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In primo piano

Anteprima: Nello Amato racconta "Il giardino degli oleandri", nell'intervista di Elena Genero Santoro


In anteprima, "Il giardino degli oleandri" di Nello Amato, Albatros Il Filo, dall’erotico al noir, dal filosofico allo psicologico, spaziando nel surrealismo e nella denuncia sociale.

IL GIARDINO DEGLI OLEANDRI
di Nello Amato
Albatros Il Filo
Erotico | Noir
ISBN 978-88-567-7131-2
ebook 5,49€ Acquista 
cartaceo 16,50€ Acquista

Maria è un' ex prostituta sadomasochista, fragile e dall’animo controverso, che, accogliendo dopo diversi anni il suggerimento di uno psicoterapeuta, decide di mettere nero su bianco la sua esistenza, in cui il confine tra amore e morte, odio e perdono, è stato così sottile da dissolversi. 
La narrazione comincia quando Maria è una studentessa di economia all'Università Bocconi. La metropoli del nord è una grossa campana di cristallo con un tarlo di fondo: davanti alle sfarzose e chiassose vetrine dell'alta moda, accecati dallo stesso lucore artificiale, i nomadi sfoggiano le loro menomazioni, in silenzio, ''come la fitta neve d' inverno ricopre sia le passerelle sia i marciapiedi".


L'autore racconta...


Raccontaci qualcosa di te: chi è Nello Amato nella vita di tutti i giorni?
Nello Amato è un giovane ragazzo di 23 anni, nato a Vallo della Lucania e cresciuto in un paese vicino, di nome Cannalonga, un borgo medievale dove ogni anno si tiene una sagra famosa, "La fiera della frecagnola", battezzata come l'evento più importante del Cilento pedemontano. Pur essendo nato in provincia, in un contesto che fa fatica a valorizzare le persone, a permettergli di formare la propria autostima a causa della persistenza di certi schemi mentali che tendono a giudicare, ad escludere e non ad includere, io, attraverso lo studio e la visione cristiana dell'esistenza, fuori da ogni logica bigotta, mi sono creato una mentalità aperta alle differenze, all'onestà intellettuale, la dedizione e la costanza, i tre principi fondamentali del pensiero di Manzoni, un autore che mi piace tanto e che la scuola, a mio avviso, presenta in modo limitato, come il Manzoni "bigotto" (cosa falsissima perché non era un bigotto) e non come il Manzoni complesso e inquieto. Amo le figure tormentate della letteratura e della storia, soprattutto donne come Medea, Ipazia, Elisabetta I, Virginia Woolf, la mia scrittrice preferita... Nella vita, però, mi piacciono le persone sorridenti, oneste... Non sopporto il pregiudizio! Ad esempio, io sono cattolico praticante, eppure sono favorevole a matrimoni e adozioni per gli omosessuali... Perché queste due cose debbono essere in contrasto? Comunque, mi sono diplomato al liceo classino e poi ho iniziato la facoltà di giurisprudenza alla Bocconi, ma l'ho lasciata per studiare lettere moderne a Bologna, sfidando ogni statistica, secondo cui un laureato in lettere sarà disoccupato a vita, mentre un laureato alla Bocconi no! La maggior parte di coloro che frequentavano il mio corso avrebbero voluto essere in una facoltà umanistica, ma studiavano lì solo per convenienza. Io sono stato uno dei pochi a lasciare, il primo, anzi... per frequentare la facoltà che mi permetterà di insegnare a scuola, di formare le menti, di trasmettere il mio sapere per educare i giovani, la cosa più bella e importante della nostra società. Agli occhi di coloro che riducono l'essere umano a un manichino da omologarsi alle statistiche, la mia scelta è stata un "suicidio", ho "trucidato il mio futuro", ma non è così! Io me ne sbatto delle statistiche, ho fiducia in me stesso e so che ce la farò a realizzare i miei sogni ed è questo che un giorno dirò ai miei alunni: "Valorizzatevi! Non prostituite alle statistiche la vostra vita!" Che dire più? Se vedo un ragazzo nero che è preso in giro per il colore della sua pelle, Nello è quel ragazzo! Se vedo una ragazza che solo perché indossa la minigonna è definita una poco di buono, Nello è quella ragazza! Se un omosessuale paga le tasse ma non può sposarsi come potrei fare io, Nello preferisce non sposarsi affatto, Nello è quell'omosessuale! Insomma, sono uno pieno di empatia, di filantropia, di senso di giustizia! A scuola mi chiamavano Presidente!

