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In primo piano

[People] Fare coming-out con un romanzo, Giancarlo Zambaldi racconta "E poi venne Lorenzo", nell'intervista di Giulia Mastrantoni


Giancarlo Zambaldi, originario di Trento, classe 1972, ha deciso di raccontare in un romanzo autobiografico la nascita e l’accettazione della sua storia d’amore omosessuale con Lorenzo.
E poi venne Lorenzo, edito da Parallelo 45 Edizioni, è un libro fitto di emozioni. Una lotta prima contro se stessi, contro la propria affettività, e poi contro gli altri, potenziali distruttori di una relazione in equilibrio precario. È un amore che finisce «male», in effetti, quello con Lorenzo, ma che lascia tanto a Giancarlo. Gli lascia il coraggio, la consapevolezza e la voglia di andare avanti,vivendo appieno la sua vita, senza più nascondersi. Perché non importa chi si ama, bensì che si ami. Incondizionatamente, ostinatamente e spontaneamente. Questo ha imparato Giancarlo, dopo aver trascorso anni a lottare contro tutti, se stesso in primis.

Che cos’è, secondo te, l’amore?
L'amore è qualcosa di indefinito che ti prende o che ti accade quando meno te lo aspetti, mandando all'aria tutte le tue certezze, le tue sicurezze e i tuoi programmi. È quell’eccitazione che non ti fa dormire di notte e al mattino si ripresenta come un pensiero fisso, che non è ossessione ma piacere, speranza, novità e scoperta. L’amore che intendo io è travolgente, passionale, erotico e intenso. Altrimenti è solo affetto.

È stato più difficile parlare di una tematica complessa come l’amore, nel tuo libro, oppure mettere a nudo i tuoi pensieri e le tue paure? La componente intima è stata una sfida maggiore, rispetto alla tematica?
È stato tutto difficile e semplice, allo stesso tempo. La difficoltà maggiore, per me, era rendere il più comprensibile possibile il mio pensiero: il messaggio che volevo trasmettere era quello di apertura verso ciò che ancora non capiamo. Volevo che le persone capissero che in amore non ci sono certezze e che tutti siamo uguali. Due persone che si amano, sono due persone che si amano e basta; dove sta il problema se sono due uomini o due donne o un uomo o una donna?
All’inizio, mettermi a nudo non è stato affatto facile, anche perché la possibilità di prestare il fianco alle critiche o allo stupore era molto forte, soprattutto in una città come Trento, ma non potevo fare diversamente, se volevo scrivere qualcosa di «vero», che lasciasse il segno, che facesse rumore. Ho riflettuto a lungo se inserire o meno alcuni passaggi «forti», accorgendomi che erano indispensabili per dare la giusta idea della storia e non mentire, in primis a me stesso e poi alle persone che avrebbero letto il libro. Con mio stupore, alla fine mi sono accorto che più andavo avanti e meno scrupoli mi facevo e mi sono trovato a fare outing, quasi senza rendermene conto.

Scrivere qualcosa di autobiografico è stato liberatorio, ti ha dato coraggio, oppure l’atto di «mettere su carta» è stato successivo al compimento del tuo percorso interiore?
Il libro è nato come una sfida con me stesso. Non volevo che la tristezza, la depressione, il disagio in cui stavo cadendo avessero il sopravvento. Volevo che da una storia così sofferta nascesse qualcosa di buono e mi illudevo che quello che stavo passando potesse diventare, prima o poi, un aiuto a chi, come me, ha taciuto per decenni rinunciando a vivere.
La vera liberazione non è stata scrivere, bensì dirlo ai miei fratelli, dei quali temevo il giudizio. Oggi mi pento di non averlo fatto prima; la strada, dopo averne parlato con loro, è diventata piana. Ecco il consiglio che mi sento di dare: ditelo alle persone che vi vogliono bene, gioverà a voi e a loro.

Quali sono state le tappe del tuo viaggio alla ricerca di te stesso?
Ho passato più di trent'anni a mentire, ad auto-convincermi che potevo convivere con questa vita che mi ero costruito addosso. E mi ero addirittura abituato, se non fosse stato per Lorenzo. Lui è arrivato e mi ha obbligato a farmi delle domande, a mettermi in discussione. Non ci sono state tappe particolari per ricercare me stesso, perché ero rassegnato e credevo di poter tranquillamente continuare quella farsa. Forse, più che un percorso, è stato realizzare che non potevo reggere ancora per molto. Da lì, la voglia di trovare il coraggio, mai avuto, per cambiare.

