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Solo un assaggio: un estratto di "Oltre i confini del mondo" di Ornella Nalon | #2


Quando tornai a casa, pensai che fosse arrivato anche per me il momento di diventare mamma. Credo sia stata l’unica volta nella mia vita che decisi qualcosa e che riuscii a portarla a termine, tranne per il fatto che avrei voluto un maschio e invece mi arrivò una femmina. Sabra nacque nella stagione delle piogge in una notte in cui le mie grida quasi si confondevano con i rumori del temporale che imperversava. Quella notte la trascorsi senza mai chiudere occhio perché volevo controllare il suo respiro, attimo dopo attimo. Il giorno dopo si attaccò al mio seno e succhiò con voracità. Quando mi sembrava che dormisse per troppo tempo, la prendevo in braccio e la svegliavo, e ogni volta che apriva gli occhi ringraziavo Dio che la faceva restare con me. Mangiava tanto, cresceva bene e in fretta. La allattai finché ebbe due anni, poi il latte mi andò via e lei cominciò a mangiare quello di mucca e le pappe che le cucinavo io con le patate, il riso e la tapioca. Era solare e sorrideva sempre, la mia bambina. Per fortuna aveva preso il carattere di nonna Malaika, e io le promisi che avrei fatto di tutto perché quel sorriso non si spegnesse mai. Era sveglia e intelligente e cominciò a parlare molto presto. Giocava spesso con suo cugino Jahl, il figlio di Nasieku, che era di tre mesi più grande, ma mia figlia sembrava più adulta ed era lei che comandava. E io ero molto orgogliosa perché era così che la volevo: sicura e decisa. Quando ebbe tre anni, Bakari mi disse che era tempo di avere un altro figlio, sperava in un maschio questa volta. Io non gli dissi che poteva anche scordarselo e che tutta la mia vita sarebbe stata dedicata a Sabra e non a caso le avevo dato quel nome, che vuol dire “pazienza”, perché c’era voluta un’intera vita di pazienza prima che arrivasse lei, nella quale riponevo tutte le aspettative che a me erano state negate. Poco importava se avessi avuto contro mio marito, la sua famiglia e anche tutto il villaggio, mia figlia doveva essere in grado di scegliere il suo futuro, e io le avrei dato tutti i mezzi e le opportunità per essere libera di farlo. Le erbe mi aiutarono tanto nel mio proposito di non avere altre gravidanze, ma quando anch’esse fallivano, io sapevo come intervenire.
Mio marito, che vedeva passare il tempo senza che la mia pancia crescesse, un giorno, mi disse: “Non sei buona a fare bambini. Io voglio una grande famiglia. Voglio avere dei figli maschi che seguano le mie orme e ai quali passare le mie ricchezze. Mi devo trovare un’altra moglie.” Non so se avrei dovuto arrabbiarmi o essere gelosa. Invece fui felice. Se Bakari si prendeva un’altra moglie, voleva dire che sarebbe venuto a trovarmi meno spesso di notte, e la cosa non poteva che farmi piacere. Anche il lavoro si sarebbe dimezzato e io avrei avuto più tempo da dedicare a mia figlia. Con lei parlavo tanto, le raccontavo di tutto, e se lasciavo che mi aiutasse a fare le faccende di casa non era perché volevo che le imparasse, ma perché volevo stare tutto il tempo con lei. Quando Sabra ebbe cinque anni, la iscrissi a scuola. Nasieku disse che a lei sembrava troppo presto e che per Jahl avrebbe aspettato almeno un altro anno. Non ero affatto d’accordo; io volevo che mia figlia studiasse tanto e che imparasse più cose possibili, perché solo così avrebbe potuto conoscere altre alternative di vita e sarebbe stata in grado di scegliere quelle più adatte a lei. Un solo peso avevo nel cuore: non avevo idea su come avrei fatto a farle continuare gli studi. Non è necessario, per il mio popolo, che si debba studiare molto. Questo vale soprattutto per le femmine, che devono restare a casa ad accudire marito e figli. L’unica scuola di cui disponevamo, garantiva solo un’istruzione primaria e contemplava un periodo, mi sembra, al massimo di dieci anni. Per lei non era sufficiente, volevo molto di più.

Titolo:  OLTRE I CONFINI DEL MONDO
Editore:  0111 Edizioni
Genere: Mainstream

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