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In primo piano

L'editoriale di Paola Casadei: il Mozambico reale e immaginario di Mia Couto


Mia Couto è uno scrittore mozambicano, nato a Beira, la seconda città del Mozambico, sull’Oceano Indiano, nel 1955 da genitori portoghesi emigrati nella ex colonia.
Il suo vero nome è António Emilio Leite Couto, "Mia" deriva dal nomignolo con cui lo chiamava da piccolo suo fratello minore.
Ha studiato medicina e si è presto dedicato alla letteratura e al giornalismo, per poi riprendere la propria formazione scientifica e laurearsi in biologia. Ora insegna all'università Eduardo Mondlane a Maputo, ed è proprio a Maputo che l’ho conosciuto e gli ho parlato durante una Festa della Francofonia alla Scuola Francese dove studiavano i miei figli. Quando mi sono decisa ad andare da lui, che si era andato a riparare sotto una tettoia a causa del calore enorme, una ragazza proveniente dal Camerun stava cantando l’inno francese. Avevo appena letto un paio dei suoi libri, Venenos de Deus, remédios do diablo in portoghese, Tombe, tombe au fond de l’eau (titolo originale Mar me quer) in francese. Non credo che quest'ultimo sia stato tradotto in italiano. Dopo aver parlato pochi minuti dei suoi libri, mi sono permessa perfino di dirgli che avevo in progetto di terminarne uno mio. Quando ci siamo salutati ero emozionata.
Per le sue opere ha ricevuto i maggiori riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Camões 2013, il più prestigioso della letteratura in lingua portoghese, e il Premio Internazionale Neustadt, il «Nobel americano».
Mia Couto è uno scrittore con un linguaggio molto particolare: ha qualcosa che esce dalla normalità, pare che cerchi nelle parole, nelle immagini, uno spazio tutto suo per rappresentare la gente comune. La sua prosa, audace e originale, non lascia certo il lettore indifferente. Ma il suo stile, il suo uso “creativo” del portoghese, con la fusione di parole e la strana musicalità lo rendono complicato da leggere (e da tradurre!).
Mia Couto è certamente uno dei maggiori scrittori di lingua portoghese conosciuti. Ha scritto più di venti libri tradotti in altrettante lingue, tra cui Terra sonnambula (Guanda, 2002), considerato uno dei dodici migliori romanzi africani del XX secolo, apparso nel 1992, anno in cui è terminata la guerra civile, e Un fiume chiamato tempo, una casa chiamata terra (Guanda, 2005). Sellerio ha pubblicato nel 2014 La confessione della leonessa e nel 2015 L'altro lato del mondo.
Alcuni degli altri libri tradotti in italiano sono:
Il dono del viandante e altri racconti (Ibis)
Sotto l'albero dei frangipani (Guanda)
Voci all'imbrunire (Guanda)
Ogni uomo è una razza
Veleni di Dio, medicine del diavolo (Voland)
(Purtroppo, la traduzione italiana Terra sonnambula non è disponibile in questo momento.)

TERRA SONÂMBULA
Caminho
ASIN B009B0I6Y2
Lingua: Portoghese
ebook 9,00€  Acquista

Dalle strade di un'Africa distrutta dalla miseria di una lunga guerra civile si materializzano due figure, quelle di un vecchio e di un bambino: Tuahir e Muidinga. Sono fuggiti da uno dei numerosi campi profughi. Scappano e lo fanno come possono, camminando alla ricerca di un rifugio tranquillo. Decidono, quando lo trovano, di rimanere in un autobus bruciato e pieno di cadaveri, una volta ripulito dalla morte che lo ha ridotto a una bara di metallo. Il machimbombo (come i mozambicani chiamano l'autobus) diviene così la loro tana. Poco lontano trovano, dentro una borsa, dei quaderni pieni di pagine scritte. Il bambino sa leggere e inizia a dare voce alle lettere scritte nei quaderni di Kindzu. 
Inizia così l'alternanza tra il racconto al presente di Tuahir e Muidinga e il diario di Kindzu. Inizialmente il vecchio sembra scettico ma poi, ogni sera, chiede a Muidinga di leggergli i quaderni. Nella loro vita reale si insinuano così, seppur sotto forma di parole, le vicende di Kindzu. E i quaderni e le storie che racchiudono diventano nutrimento per i due personaggi, li sostengono a rafforzano il loro strano rapporto. Ognuno di loro ha delle speranze, dei desideri che diventano ancora più necessari quando la guerra, la desolazione, la miseria e la morte non lasciano spazio ad altro nella vita . 
Mia Couto permette ai personaggi di trasformare la propria vita: gli orrori della realtà sono per un po' messi da parte e vinti grazie al sogno e alla speranza.
Qui lo stile di Couto raggiunge alte vette. Nel linguaggio e nelle immagini che usa cerca sempre di mettere in rilievo il mondo delle tradizioni e delle credenze della cultura popolare africana. Tanti dei suoi personaggi, qui come in Mar me quer o in Veleni di Dio, sono dei ritratti vivaci del popolo mozambicano, alle prese, ancora oggi, oltre vent'anni dopo Terra sonnambula, con un presente duro e crudele.

