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In primo piano

[Inediti d'autore] Racconto: "Due mamme e mezzo e i ricordi di guerra" di Paola Casadei


DUE MAMME E MEZZO E I RICORDI DI GUERRA

Sto per partire, tra qualche giorno raggiungo il mio compagno che per ora lavora a Newcastle, in Inghilterra. Stiamo per avere un figlio, il nostro primo figlio.
Oggi è stato un ritrovo molto particolare a casa dei miei genitori. Nonni in visita. Una festa: due mamme e mezzo di una stessa famiglia riunite per ricordare la sola mamma che non è potuta venire. Lei era per tutti nonna Mea. Oggi avrebbe compiuto 100 anni. Ma ci ha lasciati da un po' ormai. Senza lasciare solo tristezza, ma tanta serenità e gioia. Senza di lei non ci sarebbe stata tutta questa cascata di mamme figli e nipoti. 
Lei c’era durante le guerra. Ha salvato sua figlia, mia nonna, dai bombardamenti: si era guadagnata con molta fatica un posto come infermiera all'ospedale e, nel pieno della guerra, con suo marito già prigioniero in Russia, aveva accettato l'invito di portare sua figlia al sicuro nei sotterranei dell'ospedale. Erano tanti i bambini radunati là. Un giorno, una bomba aveva fatto cadere in briciole il vetro di una finestra, e la nonna ricorda ancora che una suora aveva raccontato loro, per tranquillizzarli, che si trattava di zucchero filato. Abbiamo ricordato questi episodi descritti da mia nonna mangiando cucina francese e brindando con lo champagne. Io ho vissuto per tutta la vita in Francia, il mio compagno è inglese, non so dove vivranno i miei figli e le generazioni future. Ma non dimenticherò mai questo pranzo di famiglia.

Mi accarezzavo il pancione, mia mamma si è ricordata che lo faceva sempre anche lei, e mia nonna ha detto la stessa cosa. 

Non credo che si tratti di qualcosa della nostra famiglia, deve essere un gesto che fanno tutte le future mamme. Il pancione è un momento davvero privilegiato della vita di una donna, il passaggio da donna a mamma.
Allo stesso tavolo sedeva il nonno, allegro, forse un po' grazie allo champagne: è raro vederlo così. Felice per esserci ancora, nonostante le malattie e gli acciacchi che da anni non lo risparmiano, felice di vedere la sua famiglia, o almeno una parte, riunita. Anche lui aveva la sua storia di guerra da raccontare. Una giovane donna: sua zia. Zia Leda gli faceva un po' da mamma - la sua vera mamma aveva appena avuto due gemelli – e lo teneva per mano, c’è stato un bombardamento in città, una dozzina di persone passavano di fretta in una piazzetta, a poche decine di metri dalla casa di mia nonna dove ho trascorso tanti mesi durante le estati della mia infanzia. La bomba le ha uccise tutte. Tutte tranne il nonno: lui è rimasto solo ferito. Aveva cinque anni e mezzo. Una scheggia della bomba lo aveva colpito alla testa, era coperto di sangue. Qualcuno ha preso una carriola, ci ha messo dentro un piccolo materasso e lo hanno trasportato a piedi fino all’ospedale. La zia non è stata ritrovata. Solo alcuni brandelli.
Ero persa nei loro racconti, in questo periodo mi sento ossessionata dal pensiero della guerra, ho paura che i ricordi finiscano.
Dopo i racconti dei ricordi di guerra di quelli che erano stati bimbi, mia nonna ha tolto dalla sua grande borsa un album di fotografie. La prima ritrae me e nonna Mea, dolce bisnonna: per dodici anni io sono rimasta la più giovane della famiglia e ogni anno ci fotografavano insieme: la più giovane e la più anziana della famiglia. Vivevo già a Bordeaux con i miei genitori e mio fratello, ma tornavamo a trovare la famiglia molto spesso: d'estate in particolare trascorrevamo tutti insieme alcune settimane nella casa di campagna di mia nonna materna. E alla fine di ogni vacanza io mi sedevo accanto alla bisnonna per la classica foto. Lei aveva un viso molto sereno, ricordo i suoi occhi azzurri, più chiari dei miei. Non si muoveva più facilmente, la ricordo solo seduta, ma stava bene, parlava e sorrideva sempre. Mi accarezzava con le sue mani nodose, teneva la sigaretta con quattro dita e mangiava tante pesche. Io la ricordo sempre con una pesca in mano. L'ultimo anno era troppo sofferente e nessuno, giustamente, si è sentito di scattare la foto triste del tempo che avanza. 
Ripenso spesso a quella donna forte, delicata, sorridente, dal sorriso dolce e i capelli sempre raccolti. Le volevano tutti bene.
L'ultima foto dell'album ritrae mia madre in mezzo alla nonna e alla bisnonna, nel giorno del suo matrimonio. Tre mamme che fanno parte della mia vita, che mi hanno riempita di sentimenti esperienze giochi e risate. Vite piene di amore.

Oggi il cielo è blu, non c'è nemmeno una nuvola, l'aria è molto frizzante e tutti sono allegri. Mi accarezzo il pancione ancora una volta e penso che il tempo avanza come le onde del mare: il segreto per andare lontano è di rimanere leggeri e lasciarsi trasportare da queste oscillazioni con fiducia.


Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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