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L'incipit | #64 "Banana Latina" di Nicoletta Marinelli



"Banana Latina"
di Nicoletta Marinelli
ebook 6,99€
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Apprezzo molto i fagioli per colazione. So che, al confessarlo, rischio la confisca immediata del passaporto italiano e di dover nascondermi in un luogo segreto e vivere sotto protezione per il resto della mia vita. Ma è così! Apprezzo molto i fagioli per colazione. Fagioli frullati, meglio ancora se ripassati in padella con cipolla e peperone. Se non siete ancora svenuti, rilancio schierando a bordo-piatto anche un uovo e una banana fritta. E per coronare, una tazza di cioccolata calda. È la tipica colazione de El Salvador. Lo so, ormai non c'è linea aerea, non c'è macchina spazio-temporale, non c'è esorcismo che possa riportarmi in Italia nel pieno possesso delle mie facoltà. Sono irrimediabilmente corrotta. Comunque vi avviso: se non siete disposti a scendere a negoziazioni sul vostro cappuccino e le fette biscottate, non prendete in considerazione l'idea di trasferirvi in America Latina. Per il bene della vostra salute psicofisica, se non siete disposti a negoziare sull'espresso mattutino, non intraprendete mai un viaggio come quello che sto per raccontarvi.
Ci aspetta un cammino lungo che scaverà nel nostro interiore e farà crollare uno ad uno i pregiudizi con cui ci siamo difesi dalle paure del mondo esteriore. Che cosa ci accadrà? Ce la faremo? Chi incontreremo? Saremo capaci? L'unico modo per scoprirlo è andare.
Nel torrente di sentimenti che sta per investirci, quello che non vorremmo dimenticare mai è la gratitudine. Sono state centinaia le persone e le famiglie che ci hanno appoggiato, che ci hanno aperto le loro case, che ci hanno prestato soccorso, che ci hanno stretto la mano ed incoraggiato ad andare avanti. E' grazie a tutti loro che abbiamo potuto realizzare il sogno di questo viaggio; molti di loro non appaiono in questo libro ma mantengono un posto speciale nei nostri ricordi. Grazie!
A tutti questi angeli del cammino si dedica questo libro, il cui obiettivo non è raccontare la bella storia di un sogno che diviene realtà ma ricordare a te, a te che stai leggendo e stai per salire con noi su questo furgoncino-pagliaccio chiamato Banana, che il tuo sogno è vivo e possibile tanto quanto il nostro.

