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[Palcoscenico] Rapunzel, un musical da sogno, recensione di Gianna Gambini


Rapunzel di Marco Colombi, no spettacolo che stupisce, affascina e appassiona.

Che il teatro mescoli realtà a fantasia, normalità a magia, non è una novità. Non lo è ancora di più se il luogo che ospita questa trasposizione di mondi è il Teatro Verdi di Firenze, una nicchia fatata, di stucchi dorati e velluto rosso, vicina ad una delle piazze più belle d'Italia. 
Invece, lo spettacolo "Rapunzel" di Marco Colombi mi ha stupito, affascinato e appassionato, ha chiuso fuori dalle spesse tende che circondano la sala ogni pensiero o preoccupazione. 
Le ottime capacità degli attori, il ritmo incalzante, l'alternanza instancabile di situazioni diverse, supportate da musiche e testi coinvolgenti hanno regalato agli spettatori con una giornata a teatro, il lasciapassare per il mondo della fantasia. 
Uno spettacolo nello spettacolo sono state le facce attonite ed estasiate dei piccoli presenti in sala, che seguivano a bocca aperta le avventure della loro eroina, sobbalzando ad ogni apparizione della terribile madre Gothel, incollati alla loro poltroncina per quasi tre ore consecutive.
Alessandra Ferrari nei panni di Rapunzel, Giulio Corso nelle vesti di Phil e Lorella Cuccarini che interpreta una perfida ma intrigante Madre Gothel, sono circondati da altrettanto capaci interpreti instancabili che al ritmo di musiche coinvolgenti quali "Go to Hell", oppure "Immagina tu puoi", hanno reinterpretato e rinnovato la ben nota storia della sfortunata Raperonzolo.

Alcune scene mi hanno colpito più di altre, per la loro immediatezza comunicativa, ma anche per l'alone magico da cui erano avvolte.

L'arrivo di Madre Gothel alla Locanda del Lupo, nella sua prorompente fisicità, che si lancia in ambigui doppi sensi per sedurne gli avventori; l'intromissione del ladro Phil nella torre di Rapunzel, con la sua vena comica tesa a sottolineare l'ingenuità della protagonista; la doppia visione della reclusione di Rapunzel e Phil rispettivamente nella torre e nelle segrete del castello; il finale con l'esilarante apparizione della zia vecchia ed arzilla. 
Una menzione a parte va ai due fiori parlanti, Rosa e Spina, che con le loro incursioni fatte di botte e risposta, stonature e canzonette della tradizione italiana, hanno ravvivato le riflessioni della giovane principessa perduta. 
Piacevole, divertente e azzeccata anche la singolare loquela di Segugio, nata da un mix di volgare italiano, latino e termini rubati ai vari dialetti, la quale ha reso la funzione classica dell'aiutante, originale e curiosa.
Non voglio svelare nient'altro, anche perché vi auguro di assistere in prima persona alla rappresentazione di questa magica storia per adulti e bambini, che come ogni fiaba che si rispetti si chiude con un insegnamento "Immagina, tu puoi", ovvero grazie ai sogni e all'immaginazione puoi realizzare ogni tuo desiderio.



Gianna Gambini
Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Firenze. Dopo aver conseguito alcuni master e il diploma di specializzazione presso la SISS di Pisa, lavora come insegnante, presso la Scuola Secondaria di Primo grado. Sposata con una figlia vive nel comune di Terranuova Bracciolini.
Tartarughe marine, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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