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Solo un assaggio: "Gli angeli del bar di fronte" di Elena genero Santoro | #2


Me ne andai poco prima del solito, ma era già buio. Procedevo spedita nel marciapiede largo e sporco, ma ero stanca morta. Volevo solo tornare a casa e posare le mie ossa sul letto. Speravo che la mamma fosse già a dormire per non doverle parlare. Pregavo che il Tavor avesse già fatto il suo effetto. La fermata del 18 era a soli due isolati. L’auto non ce l’avevamo più. Mia madre non guidava, mio padre aveva un’Alfa Giulietta aziendale che, morto lui, avevamo dovuto restituire. A un tratto, mi sentii afferrare da dietro. Qualcuno aveva messo una mano intorno alla mia bocca e stava cercando di immobilizzarmi. Tentai di gridare ma mi fu impossibile. Cercai di divincolarmi, ma due braccia mi tenevano ferma. Provai a dare un calcio, ma mi feci male e ricevetti un ceffone. Capii che erano in due e volevano abusare di me. Volevano accedere alle mie gambe, al mio intimo. Ammisi che mia sorella, per quanto noiosa e saccente, avesse ragione. Quella era una zona malfamata e io non avrei dovuto essere lì. Pensai anche a Noemi e al suo intrallazzo clandestino. Che diritto avevo io di giudicare le sue frequentazioni, quando poi mi cacciavo in guai decisamente più seri? Mi sentii in colpa per essere in quel luogo in quel momento, come se quel tentativo di stupro ai miei danni me lo fossi cercato. Pregai che almeno non mi picchiassero, che facessero in fretta.
Invece di botto si fermarono. Una voce li aveva richiamati all’ordine. Era quella di Vic che, urlando contro i due alcune frasi in rumeno, li aveva costretti a lasciarmi andare. Ovviamente non compresi cosa aveva detto, ma tra i suoni mi parve di distinguere un “Istrate”. Mi voltai lentamente e riconobbi il mio cliente al bar, insieme a Constantin.
Vic si avvicinò a grandi passi. Puntò contro i miei due aggressori e li riprese con improperi per me incomprensibili. Ora che era più vicino, parlava a voce bassa, ma il suo tono era secco. Ancora ignoro cosa disse loro di preciso, ma dovette essere durissimo, perché Constantin si allontanò con l’aria di un cane bastonato e Istrate, con gli occhi rossi per via dell’alcol e dell’arroganza in circolo, dovette desistere e suo malgrado lasciarmi andare, non senza prima avermi dato uno spintone che mi fece inciampare. Per fortuna Vic mi sostenne con un braccio e non caddi.
Vic e Istrate ora erano uno contro l’altro e si guardavano in cagnesco. Vic era sulla difensiva, ma determinato a mantenere la sua posizione. Istrate aveva l’aria di chi cercava solo un pretesto per attaccare. Ero convinta che quest’ultimo, ubriaco e incontenibile al punto da usare violenza a me, potesse scaricare la stessa brutalità contro Vic durante una rissa. Ma per qualche ragione inspiegabile, la scintilla non scoccò e la rissa non iniziò.
Vidi Istrate allontanarsi con sdegno, se fosse dipeso da lui avrebbe reagito molto male, ma evidentemente Vic doveva essere davvero influente nella loro organizzazione, quale che fosse, perché nonostante la sbronza e la rabbia, Istrate si represse.
Ero ancora appoggiata a Vic quando cominciai a realizzare appieno ciò che mi era accaduto. Ma ero talmente arrabbiata e spaventata che me la presi con lui, che era quello che mi aveva salvata. Però era anche invischiato con quei delinquenti, e allora non poteva essere del tutto innocente.
«Che razza di amici hai?» gli sbraitai addosso, sconvolta e con i nervi a pezzi. «Io adesso chiamo la polizia o i carabinieri immediatamente!» urlai, e frugai nella borsa per trovare il mio cellulare.
«No, no, ti prego» replicò lui, sfilandomi delicatamente il telefono dalle mani. «Quei due sono stati… inqualificabili, ma ti giuro che un episodio del genere non si ripeterà mai più».

Titolo:  GLI ANGELI DEL BAR DI FRONTE
Editore:  0111 Edizioni
Genere: Mainstream
ISBN: 978-88-6307-811-4

About Stefania Bergo

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