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In primo piano

Le recensioni di Ornella Nalon: "Galleria del millennio" di Alessandro Moscè


"Galleria del millennio" di Alessandro Moscè, Raffaelli Editore, 2016.

Un libro importante, questo, che si suddivide in tre sezioni: il “Fuori paginaracchiude un nutrito numero di recensioni edite su vari quotidiani settimanali e periodici, revisionate e ampliate per l'occasione, il “Cocktai d'autorecomprende dodici interviste ad altrettanti scrittori che, per la maggior parte, sono anche critici letterari e la “Cronaca e critica” che conclude con recensioni inedite. Il tutto è stato estrapolato dall'intensa attività del critico letterario, poeta e scrittore Alessandro Moscè, nel corso degli anni tra il 2004 e il 2014.
Perché ho esordito con l'aggettivo “importante”? Non solo per il fatto che, essendo un saggio, esige una lettura attenta e approfondita, ma anche e soprattutto perché, attraverso le analisi letterarie dell'autore, si viene immersi in uno spaccato storico sociale contemporaneo, condotti nei luoghi vissuti, narrati o frequentati dagli autori.
Come esempio, voglio citare “Pier Paolo Pasolini: l’eretico senza tempo” nelle opere del quale Moscè individua una dimensione antropologica, considerando questo poliedrico personaggio uno dei primi ad accorgersi dei cambiamenti della società italiana verso l’omologazione culturale. Ma non solo. Alessandro scrive: Pasolini è altro nella vastità del pensiero: un eretico, un corsaro scomodo. Perché al centro del dibattito viene sempre messo l’Italiano, il popolo, questo paese che vive a vari livelli economici, culturali, storici, fino a rendere la comunità qualcosa di sfuggente, senza senso civico.
E ancora “L’utopia di Paolo Volponi nel terzo millennio” in cui Moscè individua, nell’analisi sociale del tempo, sempre presente nelle opere dello scrittore, poeta e politico, un’assolutà contemporaneità e una dote di lungimiranza. Egli scrive: “…il lavoro industriale, specie computerizzato (presago di un futuro imminente) risultava assurdo, imprendibile, e seguiva ad una fase storica costellata di privazioni, fratture, insensatezze, disagi. Volponi appare assolutamente contemporaneo: il capitalismo e il possesso urtano con la nuova modernità, così come l’impossibilità relazionale dell’uomo del capitale con l’uomo del sogno”.

Molto interessanti le interviste fatte a: Felice Piemontese, Alberto Bertoni, Bianca Garavelli, Raffaele La Capria, Raffaele Corvi, Dacia Maraini, Pupi Avati, Arnaldo Colasanti, Carlo D’Amicis, Adonis, Alda Merini, Claudio Damiani.
Spero non me ne voglia nessuno se, per non dilungarmi troppo, riporto solo due domande poste ad Alda Merini, donna e poetessa che amo, una delle quali personale e l’altra di carattere culturale.

Alda Merini è stata anche una donna molto bella.
La bellezza è una virtù, ma è vittima della più grande patologia sociale che esista, l’invidia. Non sono mai stata una donna d’amore. Ho preferito orientare la mia intemperanza al gusto sadico della parola che non al desiderio della carne.

Cosa pensa della gestione del patrimonio culturale italiano?
È gestito talmente male che sembra gestito dal governo. Non c’è rispetto per l’individuo che promuove la cultura essendo munito di passaporto, perché esiste una dittatura padronale.

 Mi piace sottolineare che in questo saggio, l’analisi dei testi di autori noti si frammischia a quella di scrittori e poeti meno famosi poiché, quello che Alessandro Moscè si prefigge di raggiungere è, come egli stesso scrive: “l’opportunità di identificare un flusso percettivo che si oppone alla persuasione delle arti audiovisive e all’egemonia di una comunicazione massiva, mediatica e asettica. La letteratura che seguo e sulla quale indago da anni, è la letteratura dell’esperienza, racchiusa in un caleidoscopio di soggetti, scenari, ambienti, di atmosfere, squarci e affreschi, in uno stile che metabolizza l’umano escludendo una prassi gergale, misurata a tavolino, di stampo sperimentale”. Che dire, da scrittrice emergente, non posso che approvare la sua scelta ed essergli grata. Mi piace sapere che c’è ancora qualcuno che crede alle potenzialità degli autori che non godono di un nome rinomato, alcune volte dovuto prevalentemente al supporto di un grande marchio alle spalle.
Inoltre, sono lieta di essere venuta a conoscenza che esista qualche critico in possesso sì del suo fantomatico terzo occhio, ma collegato alla parte emotiva del proprio essere, che non si limita, cioè, ad analizzare un testo da una posizione asettica ed altera, bensì se ne immerge con profonda curiosità e passione, estrapolandone sensazioni intime che riesce a trasmettere al proprio lettore sino a coinvolgerlo.
Confesso: l'autore è riuscito a farmi riavvicinare alla figura del critico letterario che, in tutta onestà, non amavo profondamente. Non me ne vorrà se, prima di conoscerlo, avevo fatto mio il pensiero comune in base al quale diventerebbero critici solo coloro che non sanno scrivere. Nel suo caso, è evidente che la mansione viene svolta per amore e non per un recondito senso di compensazione.


