• Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scritri della accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto

In primo piano

[Expat] Vivere a Dublino: Floriana Pelagi, analista in una multinazionale, nell'intervista di Ornella Nalon


Buongiorno Floriana, è un piacere averla nostra ospite. Qual'è il suo paese d'origine e la sua formazione scolastica? 
Grazie dell’invito, è bello affacciarsi all’Italia di tanto in tanto! Mi presento: mi chiamo Floriana e sono nata nella provincia di Pordenone negli anni Ottanta, in un Friuli di capannoni e piccole industrie, ma circondata dal verde e in un ambiente stimolante e pieno di attività. Il Friuli è quasi terra di frontiera, con persone benevole, asciutte ed essenziali. Ho fatto il liceo scientifico con professori illuminati, che ci hanno spinto a essere curiosi e andare oltre gli orizzonti locali. Devo molto del mio spirito intraprendente a mia mamma Giovanna e mio papà Luigi, che pur non essendo viaggiatori incalliti, hanno da sempre una sete di conoscenza. Sono avidi lettori e ci hanno sempre esposto a mille idee, progetti e proposte nuove. Mia mamma poi è un vero e proprio vulcano e via Skype continuiamo a darci consigli su cucito, lavoretti a mano e ricette collaudate.

Ha lavorato in Italia? Con quale mansione? 
In Italia ho lavorato solo per un paio d’anni in una casa editrice con sede a Pordenone. Poi, nel 2011 ci ho trascorso l’estate, forse il momento più magico per tornare a casa poiché tenta l’emigrato con mille sagre, aggregazioni spontanee, cinema all’aperto, il profumo dei campi e le serate lunghe e stellate. L’incanto però è durato poco, giusto fino a quando mi sono trovata a dover decidere se impostare una vita e una carriera in Italia, nell’incertezza generale, o partire ancora una volta alla ricerca di qualcosa di diverso per mettermi alla prova e trovare un Paese dove mi potessi sentire veramente a casa.

Cosa l'ha spinta ad andare all'estero? E' stata un desiderio d'avventura, di sperimentare nuove realtà, oppure una necessità?
Volevo spiccare verso altre mete prima di raggiungere i 30 anni. Tutto è iniziato con un paio di Erasmus in tempi universitari, prima in Spagna e poi in Irlanda, Paese in cui vivo attualmente.

So che, inizialmente, è stata in Australia. Quale lavoro praticava? Ci racconta un po' di questa esperienza? 
 Ho partecipato a un concorso per insegnare italiano in un college tutto al femminile a Melbourne. Ci sono rimasta per circa un anno, alternando lavoro d’ufficio a viaggi nell’immenso continente australiano. A seguire, zaino in spalla nel sud-est asiatico per girovagare per 3 mesi prima del ritorno nel vecchio continente.

Il suo ultimo trasferimento è stato nella capitale dell'Irlanda, dove risiede , tutt'ora. Come mai questa scelta? Ora che lavoro fa?
In Irlanda ho iniziato a lavorare prima in un’azienda di traduzione di videogiochi, poi mi sono spostata a Microsoft dove ho avuto un primo assaggio di ambiente lavorativo internazionale e composito, per poi passare a YouTube dove avevo il compito di accertarmi che i termini di servizio fossero rispettati ed educare gli utenti a pubblicare contenuti che non fossero in violazione delle norme della community. Un lavoro singolare, poco comune, ma in un contesto – quello di Google - dove ci si muove alla velocità della luce, ultra dinamico e di grande impatto. Visto che anche nel mondo del lavoro ho sempre applicato la filosofia del cambiamento e dell’imparare cose nuove, ho lasciato YouTube per poi lavorare a Facebook, dove oggi collaboro con le forze dell’ordine per promuovere la sicurezza.

Com'è lavorare e vivere a Dublino? 
Si lavora a progetti importanti e con un impatto reale sul mondo, è un lavoro stimolante e che ti obbliga a crescere in fretta e a stare al passo con un numero vorticoso di novità e prodotti innovativi. A Dublino si vive bene, pur essendo una capitale ha le dimensioni di una cittadina cresciuta in fretta, che ha voglia di internazionalizzarsi e offrire attività stimolanti. Qui tutti si lamentano del tempo ma è una litania che permette di fare conversazione in ascensore e alla fine se le attività all’aperto sono poco proponibili si fa altro e si sviluppano gli hobby più disparati. La scena musicale poi è vivissima, per non parlare di pub e caffè che spuntano come funghi in tutta la città. Suppone di rimanere a 

Dublino per sempre, oppure valuta la possibilità di trasferirsi anche da altre parti?
Credo che a Dublino ci rimarrò a lungo, anche perché ho deciso di sposare un irlandese fantastico e dal nome di origine celtica quasi impronunciabile: Ruadhan!

Le mie congratulazioni!
Cosa non le piace del mondo del lavoro attuale italiano? 
Per me il lavoro rappresenta crescita e sviluppo, mentre in Italia il lavoro è visto principalmente come fatica e sacrificio, appannaggio di pochi è viverlo con gioia. Inoltre, in Italia riscontro staticità e ritrosia al cambiamento, con scarsa fiducia nei giovani.

Cosa si sente di consigliare ai tanti ragazzi del nostro bel paese, che hanno un pezzo di carta in mano e scarse prospettive di utilizzarlo?
Quello che mi sento di consigliare ai ragazzi italiani di oggi è di conservare gelosamente le proprie radici, ma di non sentirsi vincolati da esse e di non essere legati ai condizionamenti ambientali: si nasce in un determinato Paese, ma spesso è questione di statistica, una coincidenza fortuita. Sento che il mondo è aperto a noi e molto più facilmente navigabile rispetto al passato. Siamo tutti interconnessi, con forte vocazione cosmopolita, molto più simili di quanto non pensiamo e all’estero si respira più solidarietà e voglia di stare assieme e formare una famiglia estesa. In ogni caso la mia famiglia - composta da papà Luigi, mamma Giovanna e fratello Pierpaolo - rimane sempre un punto di riferimento, il mio “mattone alla Bertolt Brecht”, un forte ancoraggio in qualsiasi posto al mondo.

Spero che la sua esperienza sia da esempio e d'aiuto per tanti giovani che guardano al domani con sfiducia. Mi complimento con lei e le faccio un enorme in bocca al lupo per la sua attività e la vita in generale. Grazie della sua squisita disponibilità.



Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.

About Lisi

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
    Blogger Comment
    Facebook Comment
    G+ Comment

0 commenti:

Posta un commento

Ti è piaciuto questo articolo? Allora faccelo sapere, il tuo feedback è per noi prezioso, grazie!

Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni

"ChiaroScuro", silloge poetica de Gli scrittori della porta accanto

Collana Gli scrittori della porta accanto per StreetLib A dicembre 2016, il gruppo si affaccia all'editoria indipendente, appoggiandos...