simbolo. Si è sviluppato nella seconda metà dell’800 ma vanta illustri antenati: basta pensare al bagaglio di miti e leggende che vanta ogni popolo, riconducibile a eventi sovrannaturali o ad atti eroici impossibili, allegorie della lotta tra bene e male. Il fantasy classico, come del resto l’espressione artistica in generale, non è solo una lettura d’evasione. L’arte ha da sempre un effetto catartico: il lettore o lo spettatore, identificandosi con il protagonista, partecipa delle sue emozioni, dei suoi dolori, delle sue gioie, vivendo le sue avventure, le sue scoperte, i momenti tristi e lieti traendone spunti di riflessione su se stesso e sulla società, maturando. Ogni storia, ogni mito, ogni favola tratta dell’umanità e dei suoi problemi universali, offre esempi di soluzione delle difficoltà in un linguaggio che arriva direttamente oltre ogni barriera logica. Direi che è questo l’obiettivo delle mie attività e quindi anche del mio scrivere: desiderio di comunicare e di guardarsi dentro lasciandosi andare nel profondo di se stessi. In una parola: non temere di emozionarsi. 

Concludiamo questa presentazione, con i link dove si possono trovare altre informazioni su di te, sui tuoi libri. 



Grazie per essere stata con noi, Daniela. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.
Grazie a voi per avermi ospitata e per la chiacchierata!



Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.

About Valentina Gerini

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