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Solo un assaggio: un estratto di "L'elefante è già in valigia" di Paola Casadei


"L'elefante è già in valigia" di Paola Casadei, Lettere Animate, Narrativa di viaggio

Un’altra partenza. Ogni viaggio nuovo ha un profumo di aria nuova, piena di sensazioni ricercate e mai vissute prima, suoni di note diverse, frequenze di lingue sconosciute, odori di viaggiatori e di pelle, di erbe e di spezie. Voci e suoni spesso incomprensibili, sapori e cibi e visi sconosciuti ovunque. A volte un sorriso.
Giulia viaggia sola. In questo breve volo di poco più di due ore da Cape Town a Johannesburg, apre la rivista della South African Airlines. Prodotti magici carichi di colori pesanti come una manciata di euro, polvere d’oro per un maquillage da sogno, da ricchi, moda eccentrica e scarpe uniche. Grattacieli e shangri-la, Pechino e fantastici hotel in un mondo alla Jules Verne. Vita caotica, poi finalmente una pagina rilassante, il deserto della Namibia, fermo come il lago, immobile caldo e giallo e intenso. Lo guarda nelle immagini della rivista e assorbe le onde di sabbia che più di una volta ha vissuto e sentito sotto i suoi piedi. Volta pagina, giardini e deserti, abiti, pettinature, accessori. Familiarizza con i grandi della moda, pare quasi di conoscerli: le riviste degli aerei e i negozi degli aeroporti sono le uniche occasioni di Giulia per conoscere la moda. In Africa, e soprattutto negli ultimi anni in Mozambico, non usciva spesso e si viveva vestiti di capulane, gonne ampie fresche, sandali di corda. Giulia ricorda una frase di Mark Twain: “Il viaggiare è fatale ai pregiudizi, ai bigottismi e alle menti ristrette”. Ancora il tempo per un Sudoku, che puntualmente si trova verso le ultime pagine della rivista Sawubona, un tramezzino offerto dalla compagnia, cheese cake alla granadilla, che oggi le sembra ancora migliore del solito, e l’atterraggio comincia.
A Johannesburg la sua amica Christina è passata a trovarla, la travolge con i suoi sorrisi larghi. «Ti vengo a trovare» le dice. «Devo venire in Italia per una conferenza e staremo insieme, almeno una sera! E grazie, ti devo molto», le dice prima di andarsene. Giulia sa bene a cosa si riferisce. Si sono incontrate molti anni prima a Pretoria, e si sono scambiate confidenze preziose. Nonostante l’apparente lusso e luccichio, la vita di Christina era piena di problemi legati alla sua tradizione, alla sua famiglia razzista, a un marito poco comprensivo, Afrikaner puro e determinato, uno di quelli che riempiono il proprio studio di foto di se stessi al fianco di un elefante ucciso e appendono teste imbalsamate di grosse antilopi e animali uccisi a caccia. E che escono il sabato pomeriggio con una grande pistola alla cintura. Giulia le è stata vicina in molti momenti della sua vita, cercando di non suggerire ma di raccontarle altre vite possibili, aprire la mente di una donna che non aveva vissuto l’adolescenza, e a cui i genitori avevano imposto un marito che non amava. Sono state due amiche con vita, estrazione sociale e tradizioni completamente diverse, ma in qualche modo ormai legate per sempre.
Christina è ripartita. Giulia si ritrova di nuovo sola, seduta davanti al gate. A breve chiameranno il volo e comincerà l’imbarco: questo le dà la sensazione del distacco definitivo dall’Africa dopo tanti anni. Attraversa il tubo di collegamento che la conduce sul ponte superiore dell’aereo, attorno a lei tanti sguardi, occhi assetati o preoccupati, attenti o distratti, curiosi o annoiati, egoisti o indifferenti. Non le piace sentirsi osservata.
È salita sull’aereo che la porterà in Europa, a Parigi, e da lì Bologna.
Cominciano le vibrazioni dei motori dell’aereo, i suoni le sono perfettamente familiari, i colori dei sedili non cambiano da anni. Toglie il cuscino e la coperta dai loro involucri, si sistema sul sedile che ancora non sembra scomodo: tra qualche ora la situazione sarà molto diversa. Prima ancora del decollo estrae un libro e i suoi quaderni dalla borsa, per sfogliare appunti di tutti questi anni passati. Il sedile dell’aereo, confortevole all’inizio, avvolgente, la fa entrare in un mondo già tutto suo. Nell’aria i pensieri di centinaia di persone si incrociano senza disturbarsi. Ci si sorride prendendo posto, riponendo il bagaglio a mano, mettendosi a proprio agio. L’imbarco è terminato, il vociferare di chi ancora stava salendo si è placato e tutti hanno occupato il proprio posto: a questo punto Giulia lentamente si astrae, entra nel suo mondo senza più curarsi di chi le sta intorno, nella mente ricostruisce la realtà che vuole, non importa se è quella vera o se sono solo alcune sue sfumature, e tenta di dormire un po’. L’ultimo pensiero è rivolto ad un ricordo: un giorno che ha dovuto trascorrere in centro città, a Maputo. Cercava un ufficio per richiedere dei documenti. Anche quella volta era sola. Sperduta in città, unica bianca lungo la via Karl Marx, in meno di un’ora ha ottenuto i documenti, ma ha scoperto che non accettavano i pagamenti con la carta di credito, quindi si è avventurata a piedi alla ricerca di un bancomat: non era lontano, ma c’era una fila di dodici neri, “nelle file sono sempre l’unica bianca. Ma come fanno gli altri? Probabilmente pagano qualcuno per fare la fila al loro posto”, si disse; di due sportelli naturalmente uno non funzionava. Venti minuti di coda, un pensiero improvviso: e se mi rapiscono? Non ho anelli o gioielli, vesto quasi come loro, maglietta e capulana, infradito di corda, borsa senza valori, ma non significa niente, per loro io sono bianca quindi ricca e ho almeno una carta di credito e un telefonino, basterebbe questo per aggredirmi”. Alla fine era andato tutto bene ed era tornata a casa soddisfatta. L’inquietudine l’aveva lasciata subito.
Il volo è come ogni altra volta, con qualche turbolenza quando si passa vicino all’Equatore. Giulia ogni tanto si alza, percorre la scala a chiocciola per scendere e percorrere anche la carlinga dell’aereo al piano inferiore, risale, passa a bere qualcosa, si siede, guarda un film, ascolta un po’ di musica, a volte chiude gli occhi e riesce a dormire un po’ e, dopo oltre dieci ore, arriva a Parigi.
Finito il viaggio, ogni passeggero assume un atteggiamento diverso e personale, secondo l’ambiente, secondo le situazioni, e la notte trascorsa sull’aereo quando si intraprende un lungo viaggio ha sempre qualcosa di speciale, i suoni ovattati si dilatano nel vuoto simili a balzi lenti in assenza di gravità, la leggerezza di una notte in aereo è una sensazione tutto sommato piacevole. All’improvviso, nonostante siano ancora gli stessi passeggeri, sembra già cambiata persino la lingua. Il viaggio in aereo sta per finire, Giulia è sempre più stanca, poi finalmente chiamano l’ultimo volo, si siede e questa volta si addormenta subito. Si sveglia solo all’atterraggio, una nuova vita l’aspetta, sorride, e piena di aspettative per il nuovo futuro che sta cominciando ora cerca il viso di Francesca tra la gente, pronta a tornare a casa.


Titolo:  L'ELEFANTE È GIÀ IN VALIGIA
Editore:  Lettere Animate
Genere: Narrativa di viaggio | Non fiction
ISBN:  9788891109576

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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