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In primo piano

Anteprima: Artemide Almeria Baraldi racconta "2062. Il castello delle Amazzoni", nell'intervista di Elena Genero Santoro

2062. IL CASTELLO DELLE AMAZZONI
di Artemide Almeria Baraldi
Damster Edizioni
Romanzo
ISBN 88-6810-200-5
ebook 3,99€ |  Acquista 
cartaceo 11,05€ |  Acquista


2062. Fine della quarta guerra mondiale. 
Una presidentessa francese vincente e disinibita. 
Una studentessa lorenese che entra nelle stanze e nei meccanismi del potere. 
Dodici soldatesse intrappolate in un castello ungherese a causa di un'energia misteriosa. 
Una presenza telematica che le costringe a sottoporsi alle prove erotiche più disparate. 
Un sogno d'indipendenza lungo quattro lustri, e un dispositivo che cambia per sempre le dinamiche del piacere femminile.

L'autore racconta...


Raccontaci qualcosa di te: chi è Artemide Almeria Baraldi nella vita di tutti i giorni? 
Ho 32 anni, vivo in provincia di Modena, la mia prima occupazione è quella di autista professionista e sono appassionata di serie TV (soprattutto quelle inglesi, le migliori per fotografia, sceneggiatura e recitazione, e quelle canadesi).
Dal 1999 sono tifosissima del Rayo Vallecano, la squadra del quartiere operaio di Madrid: in generale guardo tutti gli sport e i campionati possibili e immaginabili (salvo atletica, nuoto e ciclismo, la cui visione mi annoia parecchio), sia nelle competizioni maschili che in quelle femminili.
Mi ritengo una persona “sospesa nel tempo”, fra passato e futuro, per la malia provata tanto per il Medioevo, quanto per la fantascienza e le ambientazioni avveniristiche: l’impossibilità di esplorazioni territoriali o planetarie che caratterizza quest’epoca mi tange assai.
Sono un’assidua ascoltatrice di metal gotico e sinfonico, nonché una sconfinata ammiratrice delle Carmina Burana (declinate consapevolmente al femminile), dalle cui sonorità senza tempo mi faccio gradevolmente avviluppare tutte le volte che mi sento triste, arrabbiata, apatica o demotivata.

Questo è il primo romanzo che pubblichi?
No, è il terzo libro. Le prime due opere sono state “Soavi Feticismi” (raccolta di novelle e poesie a tematica LGBT/fetish/sadomaso), pubblicata presso Damster Edizioni nel febbraio 2013, e “Il festival degli atti impuri”, romanzo pubblicato nel dicembre 2013 solo in e-book presso ErosCultura: quest'ultimo è stato redatto a quattro mani con la scrittrice milanese d'adozione Ermione (Claudia Gizzi)

Veniamo al libro, “2062.Il castello delle Amazzoni”, pubblicato presso Damster Edizioni. Com’è nata l’idea?
L'ultima parte del libro è uno spin-off in cui cito i punti programmatici del Comitato per l'Indipendenza dell'Etruria Amazzone (CIEA), costituito a Volterra (Pisa) 21 anni prima i fatti del romanzo narrato (nel 2041, quindi).
Ecco, quest'ultima parte in realtà è stata la prima a essere redatta, in quanto quest'opera è nata come trattato geo-fantapolitico, in cui ho immaginato che in un futuro prossimo venturo gli Stati nazionali “generalisti” (senza alcuna identità peculiare), per poter resistere all'implosione dovuta alle proprie inestricabili contraddizioni interne, vengano affiancati da Stati “identitari”, i quali invece siano espressione di particolarismi ben definibili (Stato di soli uomini, sole donne, soli appartenenti a X o Y confessione religiosa, soli appartenenti alla comunità LGBT ecc ecc).
Rendendomi conto che, per com'era impostata, poteva risultare una lettura astratta e molto complicata, ho deciso di costruire una “mitologia” sopra queste fondamenta geo-fantapolitiche, in cui la “casa” fosse rappresentata dalla figura della donna, guerriera nella vita e del piacere, e dal suo corpo, fulcro principale della ricerca tecnologica volta al miglioramento esponenziale delle sensazioni lubriche.
Il romanzo si è sviluppato e completato grazie all’unione di cinque diverse ispirazioni: i film “Within” (2005 – regia di Curtis e Ward), “Seksmisija” (1984 – regia di Machulski) e “Le 120 giornate di Sodoma” (1975 – regia di Pasolini), nonché i libri “L'uomo nell'alto castello – La svastica sul sole” (1962 – Philip K. Dick) e “Amori Saffici” (fine del XVIII secolo – Pidansat de Mairobert).