L'ALTRO LATO DEL MONDO
Traduzione di Vincenzo Barca
Sellerio Acquista
EAN 9788838933790
ebook 9,99€
cartaceo 16,00€

Il suo ultimo libro tradotto e che penso di leggere presto è L'altro lato del mondo. Titolo originale: Jesusalém, tradotto da Vincenzo Barca.
In una storia familiare, il racconto di un figlio alla ricerca delle verità che il padre non ha saputo svelargli. Un altro ritratto toccante del Mozambico reale e immaginario.
Un ragazzino di undici anni non ha mai visto una donna nella sua vita. Accade allora che la prima volta che ne incontra una la sorpresa è così grande da farlo scoppiare in lacrime. Quel ragazzo ha vissuto per otto anni all’interno di un Parco Safari abbandonato, e conosce solo il padre, il fratello, lo zio e un ex militare, al tempo stesso amico e servitore. Gli è stato detto che sono gli unici sopravvissuti, che non ci sono contatti col mondo, che sono in attesa di un cenno da parte di Dio e che in questo luogo non è ammesso né piangere né pregare.
Dopo la morte della moglie, il padre ha deciso di troncare ogni legame e ha scelto di esiliarsi in quel posto remoto e inaccessibile convincendo i familiari che il mondo che li circonda è scomparso. Jesusalém, questo è il nome che gli viene dato, è un luogo apocalittico, un Paradiso alla rovescia, dove l’uomo si è costruito un suo microcosmo per riuscire a dimenticare la realtà che gli ha portato solo dolori, dominata dal caos e dalla violenza.
Il fratello maggiore ha dei vaghi ricordi del passato e del mondo esterno, al quale vorrebbe tornare. Per questo mantiene un legame con ciò che si sono lasciati alle spalle e ne fa partecipe il fratello minore, insegnandogli in segreto a leggere e a scrivere. Il bambino subisce il delirio di annientamento del padre e ne diventa complice, ma trova una segreta via di fuga nella scrittura. È lui il narratore di questa storia. Fin quando un giorno, a Jesusalém, appare una donna, quella donna – bianca, portoghese, giunta in Africa alla ricerca del marito. Con lei arriva una energia nuova e assieme un turbamento. In qualche modo la sua estraneità spezzerà l’incantesimo di quelle vite.
Lo scenario della prima parte è quello dell’interno del paese, tanto caro a Mia Couto che ha sempre rintracciato la Storia del suo paese fuori dal contesto urbano, cercando di ricostruire, come in Terra Sonnambula, ma non solo, la complessa tela di una identità nazionale nelle storie dei piccoli, di quelli che sembrano non avere voce, ma che costituiscono il paese reale e quelli che hanno pagato il prezzo più alto della guerra di liberazione prima e civile poi.

Tutti i libri di Mia Couto

Veleni di Dio, medicine del diavolo racconta la storia di Sidónio Rosa, giovane medico portoghese, che si trasferisce a Vita Cacimba, in Mozambico, per amore della bella mulatta Deolinda. Ma la ragazza è partita e nessuno sa quando tornerà, nemmeno i suoi genitori. O almeno così dicono. A Vila Cacimba, infatti, nulla è come appare: il sindaco non è veramente il sindaco, gli eroi sono vigliacchi e i traditori eroi, le case svaniscono inghiottite nella nebbia africana, in una terra che per sopravvivere deve mentire.
Mar me quer è invece un breve racconto dove vi sono solo due personaggi, Zeca Perpetuo, un vecchio pescatore, che si è invaghito della sua vicina, e quest'ultima, Dona Luarmina, una mulatta ormai grassa, che rimane sempre seduta sotto l'ombra di un albero a sfogliare fiori immaginari ripetendo M'ama non m'ama. In casa ha una solo foto di quando era giovane e bellissima. La donna, a causa delle sue angosce aveva lasciato che i chili si accumulassero su du lei. «Una buona maniera per nascondere la propria tristezza è lasciarci coprire di carne. La tristezza è fatale quando raggiunge le ossa. È cosa saggia ricoprire allora il proprio corpo, mettere delle barriere di grasso». Le loro conversazioni, a volte grottesche, divertenti, a volte disilluse, perfino strazianti, pian piano prendono direzioni strane.
Ne escono riflessioni come queste: «Noi diventiamo vecchi quando non abbiamo più nuovi amici; moriamo quando non ci innamoriamo più». Poco a poco vengono fuori segreti ormai vecchi. Fino a che punto arriveranno i due nei loro racconti? Le lacrime scendono dagli occhi di Luarmina: «La lacrima è il mare che accarezza la vostra anima» Zeca le dice dolcemente.



Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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