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[Inediti d'autore] Racconto: "La verità su Cappuccetto Rosso (e il Lupo)" di Giulia Mastrantoni


Quando intravide il lupo, Cappuccetto Rosso capì di essere spacciata. Era bello. Bello come nessun altro. Cappuccetto Rosso lo guardò senza farsi notare troppo. Lui parlava con i suoi amici, mentre lei era nascosta dall’orda delle sue amiche.
Era l’ora di educazione fisica, l’unico momento in cui le prime e le quinte si ritrovavano insieme in cortile. Lui aveva diciotto anni, lei tredici. Tutti dicevano che non era un tipo di cui fidarsi, che nascondeva qualcosa. Ma a lei cosa importava delle malelingue?
Cappuccetto aveva deciso che il giorno dopo, a S. Valentino, avrebbe cercato di avvicinarlo all’uscita da scuola. Quel pomeriggio avrebbe preparato un paniere pieno di dolci da portare alla nonna e, strada facendo, ne avrebbe nascosto uno sotto l’abito, per darlo al Lupo il giorno dopo. Si sarebbe dichiarata e lo avrebbe preso per la gola. Era l’amore della sua vita.
«Mamma, vado io dalla nonna!»
«Guarda che tra un po’ piove...»
«Non importa, prendo l’ombrello».
Cappuccetto uscì di casa e, nella foga del momento, dimenticò l’ombrello. Poco male, c’era un bellissimo sole.
Dieci minuti più tardi, i fulmini non smettevano di illuminare il cielo nerissimo che incombeva sulla foresta. Tutto sembrava presagire pericoli. Non c’era una sola ombra che non spaventasse Cappuccetto. Il fango continuava a farla scivolare per terra e si riusciva a mala pena a distinguere i tronchi d’albero, in quel buio infernale.
Qualcuno si mosse nell’ombra.
Cappuccetto stava per essere mangiata.
Una presenza incombeva su di lei, ma non avrebbe saputo dire da che direzione provenisse. Stava per morire. Pensò al sole e alla nonna. Al sorriso della mamma. Ai cerbiatti che non avrebbe più rivisto.
Quando il Lupo sbucò fuori dal nulla, Cappuccetto capì di non avere scampo.
«Cosa ci fai qui?»
«Andavo dalla nonna», sussurrò impallidendo.
«E non sai che è pericoloso?», disse tenebroso.
Cappuccetto era ammutolita, tremante dalla paura.
«Sai chi sono io?»
Annuì.
«Non posso portarti a casa, la mia macchina è in panne. Ma possiamo ripararci lì».
Cappuccetto lo guardò basita.
«Si è bloccata una ruota con il fango», spiegò il Lupo osservando l’espressione inebetita di Cappuccetto.
Lei non si mosse.
«Hai capito?»
Poco dopo erano nella macchina di lui. Cappuccetto ancora non proferiva parola.
«Com’è che ti chiami?»
Cappuccetto fece un respiro profondo e poi rispose. Ma l’emozione ebbe la meglio e...
«Che occhi grandi che hai».
«Scusa?»
«Cappuccetto Rosso», si corresse arrossendo. Ma il Lupo aveva sentito benissimo. La osservò intenerito.
«Lo sapevo già come ti chiami. Ripetimi quello che hai detto prima».
Cappuccetto lo guardò perplessa e imbarazzata: «Che occhi grandi che hai?»
Il Lupo la guardò negli occhi e poi le sussurrò: «Sono per guardarti meglio. Nei pochi momenti in cui ti intravedo durante le ore di ginnastica».
Per tutta risposta il cuore di Cappuccetto prese a ballare la samba, ma l’emozione, almeno questa volta, non ebbe la meglio: «Che bocca grande che hai».
«Ѐ per baciarti meglio».
E fu così che Cappuccetto e il Lupo iniziarono la loro storia d’amore. Le malelingue si divertono ancora a dire che il Lupo la mangiò. No. Però il paniere di dolci non arrivò mai dalla nonna. Lo divorarono tutto loro in macchina, aspettando che spiovesse. Fu il primo di una lunga serie di pomeriggi dolciari.


Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, edito da Edizioni Montag, è la mia prima antologia di racconti.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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