Questo è il primo romanzo che pubblichi?

Sì, è la mia opera d'esordio, partorita in modo travagliato perché sono occorsi tre anni per scriverla, per un totale di tre stesure. Ho impiegato così tanto tempo per ultimarlo perché alla mia età si cambia idea molto in fretta, ci si evolve in fretta e una cosa che scrivi ora la scriveresti diversamente tra un anno, anche tra un mese. Quindi, dopo una prima stesura, ho aspettato un anno per rivederlo e fare la seconda stesura e così la terza, quella che vi presento sotto il titolo di Il giardino degli oleandri Il titolo di partenza era un altro, poi l'ho cambiato perchè è l'oleandro il fulcro simbolico della narrazione.

Veniamo al libro “Il giardino degli oleandri”. Com’è nata l’idea?

A 16 anni ho scritto la prima pagina di questo libro. Avevo voglia di scrivere qualcosa che sensibilizzasse il lettore a tematiche sociali che non vengono affrontate con la dovuta sincerità di spirito molto spesso, ovvero la violenza sulle donne e l'omofobia. L'ispirazione vera è nata dopo aver letto Il silenzio dell'innocenza di Somaly Mam, un libro che racconta la storia dell'autrice, venduta a un commerciante cinese di schiave. Dopo averlo letto di getto in una notte, ho sognato una ragazza dagli occhi verdi, come foglie di oleandro, che voleva fare del male a un uomo... Le ho chiesto in sogno: "Perché lo stai facendo?" e lei ha risposto: "Per vendicarmi... Mi è stata tolta la cosa più cara: l'innocenza". Al mattino ho deciso di dare un nome a quegli occhi verdi: Maria, come il mare, la marea... Maria è instabile e passionale come la marea, perché il mare non è mai calmo... Non può essere calmo... La bonaccia è solo un'illusione... Il mare non è calmo, perciò è bello, perciò è profumato e infinito" (cito dal testo). L'altra parte della sua personalità, quella seducente e maliziosa, l'ho battezzata Oleandro, come il fiore che ha le foglie velenose e i petali profumati... Gli opposti, veleno e profumo, convivono nell'oleandro, come le due parti della personalità Maria convivono in un solo e indissolubile Io.

È un’opera complessa e ambiziosa, a cavallo tra molti generi, dall’erotico al noir, dal filosofico allo psicologico e spazia dal surrealismo alla denuncia sociale. Ci racconti di che cosa parla?

Si tratta dell'autobiografia di una donna immaginaria di nome Maria, della storia romantica e crudele di una ragazza che vuole diventare la donna che sente di essere. La storia di Maria è paradigma di tutte quelle donne che hanno subito maltrattamenti e di quegli omosessuali vittime di omofobia che cercano di ristabilire una relazione con se stessi e il mondo; in generale essa rappresenta tutti noi, che cerchiamo la felicità e la conoscenza di noi stessi.
Il suo nome deriva dal mare... Il suo carattere è instabile e passionale come la marea. Maria è un'onda del mare trasportata dal vento verso le spiagge della violenza, della solitudine, dell'amore più puro, del perdono, della bellezza interiore, della poesia. Ella, infatti, è una poetessa, è poesia vivente... tutto ciò che fa, che tocca, ha un sapore lirico.
Il romanzo si presenta come un diamante dalle tante sfaccettature: è prettamente psicologico perché i protagonisti sono i ricordi di colei che scrive, ma è anche erotico, filosofico, noir-giallo, surrealista, poetico e artistico. In ognuno di questi filoni, il fiore ch'è al centro della narrazione, l'oleandro, acquisisce un significato particolare. Sotto il profilo psicologico l'oleandro rappresenta la doppia personalità della protagonista ("Maria" è la parte ingenua, pura, mentre "Oleandro" è la parte seducente e maliziosa) e in generale la divisione della mente umana in conscio e inconscio, essendo l'oleandro diviso in una parte velenosa (le foglie) e in una profumata e delicata (i fiori). Dal punto di vista filosofico l'oleandro esprime le ossessioni tipiche della nostra società di consumo: la bellezza, la paura dell'imperfezione , l'allontanamento dalla natura... Rappresenta la nostra società, in cui la realtà è mescolata alla finzione, che ormai costituisce il nuovo gusto estetico-culturale fondato sul passaggio dall'"uomo desiderante all'uomo godente".
L'opera è artistica perché tocca l'analisi di molti critici d'arte, tra cui Sgarbi, che affermano che le avanguardie non esistono più, esiste solo il moralismo, non la ricerca del bello. Il romanzo è pieno di opere d'arte e con un neologismo, "flogismo", presenta una verosimile neoavanguardia artistica. Ci sono descrizioni di crimini nella seconda parte e di sesso estremo ("noir") e c'è la descrizione dell'indagine su "Ignoto 1" (una trasfigurazione romanzesca del caso di Yara Gambirasio). Inoltre l'opera è ricca di poesie, di riferimenti letterari, quindi è poetica, e le descrizioni dei paesaggi sono liriche. Ci sono anche degli episodi visionari: sogni, proiezioni psichiche.

