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[Mamme in viaggio] Agricampeggio "Lu cannitu", la magia del Salento, di Stefania Bergo

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Agriturismo Lu Cannitu: pace, tranquillità e familiarità in armonia con l’ambiente, anche per i nostri amici a quattro zampe, a 2 km dalle Maldive del Salento.

Luglio 2013. Ai lati della strada si alzava la polvere rossa, mentre la macchina avanzava. Ho chiuso gli occhi, malgrado li tenessi saldamente spalancati, pensando a ben altra terra rossa, indelebile quanto i ricordi che riaffioravano commoventi. E poi, un'altra meraviglia ad ingannarmi, facendomi illudere di essere approdata più a Sud, in Kenya, nella mia amata Matiri dove ho vissuto due anni.
Lu cannitu (pagina Facebook e sito ufficiale.) è un piccolo agriturismo all'ombra degli ulivi, nel comune di Salve, a 60 Km da Lecce, a 30 Km da Gallipoli, a 15 Km da Santa Maria di Leuca e a 40 Km da Otranto. Ci ha accolti Marcello, il proprietario. Anzi, ci ha accolti la serenità di Marcello, con il suo ripetitivo "nun cc'è probbblema" che tanto mi ricordava l'"hakuna matata" africano. Abbiamo perlustrato il suo mezzo ettaro di terreno alla ricerca di un angolo dove posizionare le nostre tende, nel più assoluto senso di libertà che aleggiava nella tenuta inondata dal sole. Lì, infatti, il campeggio è libero, si paga solo il consumo di energia elettrica. In un recinto, c'erano due capre, madre e figlio, che parevano affettuosamente allevate come animali da compagnia. Cani e gatti scorrazzavano liberi, accompagnandoci nel nostro tragitto. Poi, sotto ad una manciata di alberi, abbiamo trovato il nostro posto (nel mondo). Emma era entusiasta, come vivesse libera per la prima volta.


La semplicità del posto ha continuato a conquistarmi, entusiasmandomi con i suoi lati meno sospetti. Oltre ai banali servizi igienici puliti e rifiniti, ad esempio, uno ha attratto la mia attenzione nostalgica alla ricerca di altri tratti comuni con l'amata Matiri che tanto mi manca. Un pulitissimo bagno all'aperto, con una doccia chiusa da una porta di assi bianche su cui passeggiavano in perfetta fila indiana alcune decine di formiche, un lavandino sotto il cielo, sorretto da sassi accatastati, e uno sgabuzzino a circondare il water, con una corda pendente dal soffitto a sorreggere la carta igienica e un meraviglioso e immobile insetto stecco a fare la guardia vicino all'ingresso. Davanti alle nostre tende, un altro lavandino per le stoviglie capeggiava su una montagnetta di massi, tenuti insieme solo dalla gravità. Tutt'intorno il frinire delle cicale e la brezza che portava con sé tranquillità e il profumo del mare.
Al mattino è stato bello fare colazione sotto la pergola, seduti su panche di legno, con le galline che beccavano il terreno a pochi passi da noi. E il colpo di grazia all'illusione di essere in Africa l'ha data un fiore di bouganville caduto sul selciato. Ho alzato gli occhi increduli e ho riconosciuto i grappoli di fiori viola che contornavano la vista dalla mia finestra in Kenya.
Consiglio Lu Cannitu, anche a chi viaggia con bambini e/o con i propri amici a quattro zampe, a chi abbia voglia di immergersi nella natura e ami il campeggio in libertà, a chi non possa o non voglia spendere troppo per godersi il Salento più caratteristico, avendo anche la possibilità di toccare con mano la vita di campagna e l'atmosfera familiare.




A un paio di chilometri da Lu cannitu c'è il mare. 

La spiaggia è quella di Pescoluse, a detta dei pugliesi la più bella del Salento. L'anticamera della spiaggia è una lingua di terra rossa. Rossa. Emma ha iniziato a calciare i fiotti di polvere che le coloravano i piedini. Ed io, col mio sogno che si allontanava ogni giorno di più, mi sono appagata di quell'immagine, quasi fosse una promessa. Ho sentito persino una lacrima scivolare piano oltre gli occhiali da sole. Ho sminuito la commozione per non sentirmi troppo sciocca e ho raggiunto gli altri con Emma in braccio, appoggiata sul fianco, aggrappata al mio collo come un koala.
La sabbia, di quella che i locali definiscono le Maldive del Salento, era davvero chiara e polverosa. Morbida. Appena tiepida malgrado il sole a picco. La spiaggia era troppo affollata per continuare a confondermi, ma tra gli ombrelloni si potevano scorgere i colori del paradiso: blu, azzurro, verde, turchese. L'acqua era fresca, trasparente, profumata. Addosso restavano solo il sale e l'odore del mare.
Mi sono riempita gli occhi (e l'anima) di colori, profumi, emozioni ed effimero divertimento. Non è stata solo una breve vacanza in buona compagnia alla scoperta delle meraviglie del Salento. È stato l'assaggio di un sogno, una sbirciatina ad un futuro non ancora del tutto realizzato, perché sebbene sia tornata in Africa, non sono ancora andata a Matiri dopo il mio lontano arrivederci di sei anni fa, l'eco di un ricordo che sempre riaffiora perché mai è stato riposto in fondo alle immagini del passato. Come se il mio "discorso" con l'Africa fosse sempre aperto. Come se la terra della pizzica, delle pittule e delle pajare fosse magica davvero. Grazie Salentu, grazie Lu cannitu!

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Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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