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[People] Maurizio Spano, artista eclettico: teatro, letteratura e arti visive. Intervista di Ornella Nalon


Maurizio Spano, artista eclettico: scrittore, cantante, pittore, attore di teatro e fotografo.

Ciao Maurizio, è un piacere ospitarti. Cosa racconti di te per farti conoscere ai nostri lettori?
Vivo ad Adria (RO) e, attualmente, scrivo e fotografo. In pausa restano le attività di pittore (che spero di riprendere a settembre) e musicista (questa difficilmente recuperabile) a causa di problemi fisici legati alla mia malattia (ho una sclerosi multipla). Nell'altra vita, fino al 1° novembre 2009, ero un Poliziotto, professionalmente parlando, comunque suonavo, dipingevo, fotografavo, recitavo e soprattutto scrivevo. Ora sono in "pensione forzata" ma, a parte suonare e cantare, continuo a fare tutto il resto. Dopo un paio d'anni di "attività contraria intensa" la malattia in qualche maniera mi lascia vivere. Ho 56 anni... vivo con Letizia, mia moglie e ho due figli: Marco e Stefano.
Ho pubblicato tre romanzi: Francescacon Aliberti Editore (2011), “La signora dei Colori con Sillabe di Sale Editore (2013) eNato di domenicacon Apogeo Editore (2015).

Se ti chiedessi di dirmi un solo aggettivo che meglio ti identifichi, quale useresti?
Direi Artista, stando però attenti al significato, che oggi è abbastanza generico. Nel mio caso l'arte non è una passione, mi scorre nelle vene, non potrei vivere senza.

Artista senz'altro e pure eclettico: cantante, pittore, attore di teatro, fotografo, scrittore. In quale ordine hai scoperto di avere queste passioni? Quale senti che maggiormente ti appartenga? Quale ti ha dato maggiori soddisfazioni?
La scrittura e la pittura, a scuola. Poi la musica e il teatro. Per ultima la fotografia, ma presumo per un mero fattore economico: i soldi per comprami la macchina fotografica li ho guadagnati a 21 anni. Attualmente scrivo e fotografo, dipingo meno e evito di suonare e cantare: la malattia mi impedisce di fare musica come vorrei davvero. Non riesco però a fare una classifica. In ogni periodo della mia vita ho eletto istintivamente una forma d'arte a arte sovrana. Certamente, se valuto le soddisfazioni raccolte in pubblico, pittura e scrittura sono nettamente in vantaggio.

Questo tuo amore per l'arte ti è stato trasmesso da qualcuno in famiglia, oppure è una tua personale inclinazione? Quanto c'è di tecnica trasmessa dall'insegnamento e quanto di estro innato? 
La mia era una famiglia contadina di altri tempi, molto pratica. Non c'era tanto spazio per l'educazione artistica Però la mamma ricamava e faceva dei lavori stupendi e forse questo mi ha influenzato... poi la scuola: questa sì. Io sono uno di quelli che ha imparato a scrivere e leggere a scuola. Storia e geografia mi hanno affascinato. Alcune mie insegnanti mi hanno davvero educato alla cultura. Ho imparato osservando i maestri, sui libri e dal vero... poi l'estro è indispensabile per far fruttare l'insegnamento. Questo, tra l'altro, è il lato affascinante della faccenda: non so da dove sia saltato fuori!

Di professione facevi l'agente di polizia, un'attività che ti portava a contatto con il lato materiale della vita, a volte cruento, in netto contrasto con quello spirituale, intimistico e poetico dell'arte. Come si conciliavano questi due aspetti? In qualche modo, supponi che la tua professione abbia influito sui tuoi modi espressivi?
Credo che fare il Poliziotto abbia influito sulla maturazione morale, non tecnica né stilistica, ma sulla componente dello spirito che desidera conoscere e capire, possibilmente, ogni dettaglio della vita. Io non credo nell'arte assente, fatta da persone che si estraniano dal mondo. I grandi geni hanno vissuto, in gran parte, vite drammatiche, profondamente legate al loro tempo: alla lotta, alla rivoluzione, alla politica, alla guerra... si schieravano insomma, nel bene e nel male. La visione dell'artista che osserva il mondo dall'esterno appartiene al nostro tempo, dalla seconda metà del '900 (dal dopoguerra sostanzialmente) in poi, ed è una concezione artistica e storica che contrasta con il mio pensiero, legato profondamente al romanticismo e, per certi versi estetici, al concetto classico dell'universo.


Vorrei soffermarmi sull'arte visiva, che mi sembra sia quella che pratichi con maggiore frequenza.

Iniziamo con la pittura: le tue opere, per certi versi, mi fanno pensare a De Chirico, per altri, mi riportano a suo fratello Savinio, se non fosse per il tuo utilizzo dei colori, del tutto personale, che produce una miriade di onde e increspature su ogni soggetto riprodotto. Che ne pensi dei paragoni che ho appena azzardato? Ci parli della tua tecnica pittorica? 
Sono paragoni che mi onorano e che, tecnicamente e spiritualmente, rivelano parte della mia identità artistica: metafisica e surrealismo vanno a braccetto. Io, probabilmente in forma molto personale, sono un surrealista. Uso una tecnica pittorica semplice, quasi esclusivamente basata sui colori a olio. Non amo particolarmente l'esasperazione materica, per cui tendo a eliminare il colore invece di aggiungerlo... ne deriva un effetto sfumato continuo. Una fusione di confini pittorici.