Affronti temi pesanti, la violenza carnale a sfondo omofobico, la prostituzione sado-maso. Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?
Questa è un'opera che segue diversi filoni letterari: è psicologica, filosofica, erotica, noir, poetica, artistica, si avvicina al giallo e al surrealismo. Ho scelto di riunire questi filoni perché desidero abbracciare una vastità di pubblico tale che sia quasi impossibile dire: "Non è il mio genere". Cerco di rivolgermi ad anziani per fargli capire che l'educazione dei figli è la base per il corretto sviluppo della società, ai giovani, ad avere fiducia in se stessi... a tutti, per abbattere le violenze e i pregiudizi! Ci tengo a precisare che riguardo all'omosessualità io cerco di far convergere due prospettive agli antipodi: quella cattolica e quella laica, una cosa, secondo me, molto originale e attuale. Inoltre, a prescindere da come la si pensi su certe tematiche, io credo che tutti siamo favorevoli all'eliminazione della violenza di genere! Un conto è essere d'accordo, ad esempio, sul riconoscimento dei diritti gay (termine che non mi piace, ma lo uso per convenienza di scrittura), un conto è l'omofobia. Non essere d'accordo sui diritti gay non giustifica la violenza, mai! Mai! Quindi è un libro adatto a tutti, dai 13 anni in su!

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico?

Nell'introduzione racconto in modo schietto e brutale un episodio della mia vita. Ho scelto di scriverlo e mi è costato tanto, perché serve un grande coraggio per denunciare e sensibilizzare alla lotta contro l'omofobia e al bullismo infantile quando provieni da un piccolo paese dove tutto si viene a sapere. Non l'ho scritto per dare uno schiaffo morale al mio paese, sarebbe stato sciocco farlo! Se fosse capitato da un'altra parte l'avrei descritto comunque... perché l'Italia statisticamente è uno dei Paesi più omofobi d'Europa e ciò non dipende dalla religione - in Spagna, ad esempio, che era un Paese più bigotto del nostro, sono stati concessi i diritti agli omosessuali da molti anni. La religione c'entra poco. Il problema è culturale, dipende da forme subdole di discriminazione, come la maledetta teoria gender, un termine alienante che riduce uno stato naturale come l'omosessualità al piano delle "diversità". A me piace parlare di "somiglianza", non di "diversità", perché la diversità implica comunque distacco, mentre la somiglianza implica vicinanza, dovere di custodire noi stessi e gli altri, perché siamo tutti fratelli e sorelle e di passaggio su questa terra! Un disabile, ad esempio, se non viene chiamato così, viene chiamato "diversamente abile", ma quel "diversamente" è comunque alienante, implica una differenza, invece per me, (lo dico ai ragazzi della cooperativa dove faccio volontariato) ogni persona è imperfetta e in virtù di questo è speciale e normale! Quindi nel mio libro c'è tutto di me, c'è una parte del mio cuore, rappresenta la mia formazione, il mio atteggiamento verso gli altri e la vita, con positività, voglia di emergere, di affermare, di urlare che il coraggio, la fede nell'umanità e la speranza sono dei doveri, non degli optional per un essere umano!