Por la carretera, Guatemala e Belize.
LE TRE PARTENZE

- Hai preso tu il borsellino con gli Euro?
- NO! TU??!
Siamo fermi al semaforo del viale San Antonio. Sono le 14:50 del 4 febbraio del 2011. Per un secondo resta immobile, poi Massi stacca le mani dal volante e mi fissa con gli occhi grossi come mandarini. Marina, dal sedile posteriore, stranamente tace. Il viaggio è iniziato da ben tre minuti: poco fa le mani di tanti variopinti amici si dimenavano sotto il cielo azzurro, Marina ed io lanciavamo gridolini di allegria, Massi strombazzava il clacson come si fa con le spose ed i cani dei vicini rispondevano abbaiando.
- Siamo partitiiiiiiii! - gridavo mentre con le mani simulavo un volante grandissimo. - Andiamo... andiamooooo.....laggiùuuuuuu! - ed indicavo con il braccio steso un punto nell'orizzonte davanti a noi.
Ora, ad occhio e croce, siamo a 150 metri da casa. Da quella che era casa.
Ravano furiosamente nella borsa. Non c'è. Nel cassettino della macchina. Non c'è. Nel frattempo scatta il verde, ci piove addosso una pioggia di clacson. Massi è ancora lì a guardarmi con gli occhi ad agrume.
- Torniamo a prenderlo! - dico gestante di una colpa orfana. Temo la furia omicida di Massi che, incurante dei clacson e degli insulti, fa inversione di marcia proprio nel mezzo di uno degli incroci più trafficati di San Salvador. Posso vederlo chiaramente: il borsellino è appoggiato sul terzo ripiano della libreria sull'ingresso, accanto alla statuetta della Madonna con i neon fluorescenti, elegantissima bomboniera di nozze di un collega, unico suppellettile che non siamo riusciti proprio a regalare a nessuno. Non è possibile che io l'abbia dimenticato! Dev'essere che c'era troppa confusione: il pavimento era totalmente ricoperto di vestiti, sparsi ovunque. L'intero armadio era stato svuotato nel salone. Ogni sportello, ogni cassetto, in cucina, in soggiorno, in bagno, era stato svuotato e riversato a terra. Massi pescava magliette e pantaloni, li apriva di fronte agli occhi e, se rispondevano ai criteri, li accartocciava dentro allo zaino, altrimenti li faceva di nuovo volare a terra. Questo è stato il nostro modo di fare le valigie, la mattina stessa della partenza. Nel frattempo la casa si era riempita piena di gente. Luis ed Andrea sono arrivati con un pacchetto: mi hanno regalato delle scarpe da trekking "per le avventure". Pamela ed Ivan hanno portato la colazione per tutti; sono venuti anche Marcos, Rosalia e la loro bambina che correva da ogni parte. Sergio giocava all'asta con le cose che non portavamo. Poco dopo sono arrivati pure Alejandro ed Edver e li abbiamo ingaggiati per sistemare le bici sul porta-biciclette posteriore. Pochi minuti prima della partenza il meccanico Luis stava ancora sistemando il carburatore. Poi i baci, gli abbracci, le raccomandazioni, i lucciconi agli occhi. Troppa confusione, ma sopratutto troppa emozione... e gli Euro sono rimasti accanto alla Madonna fluorescente.
Rieccoci a Via Los Pinares numero 9, la casa in cui abbiamo vissuto durante gli ultimi tre anni. Il portone della casa è chiuso e gli amici se ne sono andati. Il problema è ed ho già riconsegnato le chiavi alla proprietaria. Busso forte nell'estrema speranza che la signora sia rimasta dentro ma non ricevo risposta. Uff, il viaggio è iniziato da 10 minuti ed ho già perso una bella fetta dei risparmi!
- Ed ora?
- Ma sei una svampita! Il borsello degli Euro è a bordo! - mi grida Marina dal finestrino posteriore del furgone, facendo dondolare il suddetto borsellino dal suo dito indice. Arrossisco ma almeno ricomincio a respirare.
Seconda partenza, sta volta un po' più in sordina, anche se il motore romba con la stessa allegria. Carica di bagagli, colorata di un giallo ammiccante ed ottimista, bella come un sogno che diviene realtà la Banana riprende il cammino verso il Messico.
Stavolta riusciamo a superare il primo semaforo e ci fermiamo alla vicina pompa di benzina dove Massi chiede il pieno sfregandosi le mani.
- E questo? - chiede Marina indicando uno sgocciolio che dal serbatoio ha già formato una pozza accanto alla ruota posteriore.
- Non so. Non l'aveva mai fatto!
Massi apre il cofano della Banana (che nei furgoni Volkswagen si trova dietro) e si sdraia per terra per guardare sotto. Speriamo che non passi nessuno dei nostri amici, se dovessero vederci... che vergogna: furgone rotto a meno di 500 metri da casa! Sarà che non vuole venire con noi? Assistiamo in silenzio allo sgocciolamento del combustibile che, per fortuna, rallenta fino a cessare del tutto.
- Credo che il serbatoio non si possa riempire fino all'orlo. Ci dev'essere una fessura - è la conclusione di Massi. Dopo una prudente attesa decidiamo di muoverci sperando di non andare a fuoco. Forse oltre al borsellino degli Euro dovevo mettere a bordo anche la Madonna fluorescente!
Terza partenza. Stavolta iniziamo davvero a perderci nella linea della strada che sfila verso l'orizzonte. Quando usciamo da San Salvador la faccia si riga di grosse lacrime. Sono commossa, siamo sulla strada, questo è il primo giorno del nostro sogno. Allo stesso tempo sento un'emozione molto forte perché ci separiamo da tanti amici. Edver, Chali, la Pame... tutti! C'è stato tanto tempo per i saluti, per dirsi, per guardarsi. Mi pare di portarmi dietro tutti quanti o di lasciare una parte di me a San Salvador. Mi sento connessa a loro che neanche per un attimo ci hanno chiamati pazzi e ci hanno sempre incoraggiato a inseguire questo sogno. So che in questo momento stanno pensando a noi, forse immaginano che tocchiamo la felicità quando al tramonto la Banana avanza sulle montagne del Guatemala del sud. Abbiamo percorso 176 chilometri e abbiamo oltrepassato la prima frontiera senza inconvenienti. Ci fermiamo all'ostello Don Ramiro in un paesino chiamato Chiquimula. Salgo sulla terrazza con la sola compagnia di una birra fresca e che la brezza notturna porti ai miei cari l'emozione di questo sogno che inizia. Vedremo domani.

Altre donne in viaggio...

Titolo:  CON LA MIA VALIGIA GIALLA
Editore:  0111 Edizioni
Genere: Mainstream autobiografico | Narrativa non fiction
ISBN: 978-88-6307-515-1



Titolo:  L'ELEFANTE È GIÀ IN VALIGIA
Editore:  Lattere Animate
Genere: Narrativa di viaggio | Narrativa non fiction


Titolo:  VOLEVO UN MARITO NERO
Editore:  0111 Edizioni
Genere: Romance


★★★★★

Il buon giorno di vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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