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"L'invenzione della madre" di Marco Peano, recensione di Gianna Gambini


"L'invenzione della madre" di Marco Peano, Minimum Fax, 2015.

Il tema preponderante del romanzo di Marco Peano, L'invenzione della madre, per motivi personali mi toccava da vicino, per questo, l'ho cercato, comprato, ho meditato prima di iniziarne la lettura, l'ho divorato e poi, prima di scriverne, ho dovuto attendere il tempo di digerirlo e metabolizzarlo.
È un libro duro, quello di Peano, diretto, vero, per questo ferisce e destabilizza chi ne affronta la lettura. Non consola, non spiega, non giudica e non permette agli estranei di giudicare un ménage familiare schiacciato dalla malattia.
La storia parla di Mattia, un ragazzo poco più che ventenne che affronta, insieme al padre, l'accanimento del cancro contro il corpo della madre.
Il narratore affronta gli episodi salienti della vita del giovane in corrispondenza alle varie fasi e alle recidive della malattia della madre, mostrando tramite sapienti flash back l'infanzia, l'adolescenza e l'ingresso nell'età adulta del protagonista. Il calendario della vita di Mattia è scandito dall'anno zero corrispondente alla scoperta della malattia della madre, di cui gli anni che seguono, sono una concessione fatta dal destino contro l'obbligo del nulla.
La scrittura di Peano, concisa diretta, lucida, accompagna il lettore alla scoperta di una realtà concreta e tangibile, dettagliata e tagliente. La verità narrativa, è questo l'espediente che più mi ha colpito. L'assenza di ogni volontà di edulcorare ciò che il protagonista del romanzo e probabilmente anche lo scrittore hanno vissuto stupisce e ferisce il lettore, ma accompagna nella piena consapevolezza di non essere soli coloro che un'esperienza simile l'hanno vissuta sulla loro pelle.
La sensazione che ho avuto leggendo questo romanzo è stata quella di trovarmi di fronte ad un documentario: ritengo necessario però approfondire cosa intendo nell'istante questo termine. "L'invenzione della madre" è un documentario in quanto "documenta" con lucidità e fedeltà quasi scientifica ciò che affronta un malato terminale di cancro insieme ai propri familiari, in particolare insieme all'unico figlio. Essendo un reportage piegato alla verità, niente viene nascosto agli occhi del lettore, ogni particolare, seppure scomodo, rientra a far parte della trattazione dell'argomento (inusuale e dura, ad esempio, la descrizione di come gli addetti delle pompe funebri sanno mascherare la morte per renderla accettabile ai vivi). Un documentario, però, si limiterebbe a mostrare gli aspetti scientificamente tangibili di un elemento e di un fenomeno, in questo caso Marco Peano riesce a creare un documentario dei sentimenti, dove ogni reazione segue una logica ineluttabile e tragica. Vengono menzionati degli aspetti della psicologia di chi convive con i malati terminali e con la loro fine, ignoti a chi non ha un tale vissuto e spesso taciuti da chi ha provato cotali sensazioni.
Mattia, il protagonista, pur di non perdere la madre, intrappolato dal suo stesso egoismo, sarebbe disposto ad eternare il di lei dolore per non separarsene e quando lei non ci sarà più, sarà il senso di colpa a farla da padrone. Non il senso di colpa per non averla mantenuta in vita, ma il senso di colpa nell'essere, se non felice, almeno sereno. È una sensazione assurda, indefinibile, una sottile e profonda sofferenza quella di non poter più sorridere, senza pensare che chi avrebbe potuto, o forse dovuto, sorridere al tuo fianco, non potrà farlo mai più. È un baratro da cui è difficile uscire quello in cui si cade quando si pensa di non aver più il diritto di essere felici, in quanto apparirebbe un tradimento nei confronti di chi felice non può più esserlo.
Complimenti a Marco Peano, abile scrittore e scienziato dei sentimenti.

L'INVENZIONE DELLA MADRE 
di Marco Peano 
Minimumfax  | Acquista  
Romanzo
ISBN 978-88-7521-633-7 
cartaceo 14,00€
ebook 6,99€ | Ibs 

Questa è una storia d'amore. Si tratta dell'amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia - sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti - dà il via a un'avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi? In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. Raccontando di questo 'everyman', arco Peano ridà senso all'aspetto più inaccettabile dell'esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo.



Gianna Gambini
Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Firenze. Dopo aver conseguito alcuni master e il diploma di specializzazione presso la SISS di Pisa, lavora come insegnante, presso la Scuola Secondaria di Primo grado. Sposata con una figlia vive nel comune di Terranuova Bracciolini.
Tartarughe marine, 0111Edizioni.
Equilibrio precario, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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