Affronti temi difficili, citi autori famosi. Per scrivere questo libro hai dovuto svolgere delle ricerche?
Ogni capitolo de Il giardino degli oleandri si apre con una citazione di un'opera letteraria, filosofica o una canzone... addirittura una frase di Papa Francesco! Ho letto molto in questi miei 23 anni di vita... Le letture che ho condotto, i classici soprattutto, mi hanno salvato dalle difficoltà e le ho elaborate e citate in questo libro, almeno quelle che mi sembravano opportune. Ho cercato di capire cosa fa chi pratica il sadomaso... Ho chiesto a qualcuno... Ho cercato di rendere verosimile la storia anche traendo da fatti di cronaca ispirazione per le tematiche più crude, anche da film come Monster con cui Charliz Theron ha vinto l'oscar. Volontariamente ho deciso di non descrivere una storia vera perché quando un autore descrive una storia vera di violenza o di abuso, lascia trapelare il suo giudizio: "questa è la vittima, questo è il carnefice"... No! Non sono d'accordo! Per me siamo tutti "vittime" di qualcosa e "carnefici" di qualcosa! Vittime e carnefici si compenetrano nel mio libro come tutti gli altri opposti, rispondendo al mio pensiero, secondo cui gli opposti non sono contrari bensì complementari. Anch'io ho avuto una vita difficile, ma non mi sono mai considerato una vita. Ho sempre lottato! Per me vivere significa questo: lottare! Lottare per la sopravvivenza, per realizzare i propri sogni, fare del bene al prossimo, comprendere anche quando questo prossimo ti ha fatto del male, (e quest'ultimo punto è la cosa più difficile che esista!).

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?
Sono due i messaggi principali che voglio trasmettere: il primo è che la violenza sulle donne e l'omofobia sono crimini contro l'umanità! La violenza di genere è un fenomeno che coinvolge sempre più spesso le nuove generazioni sotto varie forme, molto spesso difficili da capire, e deve essere sconfitta! Spesso la violenza di genere si mescola al bullismo, al mobbing e alle altre forme di impoverimento della formazione giovanile. Il secondo messaggio è che il sistema scolastico italiano necessita dell'inserimento nei programmi scolastici, dell'educazione sessuale, come educazione al rispetto del proprio corpo e dell'altro sesso, come educazione al rispetto dell'identità di genere e della parità di genere. La pratica sessuale è una cosa privata, mentre l'educazione sessuale è una cosa pubblica, che riguarda la società, lo Stato, perché ha delle ripercussioni sulla vita e lo sviluppo delle famiglie, le cellule vive della nostra società! Perché non si può dire a un ragazzo che indossare i pantaloni rosa non significa che sia omosessuale? Perché non si può dire a una bambina che da grande avrà le stesse possibilità di un bambino? Perché non si può dire a un disabile che non è invalido a niente, neanche a trovare l'amore e a vivere un'intimità normale. Perché c'è ostruzionismo, dunque, su queste tematiche? Perché si ha paura e vergogna? C'è un tratto antropologico italiano alla base: la paura di essere presuntuosi se ci si valorizza! Dovremmo imparare a dirci "Bravi" più spesso, guardandoci allo specchio, almeno una volta al giorno, al mattino, si eviterebbero tante inutili depressioni e fiumi di tranquillanti. Dobbiamo accettare le nostre contraddizioni interiori, fanno parte della nostra natura e sono fonte di ricchezza, non di errore! L'ultimo messaggio è: gli opposti non sono contrari, bensì complementari! Perdoniamoci, non giudichiamo mai! Abbiamo fede nell'umanità!!


Il finale chi l’ha deciso? Tu o i tuoi personaggi?
Come ho scritto nell'introduzione, è Maria che ha raccontato la sua storia e ha scritto lei il finale, un finale che però è aperto, come in tutti i romanzi complessi del Novecento. In Uno, nessuno e centomila di Pirandello il capitolo IV del libro VIII si intitola Non conclude, indicando con quest'espressione sia la destrutturazione del romanzo moderno, di derivazione sterniana, sia il senso dell'esistenza, un'esistenza che non può essere lineare, ma irregolare, fatta di mille sfumature, come quelle di un diamante, di un "cristallo", detto in termini calviniani.
Nel diario della sua vita, Maria si pone delle domande sul futuro, un futuro di cui forse si è trovato il senso filosofico, ma quello pratico è irriducibile a ogni legge etica ed è mutevole, perché la vita stessa è mutevole e imprevedibile, perciò è bella e degna di essere vissuta. Il finale è doppio, così come ogni cosa nel romanzo è duplice: quello relativo alla Maria narratrice, quello "pratico", oserei dire, si afferma nel capitolo quarto, mentre nel diciannovesimo, la Maria protagonista afferma il suo finale che si apre a un'altra vita, quella della Maria che sta vivendo e che forse scriverà in futuro.

Grazie per essere stato con noi, Nello. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.


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