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In primo piano

[Storia] "L'inferno di Treblinka" di Vasilij Grossman, orrori che non possiamo dimenticare, di Tamara Marcelli


Vasilij Grossman nato in Ucraina il 12 dicembre 1905 da famiglia ebrea, è stato un importante giornalista e scrittore, corrispondente di guerra durante il secondo conflitto mondiale per il giornale “Stella Rossa”. Seguì l’avanzata dell’esercito russo verso i territori occupati dai tedeschi.
Pubblicò alcuni libri che sono ancora oggi importanti testimonianze dell’orrore della guerra. E che andrebbero letti nelle scuole, insieme a tanti altri sullo stesso terribile conflitto mondiale.
Le opere del Grossman, notevoli fonti di ricostruzione storica, sono molte.
Il popolo è immortale” (1943) in cui descrive le sofferenze del popolo russo durante l’occupazione tedesca iniziata nel 1941. Opera incentrata sugli avvenimenti della “Battaglia di Stalingrado” che si svolse tra il 17 luglio 1942 al 2 febbraio 1943 per il controllo della zona strategica tra il Don e il Volga sul Fronte Orientale e che vide contrapposti acremente l’Armata Rossa contro le forze dell’Asse, tedesche, italiane, ungheresi e rumene. La città di Stalingrado (oggi Volgograd) rappresentava un importante centro politico ed economico. La 6° Armata Tedesca venne circondata e annientata proprio a Stalingrado il 2 febbraio 1943. Ma fu l’esito di una lunga e sanguinosa battaglia, decisiva per l’andamento di tutto il conflitto bellico poiché rappresentò la prima grande sconfitta della Germania nazista e delle forze dell’Asse. Segnò inoltre l’inizio dell’avanzata russa verso ovest. I numeri delle perdite furono impressionanti, da entrambe le parti: 1.500.000 uomini delle forze dell’Asse e 1.500 carri armati e corazzati; 1.800.000 uomini esercito russo e 3.512 carri armati. Oltre 1 milione di morti, dispersi e prigionieri di cui 40.000 furono i morti italiani durante la ritirata, 185.000 morti tedeschi nell’accerchiamento. 400.000 furono fatti prigionieri: 150.000 tedeschi, 50.000 italiani, 60.000 ungheresi, 140.000 rumeni. I russi ebbero 478.000 tra morti e dispersi.
Il Fronte Orientale dal 1941 al 1945 fu lo scenario di numerose battaglie, altamente tattiche ed estenuanti, anche per il particolare territorio caratterizzato da terribili inverni, piogge incessanti, fango colloso e caldo asfissiante.
Il libro nero – Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945” (1945) è un saggio storico che documenta i crimini di guerra dei nazisti sulle popolazioni dei territori occupati.
Il bene sia con voi”.
Vita e destino pubblicato postumo.
Tutto scorre pubblicato postumo.

L'INFERNO DI TREBLINKA
di Vasilij Grossman
ISBN 9788845924842
Adelphi
cartaceo 6,80€  | Acquista

