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In primo piano

[Caffè letterario] Un caffè con Sara Rattaro, intervista di Stefania Bergo

Buon giorno, amici lettori! Abbiamo oggi l’onore di ospitare nel nostro blog Sara Rattaro, una delle nuove scrittrici del panorama italiano, autrice, tra l’altro, di “Un uso qualunque di te”, “Non volare via”, “Niente è come te” e “Splendi più che puoi”, edito da Garzanti (Recensione "Splendi più che puoi" di Sara Rattaro, uscire dalla violenza si può), il suo ultimo, incredibile, romanzo, un pugno allo stomaco che narra di violenza domestica, un titolo evocativo della rinascita, con un guizzo di orgoglio, come se splendere fosse la miglior risposta da dare al mondo, almeno a quello che vorrebbe spegnerci.


@ Meucci Agency
Ciao Sara, benvenuta sul nostro blog. Tanto per rompere il ghiaccio, posso offrirti un caffè? Come lo preferisci? E, giusto per accompagnarlo con qualche chiacchiera, chi è Sara nella vita di tutti i giorni quando non scrive?
Un caffè nero e senza zucchero, grazie.
Quando non scrivo faccio soprattutto la mamma di Samuele che ha 14 mesi.

Certo, un bambino di 14 mesi è un "impegno" decisamente totalizzante!
C’è stato un momento in cui hai avvertito chiaro il bisogno di scrivere per esprimerti? Quanto è importante, prima di diventare un bravo scrittore, essere anche un buon lettore?
È una sensazione che ho da moltissimo tempo, fin da ragazzina. Scrivere mi metteva in uno stato di tranquillità e serenità come non accadeva con nient’altro. Leggere è fondamentale per scrivere e per migliorarsi.

Una domanda che forse interesserà più gli scrittori, colleghi emergenti, che aspirano, un giorno, a un pubblico importante. Hai iniziato con una piccola Casa editrice, fino ad arrivare l’anno scorso al Premio Bancarella, i tuoi libri vengono tradotti in nove lingue. Cosa ti sentiresti di dire a noi emergenti, quanto conta la determinazione e quanto la fortuna? Il talento da solo è sufficiente? Come riesci a conciliare la tua passione per la scrittura, il tuo lavoro e l’essere mamma?
Il mix ideale è talento, occhi aperti per saper cogliere le bune occasioni, determinazione e tanta umiltà. A un esordiente consiglio di perseverare nella ricerca di un buon editore non a pagamento e di non farsi abbattere dalle porte chiuse.
Concilio il lavoro di mamma e di scrittrice come sa fare ogni donna ma ho imparato a farmi aiutare.

Nei tuoi libri tocchi temi importanti e delicati, come la disabilità, la sottrazione internazionale di minori e la violenza di genere. Le storie che racconti, i personaggi che descrivi, sono frutto solo della tua creatività o ti ispiri a persone reali ed eventi accaduti? In base a cosa li scegli?
Mi guida l’emozione. Alcune storie sono frutto della fantasia, altre ispirate alla realtà. Non c’è una regola o una premeditazione. Quando arriva la storia giusta non smetto di pensarci. Devo scriverla.

E ora veniamo al tuo ultimo romanzo, “Splendi più che puoi”, edito da Garzanti, che ho divorato con estremo trasporto. Ti ho conosciuto durante una presentazione, a Rovigo, ed è stato davvero piacevole sentirti dire del tuo incontro con Emma, la protagonista. Vuoi raccontare anche ai nostri lettori com’è nata l’idea del libro? Chi è Emma?
Emma è una mia lettrice che mi ha fermata dopo una presentazione per raccontarmi la sua storia. Una storia difficile, dura ma che sapeva di speranza, di vita, di tornare a splendere. Ho incontrato una donna come tante, intelligente, capace e indipendente che mi ha insegnato a non giudicare mai. Da fuori non si può capire perché spesso una donna si trovi a dover sopportare una situazione violenta. Per quanto per noi sia incomprensibile, un motivo c’è perché nessuna donna si cerca la violenza, nessuna donna ama vivere nel terrore e nessuna donna se la va a cercare. Dobbiamo smettere di fare il processo alla vittima.



