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"Il sesto faraone" di Hans Tuzzi, recensione di Beatrice Rurini


"Il sesto faraone" di Hans Tuzzi, Bollati Boringhieri, 2016. Un intrigo anni '20: chi ha ucciso l’antiquario?

Un giallo d'altri tempi, scritto con un italiano forbito e raffinato come non si legge da molto, una trama di tutto rispetto, che non ha nulla da invidiare alla Christie.
Il romanzo è ambientato negli anni 20. Un ricco uomo d'affari si è trasferito in Egitto per controllare i conti della sua azienda, gestita dal genero, Aaron Peres, poiché sospetta che questo falsifichi i registri contabili per finanziare un gruppo di ribelli oppositori del sultano. Per compiere questa attività, chiede l'aiuto del bravissimo e acuto investigatore, ex agente segreto, Neron Vukcic, che abbiamo già avuto modo di conoscere nel precedente “Il Trio dell’arciduca”.
L'indagine pare abbastanza semplice, ma è destinata a complicarsi quando viene rinvenuto il cadavere di Peres, ucciso con un colpo di pistola.
La polizia locale sembra non avere dubbi sull'identità dell'assassino, che subito identifica nella moglie del defunto, che è poi la figlia dell'uomo d'affari.
Al contrario dei colleghi, Vukic non si ferma alle apparenze e inizia un'indagine a tutto campo che tiene in tensione fino all'ultima pagina, portando a un finale per niente scontato.
La lettura di questo libro, oltre alla trama interessante, offre delle meravigliose descrizioni dell'Africa coloniale, delle mise delle signore, dei profumi dei mercati, delle citazioni di libri famosi (ben inseriti nella trama) quali Kavafis, Artusi (per la cucina) e Shakespeare, piccole chicche che denotano quanto l'autore sia colto e imbastito di letteratura.
Unica pecca: corto, davvero troppo corto.

Costruita su un promontorio di ardesia, la città voluta dal figlio di Giove Ammone, il giovane re-dio che placa le onde in tempesta – pensò oziosamente l’avvocato Eustace Horne mentre il ghiaccio tintinnava nel bicchiere e tra luci soffuse la fanciulla sul palco muoveva sapientemente tutti i muscoli addominali – in realtà era una nave alla fonda sul mare del passato. Sbagliava chi definiva Alessandria città della memoria. Del sogno, sì: ma il sogno di un passato.

Aprile 1921. Emerso dal vortice della Grande guerra senza un soldo e senza una patria, Neron Vukcic – che i lettori hanno già visto all’opera nella spy-story Il Trio dell’arciduca – accetta l’inattesa proposta di Taamar Margulies, il ricco mercante di spezie conosciuto a Costantinopoli una vita fa, nel giugno 1914: l’anziano Margulies, infatti, sospetta che il genero Aaron Peres, a capo della filiale di Alessandria d’Egitto, falsifichi i giri contabili dell’azienda, forse per garantire un sostegno economico ai Giovani Turchi ribelli all’esangue governo del Sultano. 
Vukcic accetta, e sbarca ad Alessandria, la fascinosa Perla del Mediterraneo, la città fondata da Alessandro il Grande, cantata da poeti e viaggiatori, metropoli sensuale con più religioni e razze e lingue e sessi di quante siano le dita delle mani. 
Così, nella voglia di vivere scoppiata con il dopoguerra, tra la società cosmopolita che affolla le strade, i club e le spiagge, tra archeologi impegnati in campagne di scavo e giovani coppie lanciate nei nuovi balli venuti dall’America, tra i segni dell’antico splendore e il presente segnato dalla sorda crescente insofferenza nei confronti della dominazione inglese, il robusto ex agente segreto del governo imperial-regio austroungarico incomincia a indagare. 
Ma l’imprevisto non tarda a cambiare le regole del gioco: al termine di un’elegante cena in onore di due noti archeologi, nel giardino di villa Peres viene trovato cadavere un noto antiquario greco in fama di usuraio. Con un proiettile in testa. E accanto, svenuta, una pistola in grembo, la signora Peres. La polizia giunge a una conclusione ovvia. Margulies, tuttavia, non ci sta. E incarica Vukcic di dimostrare l’innocenza della figlia. Nel solo modo possibile. Trovando il vero colpevole.

di Hans Tuzzi | Bollati Boringhieri | Giallo, thriller
ISBN 978-8833927558 | cartaceo 12,67€ | ebook 9,99€ Acquista


Beatrice Rurini
Del 1969, sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.

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