FUORI PAGINA (critica, narrativa, poesia) - La riscoperta dell’anarchico celeste Luigi Bartolini; Pier Paolo Pasolini: l’eretico senza tempo; Alberto Moravia e la nostalgia del malato; Il male d’esistere per Enzo Siciliano; L’utopia di Paolo Volponi nel terzo millennio; Ezio Raimondi e un atto d’amore; Franco Cordelli: il romanzo e la mortificazione; Franco Brevini: la letteratura è ancora possibile; Alfonso Beradinelli e il rifiuto del fondamentalismo; Paolo Lagazzi e la dimostra di Bertolucci; Raffaele Manica e la riflessione aggiunta; Massimo Onofri: il critico è Socrate; Massimo Raffaeli: la critica militante e postdatata; Giuseppe Giglio: il binomio scrittore-lettore; L’infanzia del mondo di Tonino Guerra; L’aldilà dantesco di Federico Fellini; Pier Vittorio Tondelli e la fauna artistica; L’ultimo sentimento di Alberto Bevilacqua; Le case che crollano di Gianni Celati; Il Vaticano di Roberto Pazzi; Claudio Piersanti e l’occhio vigile sulla coppia; Il memoriale di Edoardo Albinati; Fulvio Ervas e il viaggio che vale una vita; Sandro Veronesi e una solitudine sobillata; Susanna Tamaro e la reazione al dolore; Davide Barilli e l’oralità tra il Po e Cuba; Mauro Covavich e una prosa sincopata; I picchettini di Angelo Ferracuti; Paolo Del Colle e la nausea dei sensi; Franco Arminio e il viaggio nel meridione; Emanuele Trevi e la cicatrice di un incontro; Il fondale epico di Guido Conti; Ugo Cornia e le ipotesi assurde della narrativa; Giuseppe Genna e l’uomo del delirio; Andrea Di Consoli e la valle ombra; Niccolò Ammaniti e il ragazzo che cresce; Donatella Di Pietrantonio e la saga familiare; Italo Mancini testimone dell’eterno; Wojtyla: il santo che fu poeta; Il cristianesimo di Mario Luzi; Umberto Piersanti: tempi e luoghi del Montefeltro; Maurizio Cucchi: un secondo e un secolo; La poesia orfica di Milo De Angelis; Remo Pagnanelli e una seconda vita; Paolo Ruffilli e le verità comuni; Francesco Scarabicchi e la poesia domestica; Il tempo straniero di Giancarlo Pontiggia; La percettibilità di Valerio Magrelli; Davide Rondoni e un verso di fuochi; Pierluigi Cappello e l’imperatore del terzo millennio; Visibile e visionario di Giovanna Rosadini. 
COCKTAIL D’AUTORE (interviste) - Felice Piemontese e la modernità degradata; Alberto Bertoni e i tramandi poetici; Bianca Garavelli e Dante nel Duemila; Raffaele La Capria e l’infelicità italiana; La versatilità di Raffaele Crovi; Dacia Maraini e un lungo viaggio; Pupi Avati e la grande invenzione; Arnaldo Colasanti e l’amore che non muore; Carlo D’Amicis e l’inganno televisivo; Adonis e l’immanenza dell’uomo; Alda Merini e l’assoluzione della poesia; Claudio Damiani tra silenzio e natura. 
CRONACA E CRITICA (appunti quotidiani) - La riconoscibilità salvifica di Pier Paolo Pasolini; Cesare Garboli critico simmetrico; Pietro Citati: la morte e l’indifferenza; Marc Augé: spazio e mondo globale; Filippo La Porta e le città italiane; Alberto Moravia e la fantasessualità; Giorgio Saviane voleva parlare con Dio; Pier Vittorio Tondelli e l’epica dell’eros; Vincenzo Cerami e la preghiera davanti alla pietra; Alberto Bevilacqua: l’arlìa di una terra di nebbia; Philippe Forest: la morte che ci accomuna; La morte senza un fine di David Grossman; Tahar Ben Jelloun: mescolarsi tra la gente; Claudio Magris: il viaggio e le identità; Ermanno Cavazzoni e la scissione umana; La doppiezza e il sosia di Roberto Pazzi; Le passeggiate e le isole di Marco Lodoli; Silvia Ballestra e la rivolta della rotonda; Mario Desiati e il sogno della fuga; Giacomo Leopardi: il giovane favoloso nell’infinito; Alfonso Gatto e la macchina del tempo; Mario Luzi e il soffio dell’estate; Amelia Rosselli e un cortocircuito fluttuante; Foga e disperazione di Dario Bellezza; Ives Bonnefoy e le parole della veglia; Il tumulto immobile di Seamus Heaney; Ancona e lo scoglio di Franco Scataglini; Remo Pagnanelli e il metasogno di Macerata; I morti e i vivi di Giovanni Raboni; Derek Walcott e l’eco della mare; Umberto Piersanti e la mitografia personale; Valentino Zeichen: l’elegante neomarziale.

di Alessandro Moscè | Raffaelli Editore | Saggio letterario
 ISBN 9788867921126 | cartaceo 15,00€ Acquista



Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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