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In primo piano

Solo un assaggio: un estratto di "Come le donne" di Tiziana Viganò | #1


Sto sferruzzando una sciarpa rossa e creo un’impalpabile rete con un filo sottilissimo di lana mohair, è vaporosa, sembra fatta di niente.
La trama larga dell’intreccio è riempita, se così si può dire, dal pelo morbido che mi scalda le mani mentre lavoro.
I ferri scorrono con un gesto automatico e sempre uguale che rilassa, è un po’ ipnotico, mentre ascolto la musica meravigliosa della Carmen di Bizet. L’aria della Habanera mi emoziona sempre… Guardo la mia sciarpa rossa e il gomitolo soffice, ricordo gomitoli diversi con cui ho lavorato altre volte, avvolti stretti stretti, di lana cruda e secca…

«L'amour est enfant de bohême / Il n'a jamais jamais connu de loi / Si tu ne m'aimes pas je t'aime / Si je t'aime prends garde a toi / Si tu ne m'aimes pas /Si tu ne m'aimes pas je t'aime / Mais si je t'aime, si je t'aime / Prends garde à toi».

Carmen sono anch’io, nell’ansia di libertà e di indipendenza che ho sempre avuto, ma anche nell’esigenza di sentirmi protetta e sicura nelle braccia di un legame certo e solido.
Nell’altalena di queste esigenze antitetiche ci si dibatte per una vita alla ricerca di una soluzione che sembra sempre sfuggire dalle mani.
E’ un’ideale che la cultura e la società hanno sempre definito come un paradosso attraverso norme morali e giuridiche che bloccano nel senso di colpa chi è afflitto da questa contraddizione interna.
Mi scorrono nella mente tante immagini di donne che ho conosciuto, ma ho visto anche molti uomini sofferenti o insofferenti nei vincoli di responsabilità famigliari e lavorative, dibattuti nel conflitto tra i legami e la libertà.
Penso a lei, donna d’altri tempi che ha sentito il peso della responsabilità della famiglia e dei quattro figli e ha sacrificato il suo sogno d’artista per donarsi completamente.
Penso a lei che è fuggita da un legame morboso che la stritolava sudando sulla sua pelle la difficoltà di emanciparsi.
E a lei che invece ha preferito la morbida tranquillità della casa matrimoniale e della ricchezza, ripiegandosi in se stessa e pagando un caro prezzo di depressione.
Penso a lei che è riuscita a combattere le violenze del marito prendendo coscienza delle sue possibilità, dimostrando a se stessa e agli altri di valere molto: di fronte alla sua forza di cambiamento e di ribellione costruttiva, perfino il marito ha dovuto trasformarsi.
Penso a lei, che di fronte ai tradimenti del fascinoso consorte trova la forza di tenere insieme la famiglia con una caparbietà degna di Penelope.
Il percorso è pieno di contraddizioni e di incompatibilità: sembra così difficile, quasi impossibile coniugare il senso di responsabilità con la crescita personale, la fedeltà con la fiducia, la capacità di essere in fondo se stessi con una trama di relazioni solide e durature, che diano sicurezza e stabilità.
Continuo a intrecciare la mia rete rossa mentre Carmen continua a cantare.

«Près de remparte de Séville / dans mon ami Lillas Pastia /…. Mon pauvre coeur, très consolable / mon coeur est libre comme l'air! / J'ai les galants à la douzaine / mais ils ne sont pas à mon gré …».

Proprio così, molte volte l’amour est un oiseau rebelle...
E i legami con gli altri? Si intrecciano fili di comunicazione e di condivisione, scambi di gesti pensieri e fantasie, solidarietà alleanze e complicità, ma anche indifferenza tradimenti indegnità miserie spirituali: quante reti e legami si creano e quanti se ne perdono nel corso dei nostri anni… il mio pensiero continua a scorrere in campi che ha già percorso e superato e si allarga dove l’orizzonte si perde in colori ancora sconosciuti.
Penso a lei che dedica la sua vita ai progetti umanitari, muovendo montagne per realizzarli, con la sete di chi deve placare un suo bisogno interiore, ma anche la sua sete di potere.
A lei che è rimasta lontana per tanti e tanti anni, ma che nel suo percorso di vita ha conservato uno strettissimo legame mentale, tanto da vivere situazioni comuni pur in una vita così diversa.
A lei che, protetta come una bambina per tutta la vita, è svegliata improvvisamente dalla brutalità del mondo ed è incapace di adattarsi.
A lei che, con la fede incrollabile, riesce a unire un grande gruppo e a ricostruire un luogo sacro, lei piccola e fragile, ma con la forza oceanica dell’amore.
Penso a lei, capace di trascinare nell’entusiasmo gli allievi dei suoi corsi di comunicazione, ma tutto sommato inadeguata nei rapporti che richiedono un’autentica relazione profonda.
A lei, amica nei suoi giorni di buio e di conflitto che sparisce quando riesce ad ottenere i suoi scopi, perché non ha più bisogno di aiuto.

«(Josè) Ainsi, le salut de mon âme / je l'aurai perdu pour que toi, / pour que tu t'en ailles, infâme/ entre ses bras rire de moi!/ Non, par le sang, tu n'iras pas! /Carmen, c'est moi que tu suivras! / (Carmen) Non, non! jamais! /(Josè) Je suis las de te menacer! / (Carmen) Eh bien! frappe-moi donc, / ou laisse-moi passer !/ Pour la dernière fois, démon, veux-tu me suivre?/ Non! non! Cette bague, autrefois, tu me l'avais donnée.../ Tiens! ».

Dove i legami sono oppressioni o muri invalicabili, che tolgono la libertà di essere, di fare e di vivere. Dove la libertà strappata a qualcuno è necessaria per sostenere e rendere sicuro un altro, le prigioni reali o metaforiche in cui chi è sottomesso serve al dominante e non ha più la possibilità di essere se stesso. Ci sono i vicoli ciechi in cui camminano la paura dell’altro e la paura della diversità, dove crescono legami ambigui, in cui responsabilità individuali e collettive hanno creato gli strumenti di dominio o di autonomia, di salute o di malattia.
Dove chi è diverso viene emarginato scartato addirittura soppresso.
Penso alla ragazza musulmana uccisa perché voleva vivere come un’ italiana e a tutte le donne che vengono ancora considerate esseri di secondo piano, limitate da infinite leggi e doveri, giustificati dalle religioni e dai gruppi etnici di appartenenza.
Alla madre-piovra che avviluppa in un abbraccio mortale, nel delirio di un falso amore distruttivo, da cui il figlio deve sottrarsi se vuole poter vivere senza essere sopraffatto.
Penso alla donna che si è lasciata morire per liberarsi finalmente da un rapporto di coppia di dipendenza reciproca, in cui lei sembrava la malata e lui il salvatore.
Penso a lei che, in apparenza arrivata al potere politico, ha comunque le mani legate, perché in realtà è sempre subordinata all’uomo che l’ha aiutata a candidarsi e a farsi eleggere.
Come nella rete rossa dove il filo lega, ma c’è lo spazio dove circola l’aria, dove il pelo della lana è morbido e dà calore, esiste forse un posto dove il legame è possibile nel benessere, nell’amore, dove lo scambio e l’interazione tra gli individui e le culture possa donare una reale possibilità di crescita, cambiamento e ricerca profonda, nella libertà.

Titolo:  COME LE DONNE
Editore:  0111 Edizioni (seconda edizione)
Genere: Narrativa non fiction
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About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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