Splendi più che puoi
di Sara Rattaro
Garzanti
ISBN 9788811689270
cartaceo 16,40€ Acquista
acquista copia autografata
(recensione)
Sono assolutamente d'accordo! Condivido la tua rabbia di fronte alla frase "se l'è andata a cercare" e il fatto che bisogni sempre indossare le scarpe degli altri prima di giudicare la loro andatura. Eppure, ci sono stati momenti in cui ho avvertito rabbia, quando Emma subiva incapace di rispondere, oltre che momenti in cui ho provato infinita empatia per questa donna apparentemente fragile, in realtà forte come un giunco che si piega al vento ma non si spezza mai. 
La tua scrittura è delicata, emozionale ma mai sguaiata, come se le sensazioni fossero ovattate, eleganti. Dà l’impressione che tu abilmente non abbia voluto mettere troppo di tuo, di Sara, per lasciar rispettosamente spazio a Emma. Ma quali emozioni hai provato scrivendo di lei? Ti sei mai sentita combattuta tra il dovere di narrare la verità e il desiderio di dare un risvolto migliore agli eventi, intervenendo come un deus ex machina a cambiare il suo destino?
Sono stata arrabbiata per tutta la stesura ma il mio compito non è dire quello che penso, pilotare la storia o esprimere un giudizio. Io sono un mezzo, il giudizio spetta sempre al lettore. Non scrivo per dire chi sono e cosa penso, scrivo per dar vita a storie e personaggi che devono rimanere quelli che sono, solo così funzionano.

proprio in questo sta  il tuo talento, a mio avviso.
La storia di Emma è, ahimè, molto comune, o meglio, ora che la legge pare tutelare un po’ di più le vittime, stanno uscendo allo scoperto tante altre sconvolgenti vite di donne violate, ripetutamente abusate nell’indifferenza di amici e parenti che sanno ma nulla fanno per aiutarle. Ti è capitato di ricevere messaggi di altre donne vittime della stessa sorte che si siano identificate in Emma? È importante raccontare storie come questa, pensi che possa servire in qualche modo a infondere quel quid di coraggio, semplice determinazione o consapevolezza di non essere sola, necessari a “evadere”? Uscire dalla violenza, davvero si può?
Sì, ricevo tantissimi messaggi da donne che si riconoscono in Emma anche solo in una parte di quello che racconto. La verità è che nessuna donna è immune dalla violenza, anche quelle che non hanno mai riportato un livido sanno di cosa parlo. La violenza è anche la discriminazione, l’impossibilità di fare, dire quello che si vuole, di andare dove vogliamo o di vestirci come preferiamo. Siamo addestrate a non andarcela a cercare perché se ci capita qualcosa di brutto dobbiamo considerarci responsabili e vivere con il senso di colpa. Ogni donna sa di cosa parlo.
Sì uscire dalla violenza si deve uscire ma per farlo dobbiamo capire che nono ci si salva da sole e che non possiamo essere noi ad aiutare il nostro carnefice.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo romanzo? Hai dovuto svolgere delle ricerche?
Non è stata una stesura lunga, circa un mese perché ho iniziato a scrivere solo dopo che la storia era tutta chiara nella mia testa. La ricerca è stata anch’essa veloce perché ahimè le leggi che tutelano i diritti della donne in Italia sono proprio poche.

Siamo giunti al termine di questa piacevole chiacchierata, Sara. Sei una scrittrice molto prolifica, dal 2010 a oggi hai scritto cinque romanzi, praticamente uno ogni anno. Bolle già qualcosa in pentola per il 2017? In ogni caso, ti auguro di realizzare i tuoi progetti futuri e di tornare a deliziarci con il tuo stile raffinato, delicato ma intenso, emozionale.
Sì, nel 2017 arriverà un’altra storia. Parlerò di famiglia, amicizia, amore e di tutti i non detti che riempiono gli spazi bianchi delle relazioni famigliari.
Grazie a te
Sara



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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