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[Caffè letterario] Le interviste di Silvia Pattarini: un caffè con Anna Maria Sdraffa

 Oggi il nostro caffè letterario è ben lieto di presentarvi un volto nuovo della letteratura italiana: è con noi Anna Maria Sdraffa.  Conosciamola meglio!

Ciao Anna Maria, e grazie per avermi concesso questa intervista. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un the, una tisana, una bibita fresca o…  cosa preferisci?
Beh, se me lo offri virtualmente allora posso lasciarmi andare: un Negroni, grazie! 

Bene ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontami qualcosa di te. Chi è Anna Maria nella vita di tutti i giorni?
Una signora diciamo … “matura” (parecchio matura!), con due figli ormai adulti,  che da poco tempo è in pensione.
Ho lavorato per molti anni in una nota  Società Petrolifera dove mi sono occupata prevalentemente di Sistemi Informatici, visto che ho una laurea in Matematica. Poi, per un po’ di tempo, ho insegnato in un piccolo liceo privato. Tuttavia devo ammettere che, anche se la matematica è la mia grande passione e se amavo molto stare in mezzo ai ragazzi, l’insegnamento in quanto tale non mi ha mai appassionato un granché. Oggi faccio solo poche ore di lezione e solo  se è strettamente necessario visto che, insieme ad altri, sono proprietaria della scuola. Mi dedico volentieri, invece,  al teatro. Faccio parte di una compagnia amatoriale, per la quale ho scritto diversi testi  e dove svolgo il ruolo di aiuto regista.

Come è nata la tua passione per la scrittura?
Credo che sia nata con me, o comunque poco dopo. Ho sempre amato moltissimo scrivere, ma fino a un certo punto della mia vita ho scritto soprattutto poesie e quasi solo poesie satiriche. Quando andavo a scuola o all’università lo facevo per prendere in giro i professori, in seguito ho spesso  preso di mira i colleghi e  in tempi più recenti gli studenti. Ma sempre ridendo con loro e non di loro, e mai alle spalle! Sulle mie esperienze di insegnante esiste una Disumana Commedia in terzine dantesche che è stata molto apprezzata nell’ambiente. Poi ho scritto qualche racconto e, come ti dicevo, qualche testo teatrale.  Tuttavia, se si esclude un tentativo fallito che risale alla mia adolescenza (quando ho riletto quel che avevo scritto ho strappato tutto!), fino a oggi non avevo mai intrapreso la strada del romanzo.

Per un esordiente il percorso da seguire prima di giungere all’ambito traguardo della pubblicazione non è affatto semplice, talvolta può rivelarsi tortuoso e complicato. Raccontaci la tua esperienza.
Devo ammettere che per me non è stato così difficile. Ho scritto il mio primo romanzo solo per divertirmi, l’ho fatto leggere a una mia amica e lei ha insistito talmente tanto perché lo spedissi a qualche casa editrice che l’ho fatto quasi per farla contenta. Ne ho individuate quattro tra quelle che pubblicano romanzi di esordienti e  mi hanno risposto in tre. Non riuscivo a crederci! Ho scelto ZED perché non mi chiedeva alcun contributo, né mi imponeva alcun obbligo di acquisto. Intendiamoci, scrivere è un hobby e non mi interessano il guadagno o l’aspetto economico,  ma mi è sembrato più serio: non mi piace chi non si assume il rischio di impresa.



Affinchè tutto abbia fine
di Anna Maria Sdraffa
Zerounoundici | Giallo 
ISBN 978-8817082266
ebook 4,99€

cartaceo 13,17€
Acquista
Veniamo al libro: a che genere appartiene, è un romanzo o un saggio e a che target di pubblico ti rivolgi?
E’ un giallo, un po’ vecchio stile. Si ambienta negli anni ’50 perché mi piaceva rievocare quell’epoca in cui ero bambina e dipingere i miei personaggi sul modello degli adulti che mi circondavano allora. Ma tranquilla, non ho mai conosciuto assassini! Del resto il mio romanzo non prevede serial killer o maniaci affettatori di membra umane. Preferisco rifarmi al genere Agatha  Christie per intenderci, se mi fai passare questo paragone un po’ azzardato …
Per quanto riguarda il target pensavo inizialmente a persone della mia età. Il libro è appena uscito e finora non è stato letto da molti, ma devo dire che, con mio grande piacere e con un po’ di sorpresa, ho ricevuto segnali di apprezzamento anche da diversi giovani. Naturalmente, finché la lettura non esce dall’ambito della proprie conoscenze,  i commenti vanno presi un po’ con le molle …

