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In primo piano

[Professione scrittore] L'editoriale di Ornella Nalon: vizi, manie e strane abitudini dei grandi scrittori


Oramai è diventato un luogo comune che gli artisti siano un po' “pazzi”. Sarà vero? Certo è che leggendo libri come “Vite segrete dei grandi scrittori italiani” scritto da Lorenzo di Giovanni e Tommaso Guaita, ci verrebbe da confermarlo. 
Il libro, corredato da divertenti illustrazioni dello stesso Guaita, è una raccolta di aneddoti, fatti curiosi, manie e vizi di trentacinque scrittori italiani dei tempi passati e moderni. Curiosità che mettono in luce aspetti caratteriali a volte davvero bizzarri, altre persino esecrabili, che le biografie ufficiali sono ben lungi dal riportare.
A ogni personaggio è dedicato un capitolo con una scheda completa di dati anagrafici, segno zodiacale, opere principali, stile letterario e una sua frase particolarmente rappresentativa. Segue una panoramica completa della vita dell’autore che mette in luce vari aspetti, come i lati oscuri del carattere o le sue manie. 

VITE SEGRETE DEI GRANDI SCRITTORI ITALIANI
di Lorenzo di Giovanni e Tommaso Guaita
Mondadori Electa
ISBN 978-8891802590
cartaceo 16,92€  Acquista

Giacomo Leopardi si faceva grosse scorpacciate di taralli, dolci e gelati di Vito Pinto, una pasticceria di Napoli. Sembra che il proprietario abbia comprato un titolo nobiliare con il denaro del poeta.
Luigi Pirandello aveva una moglie inquietante che si aggirava, di notte, nella camera da letto brandendo un coltello mentre lui dormiva. 
Giovanni Pascoli, che faceva l'insegnante, alcune volte si sbronzava prima di andare a scuola e non era insolito che, durante lo svolgimento delle lezioni, si addormentasse alla cattedra, in preda a una sonnolenza improvvisata causata dai fumi dell'alcool. 
Giovanni Boccaccio, girava voce che rubasse manoscritti e codici preziosi dalla Biblioteca dell’Abazia di Montecassino. 
Primo Levi era succube della madre Ester che ogni giorno, a pranzo, pretendeva di essere imboccata da lui. 
Vittorio Alfieri era un bambino molto sensibile, a tratti vivace, solitario, insofferente alle regole. I biografi moderni ritengono che fosse tendente alla nevrosi, una condizione che si protrarrà per tutta la vita, causandogli spesso anche disturbi psicosomatici. All'età di circa nove anni, credendo erroneamente che nel suo giardino fosse coltivata la cicuta, che ben sapeva essere un'erba velenosa, ne ingurgitò un ingente quantitativo, procurandosi, fortunatamente, soltanto in fastidioso mal di pancia. 
Alberto Moravia nel suo periodo snob, a Capri, passeggiava con un gufo sulla spalla. 
Ugo Foscolo, fin da piccolo, era soggetto a repentini sbalzi d’umore. In preda a uno scatto d'ira picchiò due maestri e fu cacciato dal collegio. 
Filippo Tommaso Marinetti irrequieto e ribelle fin da bambino, era solito affacciarsi dal terrazzo con i pantaloni abbassati, divertendosi a bagnare i passanti di pipì.
Torquato Tasso era soggetto a strane forme di allucinazioni e nel 1579, dopo essere andato in escandescenze, il Duca di Ferrara, lo fece rinchiudere come pazzo furioso in un manicomio, in cui rimase per ben sette anni. Era talmente ossessionato dalla privacy che chiudeva sempre a chiave le sue carte e in un’occasione aggredì un servitore, sospettato di averlo spiato. Pare facesse anche uso di oppio, che all’epoca non si fumava, ma veniva sciolto nel vino o nelle pietanze, oppure usato come medicinale. 
Giovanni Verga era un frequentatore assiduo della vita mondana, nonostante il suo carattere schivo e taciturno; eppure con un forte ascendente sulle donne che se lo contendevano all’ultimo sangue, tra queste anche un’amante di Carducci. Non si sposò mai e per anni inviò le stesse promesse d’amore a due donne contemporaneamente. 
Alessandro Manzoni era affetto da tic e disturbi di vario genere. Era afflitto da un balbettamento che non gli consentiva di parlare in pubblico, soffriva di agorafobia, non sopportava alcuni rumori, soffriva di attacchi di panico, di svenimenti continui e aveva la repulsione per le pozzanghere. 
Silvio Pellico era terrorizzato dalle ombre. 
Dante Alighieri era vendicativo, immodesto, facile alla lite e poco incline a saldare i debiti.
Niccolò Macchiavelli, nonostante fosse sposato e con prole, era un grande libertino, cultore di relazioni occasionali e grande habitué di case di piacere. Era solito sollazzare gli amici con storielle piccanti raccontate dando libero sfogo al suo innato gusto per l’osceno. 
Curzio Malaparte ogni mattina si dilungava tre ore in bagno, uscendone perfettamente rasato, depilato e profumato. Con l’avanzare degli anni prese anche a truccarsi con fard e rimmel e pare che il suo segreto di bellezza (per guance morbide e carnose) fosse dormire con due bistecche legate in viso. Grande amante dei cani, ogni volta che arrivava in una nuova città, faceva amicizia con quelli in zona ululando di notte alla finestra.
Elsa Morante portava al guinzaglio il suo gatto siamese. Sposata con Alberto Moravia, formavano una coppia molto aperta e lei una calamita per amori infelici. Non ancora separata, s’innamorò pazzamente di Luchino Visconti, nonostante lui fosse dichiaratamente gay. Lo corteggiò a lungo inseguendolo anche a Venezia, dove a un suo commento esasperato, rispose alzandosi la gonna e mostrandogli tutta la sua intima avvenenza.


