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"Il maestro della testa sfondata" di Hans Tuzzi, recensione di Beatrice Rurini


"Il maestro della testa sfondata" di Hans Tuzzi, Bollati Boringhieri, 2016. Una nuova indagine per il commissario Melis, tra libri antichi e antiquariato.

Alba di un sabato, periferia di Milano: Emilio Quadri, un tranviere, viene ritrovato supino, la testa fracassata da un oggetto contundente, dentro il suo autobus, ma al capolinea sbagliato. I pantaloni abbassati farebbero pensare a un delitto sessuale, pista presto scartata dalla perizia scientifica.
L’indagine del commissario Melis inizia dalla casa del tranviere: nello stabile si riunisce una strana setta dedita ad un santone moderno di nome Bandianski, gruppo guidato da due loschi personaggi con cui il Quadri, a detta dei vicini, aveva avuto dei diverbi. Una possibile pista, ma non basta; durante il colloquio con la vedova, Melis nota una ventina di libri, belle edizioni, chissà, forse preziose, che non ti aspetti certo di trovare nella casa di un modesto tranviere. E qui la donna è costretta ad ammettere che il marito aveva un secondo lavoro come factotum presso un noto libraio milanese, Pierluigi Tanzi, che probabilmente glieli aveva regalati perché privi di valore commerciale.
Da qui la storia prende la piega del mistero, visto che Tanzi, antiquario dalla fama non impeccabile, era stato ritrovato morto - presumibilmente d’infarto - la mattina del venerdì precedente.
Il commissario non crede alle coincidenze e trovare il legame tra le due morti, nonché l’assassino comune, diventa lo scopo dell’indagine. 
Notevoli sono le descrizioni dei personaggi: dal raffinato dandy, preciso nell'esposizione dell'abbigliamento, fino alle macchiette dell'avvocato, più che altro un pingue approfittatore. 
Quando un autore scrive di ciò che lo appassiona, la scrittura risulta fluida e ricercata.

Ingellis stava sfogliando un libro francese di raffinato erotismo con esplicite illustrazioni degli anni Trenta, come il cane della barzelletta, che, sì, sfoglia «Playboy» ma non legge, guarda soltanto le figure.

Nel contempo, nella trama si possono ritrovare tutte le nozioni di base per diventare conoscitori (non esperti ovvio) di libri antichi e di carte di pregio.

Quella carta azzurrata, a dire il vero, gli ricordava irresistibilmente la porosa e grigiastra carta igienica di qualità scadente che si trovava nei bagni di certi ristoranti di provincia sino a tutti gli anni Sessanta, ma se quello costituiva un pregio per i collezionisti, chi era, lui, per farci sopra dell’ironia? 

Questo è un romanzo a tempo e ad effetto, soprattutto nel finale, quando il confronto diretto mette in chiaro quelli che erano sospetti e sottili elucubrazioni.


Febbraio 1978: nessuno può ancora saperlo, ma fra poche settimane il rapimento di Aldo Moro cambierà per sempre la storia d’Italia. Ma oggi è soltanto l’alba nebbiosa di un sabato qualunque, in un inverno come tanti altri. Fino a quando, nell’estrema periferia della Barona, a Milano, fra i casermoni popolari e la triste luce dei lampioni, su un autobus fermo a un capolinea che non è il suo, viene trovato il cadavere dell’autista, i pantaloni abbassati e la testa sfondata da una serie di violenti colpi alla nuca. 
Il giovane commissario Melis, incaricato delle indagini, resiste alla tentazione di archiviarlo come un banale caso di aggressione. E quando scopre che l’uomo lavorava a tempo perso per uno stimato libraio antiquario morto d’infarto pochi giorni prima, decide che questa coincidenza merita d’essere approfondita. 
Così, di coincidenza in coincidenza, di indizio in indizio, di tassello in tassello, Melis si ritrova a indagare nel mondo a lui sconosciuto dei libri antichi e dell’antiquariato, passando fra ambienti sociali molto differenti e distanti fra loro. L’approfondita e accurata indagine sul delitto – anzi, no: sui delitti, perché l’omicida colpisce ancora, e con ferocia – attraversa sguaiati quartieri popolari e felpati salotti borghesi, curiose botteghe artigiane e raffinati templi della bibliofilia per consegnare al lettore l’intenso e sfaccettato romanzo di una città: Milano. E un personaggio a tutto tondo ormai molto amato dai lettori: il commissario (poi vicequestore) Norberto Melis.


di Hans Tuzzi | Bollati Boringhieri | Giallo, thriller
ISBN 978-8833921327 | cartaceo 12,67 € | ebook 9,99 € Acquista


Beatrice Rurini
Del 1969, sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.

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