“Affinché tutto abbia fine” è la tua prima fatica letteraria. Hai dovuto svolgere delle ricerche? Come ti sei documentata in proposito?
Anche se mi sono affidata molto a ciò che sapevo e ricordavo è chiaro che qualche ricerca è stata compiuta. Purtroppo, come ti ho già detto, quando ho scritto il romanzo neppure pensavo che sarebbe stato pubblicato, altrimenti mi sarei documentata in modo più accurato. Segnalo due particolari: la vicenda si ambienta in Val d’Aosta e, per quanto i luoghi citati siano esistenti, ammetto che mi sono inventata una chiesina medioevale nell’immaginaria località di Montrouge. Se avessi creduto nella futura pubblicazione non avrei esitato a prendere l’auto e recarmi personalmente sul posto per cercare un riferimento reale. Il secondo particolare riguarda un’inesattezza storica che mi è saltata agli occhi, ahimè, solo sfogliando il libro cartaceo! Probabilmente sfuggirà a chi legge, anche perché si tratta  di un errore minimo, ma mi è dispiaciuto moltissimo! Avrei dovuto mettere più attenzione… 

Come intendi impostare la promozione del tuo libro: ti impegni personalmente in presentazioni presso librerie, biblioteche e centri culturali , preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili?
Finora ho fatto una sola presentazione, ma è già fissata la data per altre due. Poi si è parlato di un intervento a Valpelline, che è il paese in cui è ambientato il romanzo, uno nella mia scuola e  uno in Sardegna, quest’estate. Ma spero che non siano le uniche occasioni. Naturalmente ho già creato la pagina Facebook e non escludo di realizzare anche un sito. Anzi,  probabilmente lo farò, ma sono un’informatica del secolo scorso, le tecniche cambiano e ho bisogno di un po’ di tempo per aggiornarmi. D’altra parte mi piacerebbe farlo io stessa, è un lavoro divertente. 


Incuriosisci i nostri lettori raccontandoci, in sintesi, i punti di forza del tuo libro, ma senza svelare troppo!
Come ho già detto si tratta di un romanzo ambientato negli anni ’50. Un giallo a tutti gli effetti, ma anche un’occasione per mettere il naso nella vita così com’era  sessant’anni fa, con la gente estremamente formale, forse un po’ ipocrita, sicuramente ancora segnata dalle profonde cicatrici della guerra. Accenniamo alla trama? Eccola: un gruppo di persone si appresta a trascorrere le vacanze di Natale in un piccolo albergo di montagna, ma le condizioni atmosferiche sono pessime e la mattina della vigilia si ritrovano completamente isolati dalla neve e con la linea telefonica interrotta. Tuttavia hanno una sorpresa:  scorgono dalla finestra un’auto bloccata che sono certi di non aver visto il giorno prima. Temono che qualcuno possa aver bisogno d’aiuto e un paio di loro raggiunge quindi la macchina, trovandovi dentro una donna semiassiderata e priva di conoscenza. La donna si riprenderà, ma senza ricordare assolutamente nulla di sé e neppure delle ragioni per cui si trovava alla guida di quell’auto. Tutti affermano di non conoscerla, ma qualcuno mente: la mattina dopo la sconosciuta signora verrà trovata nella sua stanza con la gola tagliata …

La domanda che non ti ha mai rivolto nessuno: fatti la domanda e datti la risposta.
Proviamo, a costo di sembrare un po’ strappalacrime.
“E’ solo felicità quella che provi nel tenere in mano il tuo libro, o anche il rammarico su qualcosa che poteva andare in modo diverso?”
“Un solo rammarico, ma grandissimo: non lo leggeranno i miei genitori. Lo so, sono un po’ stagionata per pretendere di averli ancora in vita, ma almeno mia madre non sarebbe poi così vecchia. Loro erano così umanisti, così amanti delle lettere, che credo che non abbiano mai capito una figlia col pallino della matematica. Forse mi consideravano addirittura un po’ fuori di testa. Sarebbero stati felici, molto felici di leggere il mio nome sulla copertina di un libro.
Si erano separati quando ero ancora piccola e sono vissuti nel reciproco risentimento per tutta la vita. Personalmente non ho alcuna certezza, ma mi piace pensare che, se si trovano da qualche parte, trovino finalmente nel mio romanzo un comune argomento di conversazione.
Io li ho amati moltissimo entrambi.”   

Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?
Sì. Un altro romanzo è al vaglio della casa editrice, mentre un terzo è ancora un file in attesa di essere inviato e, a dire il vero, è quello che amo di più. Spero che saranno giudicati meritevoli di pubblicazione come è accaduto con il primo. 

Dove possiamo trovare il tuo libro?
Su store online come per esempio IBS, Labandadelbook; l'ebook è uscito da poco lo trovate su Amazon. Spero presto anche in alcune librerie. Per chi è di Genova segnalo che, a breve, dovrebbe essere disponibile presso Insolito Libro, in via Porta degli Archi al 10 rosso.

Anna Maria, ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo libro, augurandoti che sia un vero successo! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!



Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

About Silvia Pattarini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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