Se poi vogliamo andare a curiosare tra le stranezze degli scrittori stranieri, non c'è che l'imbarazzo della scelta nel libro “Vite segrete dei grandi scrittori” scritto da Robert Schnakenberg, edizioni Mondadori Electa. 

Honoré de Balzac non si poteva considerare  un adone: alto un metro e mezzo, era grasso e corpulento, sempre preda di voraci appetiti (si dice che in una cena a Parigi avesse divorato una dozzina di cotolette di montone, un’anatra con le rape, una sogliola alla normanna, due pernici e oltre cento ostriche. Concluse il tutto con un dessert: dodici pere accompagnate da un assortimento di dolcetti, frutta e liquori). Non era nemmeno un gentleman: le sue maniere a tavola erano disgustose e si puliva poco, eppure ebbe numerosissime amiche donne. Spendeva tutto ciò che guadagnava, convinto di dover vivere come un nobile. Morì di stravizi a 51 anni. 
Ernest Hemingway in seguito a una cattiva recensione, sbatté a terra un critico con una presa di wrestling.
Jack London sembra bevesse un litro di whisky al giorno.
Lord Byron era anch'egli gran bevitore: "Acqua e gin sono la fonte di ogni mia ispirazione". Era  un vero Dongiovanni. In un solo anno a Venezia andò a letto con 250 donne. Non ebbe una giovinezza facile: figlio di “Jack il Matto”, di nome e di fatto, il piccolo George venne molestato all’età di nove anni dalla governante e dovette lottare contro gli insulti della madre che lo chiamava “marmocchio pigro” a causa di una malformazione congenita, un piede equino, che lo costringeva a zoppicare. Inoltre, pur provenendo da una famiglia agiata, abitava in un tugurio senza riscaldamento né mobilio. 
James Joyce spedì varie lettere erotiche a Nora Barnacle, amante di una vita, illustrandole i suoi desideri: voleva essere da lei schiaffeggiato, picchiato e frustrato. Egli soffriva di ceraunofobia, ossia la paura dei tuoni. Non solo, ma lo scrittore irlandese soffriva anche di cinofobia, la paura dei cani, a causa del morso sul mento che gli diede un cane randagio mentre tirava sassi sulla spiaggia.
Franz Kafka frequentò alberghi termali per nudisti ma si rifiutava di levarsi i pantaloncini. Gli altri ospiti lo chiamavano “l'uomo con il costume da bagno”.
Louisa May Alcott cominciò a fare uso di laudano, un rimedio oppiaceo da bere, diffuso nel diciannovesimo secolo per conciliare il sonno. In breve ne divenne totalmente dipendente. 
Lev Tolstoij durante la prima notte di nozze condivise con la moglie diciottenne le sue numerose esperienze sessuali incoraggiandola a leggere i suoi diari privati. Sembra poi che avesse adottato, come unica fonte di nutrimento, piatti a base di zuppa d'avena, pane e minestrone. 
Virginia Wolf fino agli ultimi anni della sua vita scrisse i suoi romanzi stando in piedi. Trasse ispirazione dalla sorella vanessa, una pittrice.
