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[Libri] Un estratto di "Oltre i confini del mondo" di Ornella Nalon | #1

Oltre-i-confini-del-mondo-Ornella-Nalon

Dopo avere indossato un leggerissima camicia da notte in lino, sbocconcellato qualche biscotto e bevuto un bicchiere di latte, era pronta a effettuare il lavoro che si era ripromessa poco prima. Si sedette al tavolino affiancato alla parete, sotto alla finestra aperta da cui penzolava la zanzariera nuova che si era appena fatta installare, e in breve tempo batté a macchina tutto ciò che aveva scritto a penna, correggendo alcuni errori e rendendo il testo più discorsivo, ma cercando di non modificare i contenuti della conversazione. Rilesse le due paginette appena composte, le ripose all’interno di una cartellina e finalmente si stese a letto.
Il sonno, che solitamente sarebbe arrivato nel giro di un paio di minuti, quella notte sembrava tardare; non poteva fare a meno di paragonare l’infanzia di Assireni alla sua, e tutta una serie di ricordi che da tempo non riaffioravano nella sua mente apparvero di colpo, impedendole di dormire.
Pensò a sua madre, sempre impeccabilmente elegante e mai con un capello fuori posto, che aveva riposto nel cassetto la sua laurea in legge per dedicarsi alla famiglia, ed era così finita col diventare l’ombra del famoso e affermato chirurgo che aveva sposato. Forse fu proprio l’esigenza di crearsi un proprio ruolo, la causa per la quale delegò ad altre persone la mansione di accudire quella stessa famiglia che le aveva fatto rinunciare a tanto e il motivo per cui dedicò tutta se stessa a opere di carità. Ecco dunque che doveva organizzare un ricevimento di beneficenza proprio in occasione del primo concerto di musica della figlia o che risultava impegnata, anche nelle più astruse delle attività filantropiche, tutte le volte che ne richiedeva la presenza. Avrebbe potuto essere ironico, se non avesse tanto pesato sulla sua carenza affettiva, il fatto che qualsiasi bisogno umano avrebbe potuto ottenere l’attenzione di sua madre, tranne quello che aveva lei, che era semplicemente la necessità di sentirsi amata! L’unico stratagemma, che ormai aveva imparato ad adottare, per intrattenere sua madre con sé, era quello di farsi accompagnare a fare acquisti. Accampava la scusa di avere la necessità di qualche oggetto e magicamente la donna si liberava da ogni impegno ed era pronta ad accompagnarla. Chissà se lo faceva per amore smodato dello shopping o perché era l’unico modo che conosceva per ripagarla del suo scarso interesse. Comunque fosse, erano le uniche occasioni in cui si informava dei suoi progressi scolastici, di come procedevano le sua attività artistiche, o comunque in cui dimostrava di interessarsi un po’ della sua vita.
Pensò a suo padre, bello, distinto, ricco e famoso ma, per lei, figura quasi sconosciuta. Solitamente usciva da casa prima del suo risveglio e rientrava quando già era a letto.
Poteva vederlo soltanto per qualche ora nel suo giorno di riposo, a meno che dalla clinica non arrivasse una telefonata che annunciava un’urgenza, nel quel caso il suo rientro al lavoro era immediato. Poteva contare sulle dita di una mano le volte che aveva condiviso con lui qualche esperienza o che fosse a conoscenza di un suo diretto intervento su qualsiasi iniziativa che la riguardasse. Da parte sua non aveva ricevuto mai un diniego o una punizione ma, per contro, nemmeno un’approvazione o un consenso. Si trattava di disinteresse nei suoi confronti o di totale abnegazione alla sua professione? Se l’era chiesto tutte le volte che lo avrebbe voluto presente ai compleanni, ai saggi di danza oppure, almeno ogni tanto, seduto sul suo letto, intento a dargli il bacio della buonanotte. Nei momenti più tristi la risposta era chiara: non l’amava, molto semplicemente! In quelli più sereni comparava la considerazione che aveva suo padre nei suoi confronti con quella che aveva per sua moglie e, sebbene i ruoli fossero completamente diversi, molto simile era il trattamento da ognuna ricevuto. Allora, come faceva sua madre, si convinceva che probabilmente quello fosse necessariamente il prezzo da pagare per godere dell’agiatezza in cui viveva, e barattava la necessità di un abbraccio o di un conforto con la futilità di un regalo o di un capriccio.

Titolo:  OLTRE I CONFINI DEL MONDO
Editore:  0111 Edizioni
Genere: Mainstream

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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