Com’è stato scoprire di amare Lorenzo?
Amare Lorenzo, pur nella difficoltà della storia, è stato quanto di più importante mi sia capitato. Ho scoperto l'amore tardi e ho dovuto affrontare un percorso che non conoscevo, nuovo. Avevo paura, ma anche tanta voglia di andare avanti, perché ero convinto di aver finalmente trovato la persona che cercavo da anni. Purtroppo, i nostri desideri e le nostre aspettative erano diverse e a farne le spese sono stato io. Ma da tutto ciò è nato un nuovo Giancarlo, più sicuro, più consapevole, più coraggioso, più libero e decisamente meno attento ai giudizi o commenti delle persone.

Hai mai avuto paura di sconvolgere completamente la tua vita? Hai mai temuto che la vostra storia potesse rivoluzionare la tua esistenza?
Io ero davvero disposto a sconvolgere la mia vita. Ero pronto a tutto pur di stare con lui e non mi importava più nulla, non avevo più paura. Avevo dentro di me una forza, un desiderio di cambiamento che per troppo tempo avevo tenuto a freno e Lorenzo era la chiave che finalmente aveva aperto la porta, chiusa da decenni. Avrei fatto di tutto perché lui scegliesse me e dicesse addio al suo compagno. Non volevo rimanere da solo. Si, sicuramente era un atteggiamento egoistico da parte mia, ma volevo anch'io, finalmente, una storia vera, duratura. Quella che non avevo mai avuto. Una storia alla luce del sole.



"E poi venne Lorenzo"
di Giancarlo Zambaldi
Ellade Libri/Parallelo45
Romance autobiografico
cartaceo €13,00
in uscita a Giugno 2016
Eri spaventato dall’idea di venir definito «diverso» da amici e conoscenti? Hai perso qualcuno, ad esempio un amico, dopo aver dichiarato pubblicamente il tuo amore per Lorenzo?
Alle varianti creative di «diverso» dopo un po’ ci si abitua e non ci si fa più caso, anche se, a volte, nel silenzio della solitudine, queste parole riaffiorano e fanno male. Anche se alcuni conoscenti ironizzavano su di me o sapevano, non mi importava, ma sapere che familiari, parenti, amici avrebbero potuto scoprire il mio segreto mi terrorizzava e facevo di tutto per passare nell'ombra, rinunciando così a vivere. Molte cose oggi mi scivolano addosso come «l’acqua sulle piume di un anatra», come diceva la grande Rita Levi Montalcini. Chi mi vuole mi deve accogliere, non accettare, così come sono: imperfetto, ma finalmente vero.

Cosa ne pensi del modo in cui i media italiani affrontano la tematica dell’amore omosessuale? Ti senti «capito» o «additato»?
Devo dire che non ho mai riflettuto molto su come i media affrontano la tematica dell'amore omosessuale. Credo, in linea di massima, che l'argomento sia trattato con la dovuta delicatezza e misura. Forse approfondirei maggiormente la condizione di essere omosessuale, le difficoltà quotidiane, le paure, i sentimenti, la vita di coppia. Sono certo che si troverebbero tanti punti in comune con le coppie etero.

Credi che ci sia molta difficoltà a farsi accettare, in Italia? Pensi che altrove sia più semplice?
Essere gay, soprattutto in Italia, è faticoso e richiede maggior dedizione, costanza, impegno in tutto quello che facciamo, perché sulla nostra strada troviamo spesso ipocriti che non perdono occasione per criticarci e farci pesare la nostra condizione, come se fossimo «figli di un Dio minore», per poi comportarsi in maniera completamente diversa a seconda delle circostanze. Il nostro «Bel Paese» è ancora inchinato a stupidi stereotipi e pregiudizi sui gay che in altre Nazioni non esistono e, mi dispiace, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Hai mai cercato il supporto, se così si può definire, di associazioni come ArciGay? Pensi che la loro lotta per i pari diritti sia condotta nel modo più appropriato?
Il lavoro di sensibilizzazione, di tutela dei diritti, di sostegno, delle varie associazioni Gay è lodevole e credo sia svolto bene. Non ho mai ricercato il supporto di queste associazioni, perché ricercarlo voleva dire uscire allo scoperto e io non vivo a New York, ma a Trento. Ora probabilmente mi ci avvicinerò di più.

Hai delle idee che potrebbero funzionare, per far passare in maniera più efficace il messaggio di un amore universale e, quindi, anche omosessuale, a chi giudica l’amore eterosessuale come l’unico legittimo?
A volte siamo noi stessi a costruire problemi che non esistono. La nostra chiusura mentale, i nostri insegnamenti, i nostri pregiudizi, l’invidia per la felicità altrui ci portano a comportarci da intolleranti. Riversiamo su altri le nostre frustrazioni, i nostri limiti, le debolezze e le miserie della nostra vita. Vorrei che le persone, dopo aver letto questo mio breve romanzo, si fermassero a riflettere per capire cosa c’è di sbagliato nell’amore tra due persone dello stesso sesso. E non c’è niente, non c’è proprio niente che non vada. Non esistono amori di serie A o serie B e non si può e non si deve giudicare l'amore.


Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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