Il tuo libro vive a cavallo tra diversi generi: erotico, fantapolitico, fantascientifico e distopico. Ci racconti di che cosa parla?
2062. Il castello delle amazzoni” parla di uno stuolo di soldatesse di differenti nazionalità, che sogna di costituire un Paese di sole donne, e che alla fine della quarta guerra mondiale si trova al confine fra le odierne Ungheria e Romania dopo alcuni mesi di rotta. La trama segue alternativamente le loro vicende, e lo svolgimento delle trattative post-belliche a Parigi fra vincitori (Francia e alleati) e vinti (Prussia).
Oltre a massicce dosi di erotismo saffico, nel libro è presente anche una forte impronta fantapolitica (nella quale si narrano gli avvenimenti che hanno condotto fino al conflitto, corredati di cartine e bandiere per una loro maggiore comprensione) contornata da elementi di fantascienza distopica, in particolare nell'ambito della sofisticazione tecnologica delle dinamiche orgasmiche femminili.

Le protagoniste sembrano essere indubbiamente le donne, ma qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?
Devo dire che il libro sta riscuotendo un buon successo anche presso il pubblico maschile.
Miro a conquistare tre tipologie di target: coloro che hanno una mente sufficientemente aperta da provare a immaginare altre strutture politiche che non siano gli odierni Stati-nazione “generalisti” e le democrazie così come sono intese attualmente in Occidente, coloro che provano un'irrefrenabile curiosità per le dinamiche più recondite del piacere femminile e, più in generale, coloro che hanno un senso estetico molto sviluppato.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico?
Tutti i personaggi principali delle mie opere esprimono tratti della mia indole: la cinica e disinibita Presidentessa francese Olympe de Gérardet, la leale e operosa capitana Altea Puggioni, l’aitante vice-capitana norvegese Vibeke Mortensen e la più giovane militare dalla vivida intelligenza Katerina Volkova (bulgara) non costituiscono eccezioni a questa “prassi”.
Intimamente la stesura di questo romanzo mi ha coinvolta tantissimo, se non altro perché essere precorritrice di un Paese di sole donne, oltre al fatto che penso sia fattivamente possibile fondarlo in un futuro a medio-lungo termine, costituirebbe la sublimazione del mio senso di “maternità intellettuale”.

Sembra un controsenso, ma per scrivere questo libro ambientato nel futuro hai dovuto svolgere delle ricerche?
Le uniche ricerche effettuate sono state quelle sulla morfologia del territorio ungherese, per cercare di renderlo quanto più possibile aderente alla realtà, e sulle risposte fisiologiche femminili che conducono allo squirting. In realtà, avendo avuto in passato una fidanzata eiaculatrice, non avevo bisogno tanto di sapere come si fa a stimolare una donna predisposta alla fuoriuscita di fiotti alcalini, quanto piuttosto il funzionamento delle ghiandole di Skene (il famoso “punto G”), la loro collocazione esatta e ciò che si trova nei dintorni. Il paesaggio urbano parigino, invece, è tratto dalla memoria dei giorni in cui lo visitai nell'aprile del 2012.
La creazione di mondi nuovi a partire “da un foglio bianco” si addice al mio modo di essere e intendere la letteratura molto più che la riproposizione di contesti e ambientazioni già esistiti (per questo il romanzo storico mi è di fatto precluso).

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo così in apparenza lontano dalla nostra realtà attuale? 
Come dicevo poc'anzi, desidero stimolare la gente a immaginare altre strutture politiche oltre gli Stati-nazione e le democrazie così come li intendiamo nella contemporaneità.
Inoltre, la parte fantapolitica all'interno del romanzo è in realtà un’allegoria dell’attuale scontro politico fra Paesi del Mediterraneo e Paesi del Centro-Nord Europa in seno alla zona euro e, di conseguenza, la terza guerra mondiale diventa metafora della presagita deflagrazione dell’area valutaria unica.

Il finale chi l’ha deciso? Tu o le tue “Amazzoni”?
Diciamo che io ho deciso la direzione intrapresa dal finale, mentre le Amazzoni hanno scelto in mia vece la modalità emotiva con cui affrontare le prove finali ;)

Grazie per essere stata con noi, Artemide. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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