Ma il libro più noto e crudo rimane L’inferno di Treblinka”, fu scritto nell’autunno del 1944, subito dopo la liberazione del campo. 
Treblinka fu il campo di sterminio nell’est della Polonia occupata dalle truppe tedesche, parte del progetto di annientamento denominato “Operazione Reinhard”, nome in codice per “sterminio degli ebrei in Polonia” ideato dal nazista Heydrich Reinhard, governatore del protettorato di Boemia e Moravia. Il primo campo di sterminio costruito in questi territori fu quello Chelmno (1941), il secondo fu quello di Belzec, il terzo quello di Sobibor e il quarto quello di Treblinka posto a 60 km circa da Varsavia, in una zona boschiva, scarsamente popolata. Cosicché le terribili esecuzioni di massa che lì furono eseguite, non avrebbero avuto scomodi testimoni. Il genocidio doveva rimanere nascosto. 
Nel novembre 1941 era stato costruito il Treblinka 1, un campo di lavoro nei pressi di una cava, destinato a prigionieri politici polacchi ed ebrei. Fu liberato nell’agosto del 1944 dai Russi, vi furono imprigionate circa 20.000 persone, ma la metà non sopravvisse a causa delle difficilissime condizioni di vita. A circa 2 km dal Treblinka 1 fu costruito il campo di sterminio Treblinka 2, attivo dal 22 luglio 1942 al 19 ottobre 1943. Il campo aveva una forma a trapezio ed era recintato con filo spinato alto 4 metri, le camere a gas erano su una collina. Gli edifici erano circondati da un recinto, anche questo di filo spinato, una fossa di 3 metri per 3 metri, a sua volta recintata da altro filo spinato. Nel cortile c’erano quattro torri di guardia più alte e altre 6 torri più basse. I soldati erano ovunque.
Prima dell’operazione Reinhard gli ebrei venivano soppressi dalle unità mobili delle SS che provvedevano allo sterminio direttamente sul posto, nei territori occupati dall’esercito tedesco. Il campo di Treblinka venne costruito per eliminare più rapidamente gli ebrei. 
Dal ghetto di Varsavia furono trasportati circa 310.000 ebrei sui treni merci. Mediamente 20.000 vittime al giorno. Fu costruito vicino a Malkinia-Gorna, nodo ferroviario della linea Varsavia-Bialystok. Il campo era collegato direttamente alla linea ferroviaria con un binario morto che terminava all’interno la sua terribile corsa. 
Per i prigionieri che arrivavano da occidente (principalmente ebrei americani, inglesi, australiani, sorpresi in Europa dalla guerra) fu costruita una falsa stazione ferroviaria con biglietteria, orologio dipinto (che segnava sempre le ore 06.00), tabelle orarie di treni fantasma, cartelli con indicazioni ”per Varsavia”, “per Bialystok”, “per Wolkowice”… il tutto per ingannare le povere ricche vittime che rimanevano ignare fino alla fine. Alcuni altoparlanti diffondevano musica e falsi avvisi: invitavano a collaborare per convincere le persone a lasciare nel piazzale le proprie valige e sottoporsi a quelle che venivano definite “le docce disinfettanti”. Gli avvisi comunicavano che si trattava di un campo di transito, il tutto per evitare ribellioni e caos. 
Per gli altri prigionieri, radunati nei ghetti e poi trasportati con tradotte merci, chiuse e fetide, il trattamento era da subito più coerente con la destinazione finale. Per tutto il viaggio, che durava circa tre giorni, non ricevevano né acqua né cibo. Stipati l’uno contro l’altro, al buio, si trovavano spesso a viaggiare con i corpi inanimati di chi non aveva sopportato tali atroci sofferenze. 
Tutti arrivavano a “Ober-Majdan”, nome in codice della terribile destinazione: Treblinka. Bastavano gli sguardi freddi e beffardi delle guardie per annichilire le anime dei poveri prigionieri che subito, con ordini perentori, continui e asettici, venivano condotti alle camere a gas attraverso un lungo corridoio detto “tubo”, circondato da filo spinato nascosto tra la fitta vegetazione. I tedeschi chiamavano quel tragitto mortale “la strada verso il cielo”. Sulla facciata dell’edificio delle camere di sterminio, le SS avevano appeso una Stella di David e sulla porta d’ingresso avevano posto un tendaggio trafugato in una sinagoga. Una scritta tranquillizzava le vittime: ”Questa è la porta dove entrano i Giusti”
C’erano 13 camere a gas. I cadaveri prima venivano sepolti in enormi fosse, poi per eliminare più velocemente i corpi, venivano bruciati. Vennero uccise circa 900.000 persone. I sopravvissuti furono circa 20. Per questo motivo il materiale e le testimonianze sull’orrore di Treblinka sono minime
Il 2 agosto 1943 vi fu una rivolta coraggiosa e disperata nel campo che fu incendiato. I prigionieri ribelli furono subito fucilati. Himmler diede l’ordine di far sparire i corpi e di smantellare velocemente i campi. Dopo l’8 settembre 1943 (L'altro 8 Settembre 1943, la resistenza degli internati (I.M.I.)), dopo che anche nel campo di Sobibor vi fu una rivolta repressa nel sangue, arrivarono i superstiti di Cefalonia insieme agli altri prigionieri, subito uccisi. Alcuni furono risparmiati e servirono per smantellare il campo. Poi uccisi anch’essi nell’ultima camera a gas.
Il supervisore dei campi Globocnik scrisse a Himmler: ”Il 19 ottobre 1943 è stata completata l’operazione Reinhard e tutti i campi sono stati liquidati”.

“Mai l’universo aveva visto qualcosa di così spaventoso”.

“Nel suo inferno Dante non le vide scene come queste…”.

“Leggere di queste cose è durissimo. E, credetemi, voi che leggete, non è meno duro scriverne. Perché farlo, allora? Perché ricordare? Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità. Chiunque giri le spalle, chiuda gli occhi o passi oltre offende la memoria dei caduti.” Vasilij Grossman

Ricordare e divulgare la nostra Storia è un dovere.




Tamara Marcelli
Artista poliedrica, eccentrica, amante dell'arte in tutte le sue forme. Una sognatrice folle. Ha studiato Lettere e Tecniche dello Spettacolo, canto e recitazione per oltre dieci anni e ha lavorato come attrice in alcuni importanti Teatri del Lazio. Scrive poesie, romanzi, testi teatrali, articoli e saggi.
Il blu che non è un colore,  Montag.
Il sogno dell'isola, Montag.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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