William Shakespeare, oltre a essere un gran donnaiolo, ebbe guai seri con la legge. Nel 1580, fu colto in flagrante mentre cacciava di frodo alcuni cervi nella proprietà di un potente magistrato e sarebbe stato perseguito per aver venduto lana al mercato nero. 
Honoré de Balzac era un grande intenditore di tè pregiati e si dice che bevesse circa una cinquantina di tazze di caffè turco al giorno.
Edgar Allan Poe imparò la matematica in cimitero. Il suo maestro, per fare esercitare gli alunni, faceva loro scegliere delle lapidi per ricavare l’età del defunto calcolando la data di nascita e quella del decesso. 
Charles Dickens toccava tutto tre volte perché credeva gli sarebbe stato di buon auspicio e dormiva solo rivolto verso nord.
Agatha Christie pubblicò novantatré libri e diciassette commedie, inclusi sei romanzi rosa con lo pseudonimo di Mary Westmacott. I suoi lavori furono tradotti in 123 lingue, più di Shakespeare, ma in realtà non poggiò mai la penna sul foglio. Infatti, era affetta da disgrafia, un disturbo che le impediva di scrivere in maniera leggibile, per cui dovette dettare tutti i suoi romanzi. Inoltre, detestava un'infinità di cose: le folle, finire incastrata tra le persone, il vociare, il rumore, le chiacchiere interminabili, i party, in particolare i cocktail party, il fumo di sigaretta e il fumo in generale, tutti gli alcolici eccetto quelli usati per cucinare, marmellata, ostriche, il cibo tiepido, i cieli grigi, le zampe degli uccelli o, in alternativa, gli stormi, il sapore e l’odore del latte caldo"
J. R. R. Tolkien era un pessimo guidatore: odiava le automobili e smise di guidare all’inizio della seconda guerra mondiale. Spesso viaggiava contromano e alla fine sua moglie si rifiutò di viaggiare con lui. Inoltre era un noto taccagno. 
Emily Dickinson evitava così tanto ogni tipo di rapporto sociale (forse a causa di una strana forma di irite reumatoide che la costringeva a evitare la luce) che obbligava persino il suo dottore a visitarla dietro a una porta. 
William Faulkner, quando lavorava alle poste, fu beccato più volte a gettare lettere e pacchi nella spazzatura e alla fine fu licenziato. 

VITE SEGRETE DEI GRANDI SCRITTORI
di Robert Schnakenberg
Mondadori Electa
ISBN 978-8837098629
cartaceo 18,76€  Acquista

Che dite? Tali letture, oltre ad essere informative e divertenti, potrebbero rendersi utili per conferire un volto più umano (talvolta anche disumano) a personaggi la cui fama conferiva un'aurea quasi di suprema entità e a ridimensionare le nostre piccole manie. O forse ci dovremmo scoraggiare tenendo per buona la teoria che la follia è direttamente proporzionale alla rilevanza dell'estro? 



Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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