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"Una Realtà Separata" di Carlos Castaneda, recensione di Andrea Pistoia


"Una Realtà Separata" di Carlos Castaneda, BUR, 2013, liberare la mente per scoprire se stessi.

Per quanto il primo libro di Castaneda Gli insegnamenti di Don Juan non sia stato tra quelli che metterei nella mia rosa dei preferiti, ho voluto comunque dare una seconda chance a questo autore leggendone il seguito: ‘Una realtà separata’.

Ritroviamo l’autore, sempre in veste di aspirante sciamano, il suo maestro Don Juan e il sempre presente Pejote, la droga che conduce l’apprendista a vedere oltre l’ordinario.
La narrazione segue l’iter del primo libro, con l’autore che racconta (col suo solito stile da accademico preciso e curioso) le sue esperienze sotto forma di diario.
Rispetto al precedente romanzo, qui si dà molta importanza al ‘vedere’, che è la capacità di osservare ogni cosa com’è realmente e non come ci appare, andando oltre la materialità (per chi è avvezzo di pranoterapia, il ‘vedere’ è in fondo lo scorgere le energie sottili che permeano ogni cosa).
Ma c’è anche spazio per discorsi filosofici (che ricordano tanto il concetto Zen di ‘illuminazione’) e soprattutto su cosa significa essere un vero guerriero.
Nelle trecento e più pagine che compongono il libro, Castaneda cerca con la sua logica da persona iper-razionale di capire cosa gli accade intorno e dentro di sé (a volte investendo il suo maestro di domande tra l’ingenuo e l’irritante). Non è certo di aiuto Don Juan, il quale spesso e volentieri non spiega al suo allievo il significato delle sue esperienze lasciandolo, e lasciandoci, insoddisfatto (pecca già riscontrata nel precedente libro).
In compenso questo romanzo contiene dei punti di forza che me l’hanno fatto apprezzare più del precedente. In primis, facciamo la conoscenza di un altro sciamano, Don Gennaro, il quale in un episodio alquanto adrenalinico spiega il legame tra tutte le cose (tradotto in termini ‘pranici’: come usare le energie sottili intorno a noi e la kundalini).
Altro punto di forza è l’umanizzazione di Don Juan, il quale in più occasioni racconta del suo passato tanto tragico quanto commovente. Così facendo lo sentiamo più uno di noi, ‘comuni mortali’. Senza contare gli incontri con gli amici e parenti di quest’ultimo, i quali, trattandolo come ormai un vecchio con qualche rotella fuori posto, lo spogliano del suo ruolo di grande stregone. Ciò fa decisamente sorridere.
Non di meno, scopriamo anche episodi del passato dell’autore e di conseguenza le mille sfaccettature della sua personalità.
E tra una chiacchiera ed un episodio del passato, non possono mancare vicende fuori dall’ordinario, quali l’incontro, sempre sotto Pejote, con ‘il Guardiano’ e con ‘l’acqua’. Se da una parte, però, mettono un po’ d’avventura e d’imprevisto alla storia, dall’altra lasciano perplessi: quanto queste entità sono vere e quanto frutto della droga? Il dubbio resta (anche se l’idea che possano veramente esistere e che influenzino le nostre vite in modi inaspettati e misteriosi è affascinante). Senza contare gli avvertimenti perentori di Don Juan, il quale asserisce che, in ogni viaggio del suo allievo, questo sarebbe potuto morire se avesse fatto una mossa falsa o se non fosse stato aiutato dal suo maestro. Queste dichiarazioni lasciano il tempo che trovano: diavolo, ad ogni passo Castaneda è a rischio passaggio a miglior vita? Possibile?
Per quanto mi riguarda, questo secondo libro l’ho trovato più scorrevole del primo (anche se, lo ammetto, ho dovuto interrompere la lettura varie volte perché difficile da digerire in un sol boccone).
Mentre il primo romanzo era più un’introduzione puramente descrittiva alle pratiche sciamaniche, nel secondo si dà anche spazio alla caratterizzazione dei personaggi (arricchendo la storia di episodi buffi, divertenti e commoventi) e ai loro trascorsi.
Non solo accadono episodi più incisivi e d’effetto a livello narrativo ma il tutto impreziosito da dialoghi spirituali e metafisici (che ricordano concetti Zen a me familiari: forse è per questo che ho trovato la lettura più comprensibile e alla mia portata).
A conti fatti, è un bel racconto che può emozionare e conquistare per le perle di saggezza che si trovano in esso e per quegli episodi di realtà fuori dall’ordinario che ci fanno supporre come ci sia un mondo sconosciuto oltre il nostro.



L’incredibile viaggio intellettuale di Castaneda e dello sciamano messicano don Juan Matus è il resoconto di un faticoso cammino di crescita spirituale e dell’immersione in una nuova saggezza radicalmente alternativa rispetto a quella razionalista della civiltà occidentale. 
In Una realtà separata – seconda tappa del processo iniziatico aperto da Gli insegnamenti di don Juan – l’autore prosegue la propria esperienza rivelatrice e apprende la fondamentale differenza tra “vedere” e “guardare”: mentre “guardare” si riferisce al modo consueto in cui siamo abituati a percepire la realtà, “vedere” comporta un procedimento complesso in virtù del quale possiamo arrivare a conoscere l’essenza delle cose. 
Attraverso la narrazione delle avventure vissute insieme a don Juan, Castaneda accompagna il lettore in un sorprendente itinerario di trasformazione interiore e porta alla luce aspetti inediti e nascosti della realtà quotidiana in grado di sovvertire i criteri con cui siamo abituati a leggere il mondo.

di Carlos Castaneda | BUR   | Saggio
ISBN 978-8817064736  | cartaceo 8,50  Acquista



Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande),

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