Parliamo ora di fotografia: credo di avere compreso che prediligi i paesaggi o, comunque, non soffermarti sui piccoli particolari, bensì su immagini di ampio respiro in cui i colori, ancora una volta, hanno una parte predominante. Porti spesso con te la macchina fotografica? Ti è mai successo di non averla e avere visto qualcosa che te lo avesse fatto rimpiangere? Cos'è che ti fa decidere di immortalare un soggetto?
In realtà non ho un soggetto prediletto, vado a istinto, a momenti, L'ideale è la fusione tra soggetti umani e paesaggio. I ritratti alla "Leonardo", per fare un esempio sublime di coinvolgimento tra persone e mondo circostante (a volte inventato), sono il mio ideale artistico assoluto. Porto la macchina fotografica con me se esco... non sempre. Preferisco creare le occasioni che accettarle passivamente. Ovviamente, se appare qualcosa di entusiasmante, faccio in modo che l'immagine non sfugga... e allora decido in base all'inquadratura. Una foto non ritrae la realtà: è un rettangolo, un quadrato, una qualsiasi forma geometrica all'interno della quale limitiamo o esasperiamo la verità adattandola al nostro punto di vista.

Hai pubblicato tre libri: “Francesca” nel 2011, “La Signora dei Colori” nel 2013 e "Nato di domenica" nel 2015.



di Maurizio Spano
Apogeo Editore - Narrativa
ISBN 9788899479022
cartaceo 12,75€ Acquista
recensione
A parte il secondo, che è un giallo, gli altri due sono romanzi con una forte componente sentimentale. Questo ci può far supporre che l'amore, i sentimenti, rivestano una parte importante nella tua vita? Quanto c'è di te, del tuo vissuto, nelle storie che hai scritto? Attualmente, stai lavorando su qualche altro romanzo? Se sì, ci puoi fare un cenno della sua trama? 
Ho avuto il privilegio, a volte felice, a volte doloroso, di vivere una miriade di esperienze in ambiti sociali e umani completamente diversi fra loro. In qualche maniera: vite diverse navigate contemporaneamente. E' il concetto che ho già espresso: non una esperienza principale e tante passioni collaterali, ma tante vite assieme. Quindi scrivere un romanzo non è altro che raccontare, in chiave romanzata, uno dei tanti sogni possibili che ho vissuto o incontrato e che sto ancora incrociando. In classifica l'amore è certamente al primo posto, se non altro perché pervade non solo un romanzo a lui dedicato: "Francesca", ma ogni piega della mia vita. Mi piace pensarmi come un surrealista romantico... un binomio complicato da gestire ma che ha reso la mia vita quella che è... Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo, che mi piacerebbe pubblicare nel 2017... parla di un incontro in un sogno. Un'avventura tra la realtà che ci appare e quella che pensiamo sia semplicemente un'illusione ma che, per i protagonisti di questo racconto, si rivela molto più "concreta" di quanto avrebbero mai potuto immaginare.

Penso che più dei ricordi, degli spazi vuoti o delle strade ricolme di folla, rimanga la solitudine. Tutto scivola via sul piegarsi di ogni sera, inizio e traguardo della vita. Al di là dei sogni compiuti o rincorsi invano, oltre i desideri, i limiti e le paure; più della coscienza e dell'educazione, oltre la passione, l'istinto e la ragione. Al confine del tempo, oltre il silenzio dell'orizzonte; prima di capire perché, prima d'incontrare l'Eterno e il senso delle cose o l'illusione; prima di partire senza aver compreso dolore e amore, io penso rimanga la solitudine e sempre un desiderio da esaudire.
Cos'è per te la solitudine, una condanna oppure una conquista? E qual è il tuo prossimo desiderio da realizzare?
La solitudine per me è lo stato naturale dell'animo umano. Abitiamo il mondo senza conoscerne la ragione. Si usa dire che siamo "Animali sociali" e questo è vero... io stesso non sarei capace di concepire una vita da isolato, da eremita. Il mio bisogno di socialità è continuo e mi appaga. Tuttavia ci sono momenti in cui mi fermo e smetto di viaggiare negli elementi; inizio a camminare dentro me stesso e, intorno, non rimane nessuno, soltanto io e qualcosa o qualcuno che mi conosce e del quale, tuttavia, ignoro l'essenza. Allora, di fronte all'ignoto, improvvisamente, mi sento solo. Eppure non è una condanna perché l'universo è dentro di me. Io credo che siamo uno e tutto allo stesso momento, perché ogni elemento dell'universo è parte di un'unica vita. Il mio prossimo desiderio è lo stesso da sempre: sogno la felicità, consapevole che il male di vivere e la devastante ricerca della gloria nascano con noi e non ci lascino che attimi di luce nel crepuscolo della vita. Proprio per questo, quando questi frammenti di eternità ci appaiono, dobbiamo farci illuminare, perché non ritornano.

Maurizio, ti ringrazio di esserti prestato alla mia curiosità che spero abbia rappresentato degnamente anche quella dei nostri lettori. A nome di tutti “Gli scrittori della porta accanto”, ti faccio tantissimi in bocca al lupo per tutte le tue bellissime attività e per la tua vita in generale.



Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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