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In primo piano

Le recensioni di Paola Casadei: "Come un'eclissi solare" di David Valentini


 "Come un'eclissi solare" di David Valentini, Epsil, Romanzo di formazione

Il prologo mi ha conquistata immediatamente: l'immagine della tazzina da caffè abbandonata sul tavolo che viene urtata accidentalmente da un braccio sembra viva. Si vede il gesto, l’urto, il movimento lento verso il suolo: sta per frantumarsi e spargere onde sonore attorno. Si percepisce l’urlo silenzioso di chi non voleva farsi notare. Quella tazzina non sembra solo sospesa nel tempo, ma anche nello spazio, quello spazio tra il tavolino e il pavimento…
Poi si riavvolge il nastro e si ritorna alla mattina presto, quando il protagonista, di cui non sapremo il nome per tutto lo spazio del romanzo, era ancora nel suo letto di piume abbracciato a una Rachel, una piccola Elisabeth bionda in mezzo a loro tra l’azzurro delle lenzuola. Belle immagini, bei colori, belle metafore e similitudini, a volte semplici ma spesso geniali, sparse qua e là tra le pagine del libro.
Il giovane ricercatore – il protagonista – torna a Roma nel periodo natalizio per trascorrere qualche giorno in famiglia, e subito riaffiorano i vecchi tic, tornano a galla come una pallina da golf finita nello stagno. Ha provato a combatterli, ma il rientro nella città caotica, disordinata, con i suoi cantieri, i fiumi verdi e grigi di facce colleriche, la folla rumorosa della stazione Tiburtina, glieli procura immancabilmente.
Dopo due ore di aereo e quasi una su un treno vecchio quanto il mondo, ecco lo sciopero dei mezzi pubblici. Aspettare un autobus avrebbe preso ore: si decide quindi e chiama la sorella per farsi venire a prendere. Quaranta minuti: il tempo che occorrerà a Natalia per arrivare e la durata del romanzo. Quaranta minuti per esplorare le profondità e gli incubi di un rimorso mai del tutto affrontato.
Nell’attesa decide di bere un caffè e una cioccolata calda (con panna) in un bar della zona; non si è ancora accorto che dietro a lui, a un tavolo di distanza, c’è Alberto, il suo vecchio amico, con il quale ha condiviso anni di amicizia, gioie, dolori e mille esperienze, prima di perdere del tutto i contatti. 
Mi sono immedesimata nella storia: da vent’anni non abito più nella mia città di origine ma torno a visitarla regolarmente. 
Il romanzo è breve ma intenso, intensi i sentimenti che suscita, pieno di pensieri e ricordi che assottigliano la distanza e lo spazio di vent’anni fino quasi a scomparire. Tutti noi abbiamo avuto una grande amicizia nel passato, con cui abbiamo davvero condiviso tutto, viaggi ed esperienze. Come è possibile che un’amicizia tale finisca e che li faccia sentire due sconosciuti ? 
Tutti i ricordi che il protagonista ci racconta, ci rendono partecipi e ci fanno mettere in prima persona: entriamo facilmente nella sua mente e nella sua vita perché ci ricorda in qualche modo la nostra di liceali e universitari. Abbiamo voglia di riaprire quel cassetto che contiene tutte le nostre foto più nascoste. Lui si rituffa dunque nel suo passato, intanto che vicino a lui un sommozzatore urbano era per metà infilato dentro un cassonetto. Londra gli ha aperto nuove opportunità, ma sappiamo bene che sono le anime vaganti che s’incontrano nei primi venti anni di vita che restano attaccate dentro come un nuovo strato di pelle. Quelle del Paese che ti ha sentito pronunciare le prime parole.
Il mio Alberto (come lo chiama, per segnalare un’intimità che hanno avuto a lungo, una simbiosi più che una semplice amicizia) ora è una “estraneità familiare” . Comincia a indagare per ricordare cosa li abbia allontanati: non fu una separazione accademica o professionale, non fu una ragazza. È senza spiegazione. Come un’eclissi solare i loro astri si sono avvicinati, sovrapposti. Poi, ineluttabilmente, le loro luci hanno vacillato. E si sono separati. A distanza di anni ricorda lo sguardo di Alberto che lo cercava, per capire, mentre i suoi occhi evitavano quello sguardo.
Ora è passato molto tempo, sono cambiati, l’amico metallaro veste quegli stessi mocassini che da giovane detestava. Il protagonista prova naturalmente dolore e rimpianto per tutto questo, per una vita che comunque è passata, per i legami e le discussioni filosofiche e il tempo trascorso nelle librerie, la vacanza, gli amici che facevano da contorno a tutta la sua vita e che ora vede su Facebook.
Oggi appena un metro separa lui e Alberto. Un solo metro, ma la distanza che li divide in realtà è molto di più: Ogni singolo momento spaziale è infinito come un miliardo di universi. Io sono Achille e tu la tartaruga. Io sono la freccia e tu il bersaglio. Se allungasse la mano potrebbe sfiorarlo, ma una forza invisibile lo sposterebbe oltre, fuori portata. Affonda nei suoi ricordi come una nave ormai colata a picco.
Intanto che lui continua le sue riflessioni filosofiche ed esistenziali, il suo Alberto parla al telefono, gioca con le chiavi – quello lo fa come faceva allora. La sua voce lo colpisce: è matura, calma, riflessiva; sciorina dei “Grazie” al cameriere: ma è lui. Veste in giacca e mocassini, ma è lui.
Poi Alberto si alza e se ne va. Un’auto lo attende, una donna e un bambino lo aspettano. Il dolore aumenta. Era lì vicino, ora il tavolo è vuoto. Dal tavolo è sparito, ma il protagonista adesso sa che dentro di lui resterà per sempre.
Alla fine l’epilogo e la sorpresa. Guarda meglio: il tavolo non è vuoto. Il mazzo di chiavi è ancora lì...
Davvero uno stile incisivo, appassionante e appassionato, che dimostra la conoscenza dell’autore e l’amore per la filosofia, la neuroetica, la letteratura in generale.
Insomma: un libro che consiglio vivamente!




Un giovane ricercatore emigrato a Londra torna a Roma dalla famiglia per le vacanze natalizie. 
Mentre attende la sorella al bar della stazione, vede Alberto, colui che è stato per anni quasi un fratello. 
Trascinato da quella visione, inizia a domandarsi se l'amico è cambiato, che vita faccia, chi è la donna che ha sposato. 
La sua mente si riempie dei momenti passati insieme, e d'un tratto tornano la nostalgia e le emozioni di una vita ormai lontana e perduta. 
Ma cosa ne è di quei ricordi, oggi? 
È possibile recuperarli?



COME UN'ECLISSI SOLARE
di David Valentini | Epsil | Romanzo di formazione 
ISBN 978-88-98882-65-6 | cartaceo 9,50€ Acquista





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Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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